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Di nuovo mamma a 37 anni

Mio marito e le 2 figlie lo volevano. Ma io temevo di non farcela. Dopo l'arrivo di Gabriele non c'è mancato mai nulla!

Gio 03 Lug 2014 | di Patrizia Lupo | Bambini

Non volevo credere di essere rimasta incinta a 37 anni dopo più di dieci anni dall’ultima gravidanza. Mentre andavo a ritirare il risultato delle analisi, sentivo uno strano malessere e salire l’ansia. Speravo che quel ritardo fosse solo un falso allarme. Quando ho letto il risultato mi è  preso un colpo: “Come facciamo?” mi ripetevo. Poi neanche il tempo di pensare e sono finita all'ospedale per una forte emorragia. In quelle ore concitate ho telefonato a mio marito per decidere cosa fare. Il momento era difficile, due figlie adolescenti di cui una che fin da piccola ci aveva dato sempre pensiero per la sua salute. Il mutuo: 700 euro al mese per 20 anni! E adesso? Non riuscivo a fermare la mia mente neanche un attimo. Il lavoro: come avrei fatto? Per aiutare mio marito a pagare il mutuo lavoravo in un’impresa di pulizie. Più ci pensavo e più mi convincevo che nella nostra vita adesso non c’era spazio per un altro figlio. Quando mio marito mi ha raggiunto in ospedale gliel’ho detto. Lui mi ha guardato sorpreso, ha provato a dirmi qualcosa, che ce l’avremmo potuta fare anche con un altro figlio, ma io non lo ascoltavo. Sapevo che ciò che volevo io lo avrebbe fatto soffrire, ma in quel momento pensavo solo a me stessa: avevo paura e non potevo farci niente. Una volta sola ho chiamato un’amica. Parlammo a lungo e alla fine lei mi convinse a non precipitare le cose. Sapeva di Associazioni che possono aiutare mamme sole e famiglie come la mia, che si trovano in difficoltà anche economiche. Mi chiese di pazientare. Fece tutto lei e in un giorno e mezzo mi ritrovai a parlare per telefono con delle persone del Segretariato Sociale per la Vita, un centro di aiuto alla vita e alla maternità difficile. Un po’ alla volta gli dissi tutti i miei problemi. La sensazione di essere capita, accolta e non giudicata, fece abbassare un po’ alla volta le mie barriere. Non mi sentivo più sola e questo per me era importante. Loro mi dissero tante cose, mi parlarono della possibilità di ricevere un aiuto economico del Progetto Gemma per un anno e mezzo e di altri aiuti. Il “miracolo” fu che si riaccese in me la speranza, e il mio cuore divenne un po’ alla volta più leggero perché si stava liberando di tutte quelle preoccupazioni che lo soffocavano impedendomi di amare quella vita che mi stava sbocciando dentro. Avevo preso la mia decisione, con grande gioia di mio marito e  delle mie figlie che già facevano mille progetti per l’arrivo di un fratellino. Dopo è stata tutta un’avventura, un po’ in discesa e un po’ in salita, così come è la vita, ma non ci è mancato mai nulla. Gabriele è nato, sì, proprio un fratellino come volevano le mie figlie. E io sono serena, in pace con me stessa per questa vita che adesso stringo tra le braccia. Ogni tanto ripenso a quei giorni in ospedale, quando volevo abortire, e mi vengono i brividi.  Meno male che non l’ho fatto.         


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