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Perché non ci dicono la verità sui bordelli?

Vola la campagna di marketing per sdoganare i bordelli in Italia. Ma cosa c’è sotto? Perché non dicono che favorisce il crimine organizzato e la tratta di esseri umani?

Lun 26 Mag 2014 | di Francesco Buda | Attualità
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In tv, sulla stampa e alla radio è un bel fioccare di servizi e articoli che mostrano quanto sia buono, giusto e civile regolamentare la prostituzione. Un tam tam di opinioni e notizie favorevoli, dicono che legalizzare certe “attività” porti introiti allo Stato, maggiore sicurezza e pulizia. In realtà, dove ci sono i quattrini e certi giri arriva il crimine organizzato, portando più che altro mafie, illegalità e tragedie umane.

Disinformazione hard
Speriamo di sbagliare, ma sembra proprio sia partita una campagna di comunicazione coi suoi abili massaggi, sì massaggi, per massaggiare l'opinione pubblica e ammorbidire il senso critico e la coscienza. Ci avete fatto caso che si usa sempre di più la parola escort, anziché altri termini ben più veraci che parlano di squallore? Un copione già visto con l'azzardo, impropriamente e furbescamente chiamato gioco. Un po' alla volta, il nostro Paese è diventato un enorme casinò, al quale chiunque può accedere. E le mitiche entrate fiscali sono costantemente andate appiattendosi, tanto che su alcuni azzardi, quelli più in ascesa, la tassazione è intorno a percentuali ridicole (assai meno dell'Iva che paghiamo su quasi tutti i beni, inclusi pane e latte). Quindi al crescere vorticoso dei soldi bruciati ogni anno dagli italiani in slot machines e altri “giochi”, è corrisposto un decremento delle entrate erariali e una crescita delle partecipazioni mafiose e dell'illegalità nel settore. In un posto dove la prostituzione è legale e spesso raccontata come oasi di civiltà e ordine a luci rosse, come il Canton Ticino, è scattato l'allarme tra le autorità e le forze dell'ordine. La Teseu (sezione Tratta e sfruttamento esseri umani) della polizia svizzera continua a effettuare blitz nei locali a luci rosse del Canton Ticino, che confina con Lombardia e Piemonte, riscontrando di solito moltissime irregolarità.

Altro che legalità...
Ciò che più ha preoccupato e continua a tenere in allerta i poliziotti elvetici sono le infiltrazioni malavitose nel settore. Non si contano i “locali” hard e i postriboli chiusi e le procedure penali nei confronti di gestori e proprietari implicati in casi di usura, riciclaggio, falsificazioni, estorsioni e persino di violenza sulle ragazze. Giovani donne in maggior parte provenienti dall'Est Europa e attirate con il sogno di una vita dignitosa e ben diversa. Proprio come accade ad esempio in Germania, altro Paese che ha legalizzato la prostituzione senza ottenere gli auspicati rosei risultati. Al contrario, anche nell'austera e composta patria di frau Merkel, il fenomeno delle schiave del sesso in regola ha fatto impennare il traffico di ragazze e ragazzine e gli appetiti delle organizzazioni criminali. Esattamente come accaduto da noi con la cosiddetta liberalizzazione dell'azzardo, che ha provocato un boom di scommesse illegali, aumento della presenza e del controllo mafioso nel settore, proliferare dell'usura e migliaia di famiglie sul lastrico.

Stato magnaccia, informazione ipocrita

Intanto in Parlamento sono spuntati almeno un altro paio di disegni di legge, più una proposta di referendum partita dalla Regione Lombardia, per riaprire i bordelli nel Belpaese e trasformare la prostituzione in un lavoro come un altro, con patentino, registrazione in apposito albo, tassazione, contributi e così via.  Il tutto ridotto ad una mera questione burocratica e fiscale, incartata con intenti igienico-sanitari. Non vediamo d'altro canto la stessa attenzione ai reali risultati di simili scelte, un disastro ben documentato da giornalisti e ricercatori proprio laddove il commercio di corpi a scopo sessuale è permesso dalla legge. Un fatto su tutti: come mai non vediamo altrettanto fiorire di informazione e interesse politico-parlamentare sulla Relazione Honeyball? Quanti sanno che c'è questo agghiacciante documento elaborato da un'autorevole rappresentante della sinistra britannica al Parlamento Europeo, Mary Honeyball appunto, che descrive come un inferno e stronca la legalizzazione della prostituzione? Avete sentito la notizia da qualche telegiornale? Perché non se ne parla? Ogni giorno, a tutte le ore, si parla di sbarchi di immigrati. Ma non si dice che proprio tra costoro vengono prese e messe a prostituirsi la maggior parte delle lucciole.

L’UE boccia l’operazione bordelli

Cosa impedisce alle tv e alla stampa di darci la seguente notizia? L'Europarlamento lo scorso febbraio a larga maggioranza, 343 favorevoli tra cui 27 deputati italiani, 139 contrari, ha approvato la Risoluzione 2013/2103 INI su “sfruttamento sessuale e prostituzione e sulle loro conseguenze per la parità di genere”, atto con cui “il Parlamento Europeo ritiene che il modo più efficace per combattere la tratta di donne e ragazze minorenni a fini di sfruttamento sessuale e per rafforzare la parità di genere segua il modello attuato in Svezia, Islanda e Norvegia (il cosiddetto modello nordico), e attualmente in corso di esame in diversi paesi europei, dove il reato è costituito dall’acquisto di servizi sessuali e non dai servizi resi da chi si prostituisce”. La Risoluzione  aggiunge come “considerare la prostituzione un ‘lavoro sessuale’ legale, depenalizzare l’industria del sesso in generale e rendere legale lo sfruttamento della prostituzione non sia una soluzione per proteggere donne e ragazze minorenni vulnerabili dalla violenza e dallo sfruttamento, ma che sortisca l’effetto contrario, esponendole al pericolo di subire un livello più elevato di violenza, promuovendo al contempo i mercati della prostituzione e, di conseguenza, accrescendo il numero di donne e ragazze minorenni oggetto di abusi”. Il provvedimento, contrastato da diversi politici e organizzazioni, è stato voluto dal FEMM Committee (Comitato per i Diritti delle Donne e l’Eguaglianza di Genere) del Parlamento Ue, non da un gruppetto di bigotti oscurantisti, di solito su posizioni progressiste, e sostenuto da molte decine di prestigiosi personaggi della scienza, ricercatori ed esperti di varie discipline sociali e legali.

La tv potrebbe dire la verità

In tv c'è sempre più posto per programmi sciatti, improntati al materialismo, alla fuga dalla realtà, ai valori del sesso sganciato da amore e sentimenti, all'insegna di relazioni banali. Spuntano come funghi velenosi i format che spacciano volgarità e colpiscono i nostri ragazzi con superficialità e modelli malati. Ma non si dice che l'Europarlamento solennemente “sottolinea che la normalizzazione della prostituzione ha un impatto sulla percezione che i giovani hanno della sessualità e delle relazioni tra donne e uomini […] e sulla violenza contro le donne; fa riferimento in particolare ai dati che dimostrano come gli uomini che acquistano servizi sessuali siano più inclini a commettere atti sessualmente coercitivi e altri atti di violenza contro le donne e spesso mostrino tendenze misogine”. Considera che “la prostituzione riduce tutti gli atti più intimi al loro valore monetario e svilisce l'essere umano fino al livello di merce o oggetto a disposizione del cliente”. Si passano come normali ed emancipanti dei messaggi tesi a sdoganare la vendita del corpo delle donne. Ma poi ci si meraviglia per le tantissime donne perseguitate, abusate, picchiate dai maschi.

No femmicidio, no baby squillo... sì schiave a luci rosse?
Ci si scandalizza per orrori come il femminicidio, ma si insabbia il fatto che i massimi rappresentanti dei popoli europei hanno riconosciuto che la prostituzione “comporta effetti dannosi per la salute delle persone che la praticano, le quali sono più soggette a traumi sessuali, fisici e psichici, alla dipendenza da stupefacenti e alcool, alla perdita di autostima così come a un tasso di mortalità superiore rispetto al resto della popolazione”, sottolineando anche che “le persone che praticano la prostituzione sono particolarmente vulnerabili dal punto di vista sociale, economico, fisico, psicologico, emozionale e familiare e sono maggiormente esposte al rischio di subire violenza e pregiudizio rispetto agli individui impegnati in qualsiasi altra attività”.
Qualcosa di veramente strano ci dev'essere se prima si propugnano il commercio tassato e regolato degli esseri umani, o il trattamento del corpo e della sessualità come merce, e poi ci si indigna per le baby squillo. La prostituzione c'è sempre stata. Ma pure l'assassinio, il furto e la rapina. Vi sognereste mai di regolarizzarli? Ma pure le bugie e la manipolazione dell'informazione non sono una novità. E se oggi l'informazione ci racconta che i bordelli legali fanno bene alla società e tutelano chi ci “lavora”, possiamo invece scoprire che non è così. E se lo sappiamo ma non lo diciamo, chi è il vero prostituto?        


REFERENDUM PER RIAPRIRE I SESSIFICI                 
Lo scorso aprile, il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato la proposta di referendum per abrogare in parte la legge Merlin che chiuse i bordelli e riaprire così le case di tolleranza. La proposta è sostenuta da Lega Nord, Forza Italia, Maroni Presidente, Fratelli d'Italia, Pensionati e Movimento 5 Stelle. Perché si indica il referendum nazionale occorre che la stessa richiesta sia da altri 4 Consigli regionali.

 



Come ti prostituisco i princìpi universali

Comprare e vendere corpi diventa un diritto umano

“La prostituzione e il male che la accompagna, vale a dire la tratta degli esseri umani ai fini della prostituzione, sono incompatibili con la dignità e il valore della persona umana e mettono in pericolo il benessere dell'individuo, della famiglia e della comunità”. Lo afferma la Convenzione per la soppressione del traffico di persone e dello sfruttamento della prostituzione, approvata il 2 dicembre 1949 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Ratificata da 82 Paesi, inclusa l'Italia, bandisce in sostanza qualunque forma di business legato alla compravendita dei corpi umani per sesso. Nei primi due articoli i Paesi aderenti “convengono di punire qualsiasi persona che, per soddisfare le passioni altrui: 1) procura, adesca o rapisce al fine di avviare alla prostituzione un'altra persona anche se consenziente; 2) sfrutta la prostituzione di un'altra persona anche se consenziente”. Si impegnano poi a “punire qualsiasi persona che: 1) mantenga, diriga o amministri o contribuisca a finanziare una casa chiusa; 2) conceda o prenda in affitto, in tutto od in parte, un immobile o un altro luogo ai fini della prostituzione altrui”. Oltre alla repressione, c'è l'impegno a “prevenire la prostituzione”.
Concetti e impegni ribaditi dalla stessa Assemblea il 18 dicembre 1979, con la Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne. Orientamento umanitario ed impegni umanitari incrinati poco a poco fino al ribaltamento dei nostri giorni. Partendo dalla lotta all'Aids degli anni '80, si fa strada l'idea di “regolamentare” l'industria del sesso per proteggere la salute pubblica, per arrivare a considerare e trattare il corpo umano come qualunque altro bene o merce di scambio. Non più schiavitù e degrado, ma un’attività economica sana, generatrice di reddito e da tutelare. Il mercatismo sessuale viene legittimato e nobilitato anche in nome della “autodeterminazione delle donne”. Chi oserebbe opporsi alla libertà femminile di “scegliere”? In soldoni, spunta il diritto a prostituirsi con la conseguente illuminata distinzione tra prostituzione libera, consenziente, e prostituzione forzata. A gennaio 2014 in Inghilterra spunta il documento di Amnesty International “Depenalizzazione del lavoro sessuale” per tutelare l'acquisto e la vendita di sesso e le attività correlate. “Purché non vi sia coercizione o violenza”. L’attività dei “lavoratori del sesso” è un diritto ed una libera scelta, equiparata a quella di minatori e colf immigrate. Magnaccia, prostitute maggiorenni e clienti vanno “protetti dall'interferenza dello Stato”.  E da noi? No comment. «è un documento di consultazione interno, ci stiamo ragionando e poi decideremo», dice ad Acqua & Sapone il portavoce di Amnesty International Italia Riccardo Nuri. Nel documento si legge che la stimata associazione internazionale paladina dei diritti umani “ritiene che gli Stati hanno un obbligo positivo di riformare le loro leggi e di sviluppare e attuare sistemi e politiche in grado di eliminare la discriminazione nei confronti di coloro che sono impegnati nel lavoro sessuale”.
Cercare di evitare la prostituzione è dunque una discriminazione. Il problema e lo scopo non è più evitare questa barbaria, ma garantirne lo svolgimento in nome dell'umanità, della sanità, della legalità, del lavoro del profitto.


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