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Charles Aznavour: il Frank Sinatra della Francia

Canta in 7 lingue, ha venduto 300 milioni di dischi, č ambasciatore dell’Armenia e a 90 anni non pensa di smettere di cantare

Gio 03 Lug 2014 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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Una giacca azzurra, una camicia bianca, il passo sicuro, lo sguardo limpido, un leggero tremore nella mano, ma nessuna incertezza nella sua voce. Charles Aznavour è tornato in Italia per il tour musicale che lo porterà ancora in giro per il mondo, nonostante le 90 candeline spente a maggio. Guai a parlargli di pensionamento, perché “Aznavoice”, il “Frank Sinatra della Francia”, ha in mente di cantare fino a 100 anni e di continuare a scrivere anche dopo, perché «smettere di cantare per me significherebbe il preambolo della morte. E io non ho nessuna voglia di morire!».

Nelle sue canzoni vengono affrontati molti temi, anche scomodi.
«Non ci sono argomenti comodi o scomodi. Come non esistono argomenti tabù o volgari di cui non parlare. Le storie devono essere raccontate così come sono. All’inizio magari il pubblico non le accetta. Ma bisogna abituarli alla verità. Si può parlare di qualsiasi cosa, dipende da come lo fai. Io, per esempio, ho parlato anche di omosessualità, quando non si faceva un minimo cenno a questo tema. Spesso sono i critici ad essere lenti a recepire il cambiamento, molto più dei cantanti o degli autori. Ma non me ne sono mai preoccupato. Le canzoni hanno un ruolo importante, che è quello di informare, di mettere in movimento idee e cambiamento. È importante parlare alla folla di cose che non hanno mai sentito».
Canta in sette lingue, ha venduto 300 milioni di dischi, in italiano ha cantato 74 canzoni, ha interpretato più di 800 brani, oltre ad aver recitato in 60 film, ad aver ottenuto riconoscimenti e ruoli istituzionali, come quello di ambasciatore dell'Armenia presso l’Unesco e ambasciatore dell'Armenia in Svizzera: un vero istrione.

Nel tour 2014, che fa tappa anche a Roma, che canzoni canterà?

«è una sorpresa! Comunque ogni concerto è diverso perché diverso è il pubblico, il posto dove suoni e il tuo stato d'animo, però la scaletta è la stessa. Sono contrario ai bis perché al cinema non si chiede una sequenza supplementare dopo i titoli di coda o non si chiede alla diva dell'opera di resuscitare alla fine dello spettacolo e trovo che sia una vergogna far aspettare il pubblico a battere i piedi e le mani, se si deve tornare in scena occorre tornare subito».

Lei canta molte canzoni in italiano: c’è qualche autore o cantante al quale è più legato?
«L'italiano mi piace molto e lo capisco. Ho scritto 74 canzoni in italiano e l'ho fatto con 4-5 cantautori. Non avrei lavorato con loro se non fossero stati bravi. Sono molto petulante quando scrivo in un'altra lingua: da una parte ho il vocabolario, dall'altra la canzone e se non mi piace una parola dico di no fino a quando non mi convince la traduzione. Ma non direi mai se sono legato più ad un cantante o a un autore piuttosto che ad un altro. Non mi sembra corretto. Io faccio il tifo sempre per tutti, per la categoria: tifare per ognuno dei cantanti è come tifare per se stessi».

Che rapporto ha con i suoi colleghi?
«Non sono geloso dei miei colleghi, conosco le difficoltà del nostro mestiere. Dico spesso loro, però, che per essere amati dal pubblico devono amare il pubblico».

Il suo tour comprende anche la Russia. C’è qualche canzone che non canterà o che canterà di proposito?
«Ho sentito che Putin è contro i gay. Se nessuno mi chiede di non cantare quelle canzoni – e spero che se ne dimentichino – io le canterò sicuramente. Se me lo chiedono, per questioni diplomatiche e per evitare incidenti, visto il mio ruolo politico e visto ciò che la Russia ha fatto per l’Armenia, non canterò».

Cosa pensa di Massimo Ranieri, che ha cantato suoi pezzi e che si è esibito anche a Parigi?
«Credo sia uno degli artisti più completi che conosco. È difficile trovarne di così preparati oggi…».

Come la radio, la tv e internet hanno cambiato la musica?
«La radio, la televisione e infine Internet hanno cambiato molto il mondo della musica. Quando ho iniziato io si faceva un tour di villaggio in villaggio per farsi conoscere. Oggi i giovani devono farsi conoscere attraverso la rete ed è molto più difficile spingere per trovare uno spazio. Alla mia epoca si affittava una sala vuota e poi ci si doveva solo dar da fare per riempirla».

In questi giorni lei si trova a Roma: ha in programma di incontrare Papa Francesco?
«Ho chiesto presso l'ambasciata armena in Vaticano di incontrare il Papa. Ho già incontrato Ratzinger negli anni passati e ogni volta che sono in un una città entro in chiesa, può essere una moschea o una sinagoga. Perché per me non c'è distinzione tra religioni, esiste un solo Dio, uguale per tutti!».                                          



90 ANNI E NON SENTIRLI
Nato a Parigi il 22 maggio del 1924, Charles Aznavour, nome d'arte di Chahnourh Varinag Aznavourian, è un cantautore, attore e diplomatico francese di origine armena. Noto con il soprannome di Charles Aznavoice, ma anche detto il "Frank Sinatra della Francia", canta in sette lingue e si è esibito in molte parti del mondo. Ha dato lustro alla Francia ed è stato insignito della Legion d'Onore. È ambasciatore dell'Armenia in Svizzera dal 12 febbraio 2009. In oltre 70 anni di carriera, ha venduto oltre 300 milioni di dischi nel mondo. Ha esordito in teatro all'età di 9 anni. Ma la svolta arriva nel 1946 quando viene scoperto da Edith Piaf che lo porta in tour negli Stati Uniti e in Francia. Nel 1956 diventa una star con l'esibizione all'Olympia e la canzone "Sur ma vie". Ha duettato con star internazionali come Liza Minnelli, Sumiva Moreno, Compay Segundo, Céline Dion, e, in Italia, con Mina e Laura Pausini. Il suo tour mondiale 2014 fa tappa in Italia, a Roma, il 1° luglio.


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