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Semplificazione del Fisco

Quando lo Stato manca alla parola data e il contribuente diventa suddito

Gio 03 Lug 2014 | di Armando Marino | Soldi

Ha calcolato la Confartigianato che nei sei anni dal 2008 al 2014, e cioè da quando si è cominciato a promettere in modo costante la semplificazione del Fisco, sono state approvate 629 norme, una media di quasi due a settimana. Di queste leggi, poco più di una su dieci ha semplificato davvero il sistema. Peccato che siano sei su dieci le norme che invece hanno complicato la vita del contribuente. Il governo Renzi si è mantenuto nella media: nello scorso giugno sono arrivate in pochi giorni due norme che certamente non ci rendono la vita più semplice. Una ha del clamoroso: chi si aspettava nella busta paga di luglio un rimborso fiscale superiore a 4.000 euro se lo può scordare. è stato stabilito infatti che chi chiede rimborsi oltre questa soglia dovrà essere sottoposto a controlli e poi sarà l’Agenzia delle Entrate a versare il dovuto. I tempi del pagamento non sembrano altrettanto certi: stando alle norme a tutela dei contribuenti dovrebbero arrivare entro ottobre, cioè entro sei mesi dalla presentazione del 730. Ma a questo punto come si può esserne sicuri? Quattromila euro possono sembrare tanti, ma ci sono centinaia di migliaia di persone che ne hanno diritto. è sufficiente cumulare sgravi per carichi familiari a un rimborso per aver pagato troppo l’anno precedente, cosa niente affatto rara, visto che il fisco ci chiede di pagare quasi per intero in anticipo le tasse dell’anno successivo. Ufficialmente il motivo del ritardato pagamento è la necessità di fare ulteriori controlli, ma la verità è che a queste condizioni è assai probabile che molti preferiranno chiedere meno rimborsi pur di mantenere la certezza di ricevere i soldi che lo Stato ci deve (non è un regalo) con la busta paga o pensione di luglio.  C’è anche un’altra “semplificazione” decisa a giugno: chi presenta il modello Unico, per lo più autonomi e professionisti, non potrà più chiedere di compensare i debiti con il Fisco con i crediti, se questi sono superiori a 15.000 euro. La cosa grave di queste norme è che ancora una volta lo Stato cambia le carte in tavola in corsa, in sostanza manca alla parola data. E così ancora una volta il contribuente diventa suddito.    


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