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Reese Witherspoon: “Che occasione essere bionda”

Un premio Oscar per “La rivincita delle bionde”, una quasi laurea e tre figli per l’attrice americana

Lun 26 Mag 2014 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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Bionda, biondissima, con una quasi laurea in letteratura inglese, un padre medico e una madre pediatra. Ha cominciato giovanissima a calcare il palcoscenico, arrivando a soli trent’anni a vincere un Premio Oscar. Reese Witherspoon è tornata al cinema con il film “Devil’s Knot” per raccontare una storia vera, un mistero mai risolto: la scomparsa di tre bambini, rapiti e uccisi nei boschi del Tennessee. Nella pellicola la Reese è la mamma di una delle vittime.

Come si è avvicinata a questo ruolo?

«Quando ho letto il copione di “Devil’s Knot” ho pensato subito che fosse una prospettiva interessante sul caso, raccontato da un punto di vista che non avevo mai considerato prima. Mi sono sentita subito legata alla storia di Pam Hobbs, la donna che interpreto nel film. Era cresciuta in una zona molto simile alla mia e aveva avuto esperienze interessanti, dall’essere davvero convinta della colpevolezza dei tre ragazzi all’aprirsi poi a nuove possibilità. Sapeva esattamente cosa fosse successo e che il processo avrebbe dovuto assicurare alla giustizia i ragazzi, sulla colpevolezza dei quali iniziava a nutrire forti dubbi. Si trattava di un’interessante meditazione sul comportamento umano, su come ricerchiamo la verità e quanto essa possa essere importante. Poi dopo aver letto il copione, ho incontrato Atom Egoyan, il regista. Sapevo che avrebbe diretto il film e abbiamo avuto una conversazione molto interessante a riguardo, ed è lì che ho deciso di partecipare al suo progetto».

Storie come quella del film quanto la fanno riflettere e preoccupare come madre?

«Moltissimo, non so veramente come avrei reagito al posto di Pam. Mi rendo conto che un’esperienza del genere non sia neanche lontanamente immaginabile se non la vivi su di te. Deve essere terribile, la perdita di un figlio, la necessità di cercare la verità e il bisogno di risposte. Ci vuole veramente tanto coraggio per affrontare tutto questo, non so se ce l’avrei fatta. Ma l’istinto e la forza che nasce in una madre quando vede i propri figli in pericolo non ha eguali».

Cosa sogna per i suoi figli?
«Voglio solo che siano felici e realizzati. Mi basta questo».

Lei ha cominciato la sua carriera molto giovane: farebbe fare lo stesso ai suoi figli?

«Al momento li sto spingendo a frequentare l’università, vorrei che finissero gli studi prima di intraprendere qualsiasi professione desiderino. Ma la più grande è ancora alle scuole medie, c’è ancora un po’ di tempo».

L'essere bionda ha rappresentato un limite o un punto di forza?
«Beh, devo ammettere che il mio successo è nato grazie al film “La rivincita delle bionde” nel 2001, che è stato veramente un campione di incassi inaspettato. Anche se in quella commedia interpreto una ragazza frivola e svampita, e ovviamente bionda, penso di aver dato prova della mia professionalità. è stato grazie a quel film che ho avuto la possibilità di farmi conoscere e prendere in considerazione anche pellicole dai toni più seri e impegnati. Né limite né punto di forza quindi, ma veramente una grande occasione!».

Quali emozioni nel momento in cui ha vinto la statuetta più ambita?
«Indescrivibile, fantastico, un’emozione unica, sul serio. Mi sono sentita il cuore fermarsi per un attimo, non ho realizzato fino alla fine cosa stesse succedendo».

Quali sono al cinema gli abiti che veste meglio? Commedia, dramma, film in costume?
«In realtà non ho delle preferenze. Mi lascio guidare molto dall’istinto e scelgo i progetti che sono più vicini a me, a prescindere dal genere. Avevo sempre voluto far parte di una storia vista da un punto di vista dell'America del sud, che è dove sono nata, e “Devil’s Knot“ mi ha dato questa possibilità, che mi allettava da molto tempo. Ho adorato il film “The Help”, per esempio, mi ha toccata nell'animo, mi piacerebbe far parte di progetti simili».

Cosa l'ha spinta a fare l'attrice?
«Non è stata una cosa programmata, da bambina avevo fatto giusto qualche spot pubblicitario. Un giorno, avevo dodici anni, ho letto sul giornale un annuncio che diceva: “Vuoi partecipare a un film?”. Ho pensato, sì, certo. Sono andata al provino e ho ottenuto una delle parti, perché cercavano una ragazzina con un forte accento del sud e il mio accento lo era! Pensavo di diventare un dottore fino a quel momento, ma non sai mai veramente cosa ti può riservare la vita».

Qual è stato il personaggio che ha interpretato più vicino alla sua personalità?
«Difficile dirlo, in ogni personaggio che interpreti metti molto di te e al contempo cerchi di trovare in questo molte delle caratteristiche che sono tue. Alla fine non sai più se sei tu che somigli al personaggio o il personaggio che somiglia a te, ma involontariamente ti leghi a ognuno di loro».

La Paltrow ha recentemente espresso la difficoltà di essere madre e attrice: lei cosa ne pensa?
«è molto difficile conciliare le due cose, lo ammetto. I miei figli sono abituati al fatto di avere una mamma "famosa", ma a volte vorrei tanto poter avere un clone per occuparmi di loro, giorno dopo giorno, dell'educazione e della crescita dei miei bambini: dall'accompagnarli a scuola fino al preparare la cena. Ma nonostante tutto, riesco a esserci il più possibile, sia per la mia vita da attrice sia per quella da mamma. Non si dovrebbe mai rinunciare a una passione, i compromessi si possono trovare in tutto e se si riesce a centrare il giusto equilibrio, si riesce a vivere senza ripensamenti e con il sorriso».      


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