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Tutta la luce del mondo

Lo scrittore Aldo Nove nel suo nuovo romanzo ripercorre la storia di San Francesco

Gio 03 Lug 2014 | di Francesco Giordani | Attualità
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Francesco Giordan i“La santità è la gioia”. Si apre così, con questa citazione dallo scrittore Christian Bobin, l’ultima fatica letteraria che il poeta e romanziere milanese Aldo Nove manda a sorpresa in libreria, dopo aver raccontato i travagli di una giovinezza sull’orlo dell’abisso nell'autobiografico “La vita oscena” (diventerà a breve un film diretto da Renato De Maria, con Isabella Ferrari). Al centro del suo nuovo libro, “Tutta la luce del mondo” (Bompiani, p. 294, € 18), Nove colloca la vicenda più che mai attuale di San Francesco d’Assisi, rivissuta però, ed è questa l’assoluta novità, attraverso gli occhi di un bambino, Piccardo, nipote del santo, storicamente esistito, che scappa di casa e raggiunge lo zio per toccare con mano il “mistero” di una santità vissuta dal mondo quasi con scandalo, se non con terrore. Sarebbe però un errore considerare il libro di Nove un semplice romanzo o una biografia. “Tutta la luce del mondo” è, infatti, un’esperienza “totale”, che interroga il lettore pagina dopo pagina, invitandolo a riconsiderare alla radice i rapporti che tengono assieme esistenza umana e felicità, identità individuale e libertà, desiderio e destino. Sullo sfondo di un Medioevo italiano permeato di mito e luce favolosa, nelle mani di Nove Francesco diventa allegoria dell’inaudita potenza che l’Uomo custodisce in sé, potenza senza limiti a saperla e volerla afferrare, “fuoco d’amore” che davvero può imprimere alla vita di ciascuno la “svolta” di un significato inatteso. Dalla giovinezza dissoluta fino alla fondazione dell'ordine monastico, passando per l'incontro con Chiara e i rapporti burrascosi con il papato, la storia del santo assisano rivive così, come la storia di ognuno di noi, grazie alla scrittura dolcissima e soave di Nove, esaltandosi in una lingua di straordinaria fantasia poetica, che pare appena sgorgata dalla bocca di un bimbo o di un angelo, quasi nominasse ogni cosa per la prima volta. Al cuore di tutto, il pulsare del grande segreto della vita, che “se lo guardi è niente, ma se lo ami è tutto”.
Dopo “La vita oscena”, libro ferocemente autobiografico ed a tratti durissimo, torni ora con un romanzo, pieno di luce e leggerezza, che parla di San Francesco. Perché proprio questa scelta?
«Il percorso di San Francesco è un percorso umano esemplare, luce e leggerezza convivono con il buio e la pesantezza da cui emergono. La sua vicenda, così estrema, è universale e senza tempo. Per questo l’ho scelta. Perché senza tempo e al contempo attuale».
Molti scrittori si sono misurati con la vicenda del santo di Assisi. Come si inserisce “Tutta la luce del mondo” nella sterminata produzione che si è andata stratificando attorno a Francesco e al suo mondo?
«Tutto parte alla fine dell’Ottocento, quando il grande studioso Paul Sabatier ha iniziato a investigare sulla figura di San Francesco in un modo nuovo, cercando di entrare nello spirito del suo tempo. Credo che chiunque si confronti con San Francesco metta la propria capacità creativa al servizio di un messaggio estremo, che ci obbliga a riflettere».
“Aveva abbandonato ogni cosa per ritrovarne una sola e che sapeva contenere tutto quanto abbandonava e qualcosa di più, qual qualcosa di indescrivibile che si chiama tutto, e che tutto attraversa e tutto unisce”. Pensi che in un momento storico come il nostro la parabola di Francesco e del francescanesimo, fondata sulla “perfetta letizia”, costituisca un esempio a cui guardare?
«Più passa il tempo, più penso che la “perfetta letizia” sia l’accettazione dell’infinita mutazione che noi chiamiamo vita e che attraversiamo mentre ci attraversa. Francesco di Bernardone ha guardato il suo tempo e lo ha cambiato vivendolo per intero. Il suo rifiuto assoluto dei soldi, ad esempio, è stato il segno potentissimo di una scelta che anche noi, alla fine di un ciclo, saremo costretti a fare».
Una delle cose che più colpisce del libro è la lingua in cui  è scritto. Un lingua che sa essere al tempo stesso primitiva, infantile, luminosa ma anche complessa. Penso ad un passo come questo: “L’amore è tutte le cose contemporaneamente e di schianto, quando tutte le cose arrivano, insieme, e non hai paura, e dici di sì perché sì è tutto, “sì” non ha indecisioni e dura per sempre, da sempre, soffia nel passato e lo sposta davanti, così che accondiscendendo nasci proprio in quel momento, e tutto ti è davanti ed è così l’eterno, sta sempre arrivando se lo accogli”. Quali sono le esigenze che ti hanno spinto alla creazione di questa splendida lingua?
«Sono sempre rimasto affascinato dalla nascita delle lingue. Il “volgare” di San Francesco e dei testi che lo accompagnano, iniziando quell’avventura che si sarebbe chiamata “italiano”, mi ha sempre evocato le incertezze ma anche la potenza di un bambino che inizia a parlare. “Inventando” l’italiano (specialmente con il “Cantico delle creature”) San Francesco ha messo in moto energie nuove. Ho scritto pensando a una lingua che nasce».
So che stai promuovendo il libro in giro per l'Italia con letture pubbliche accompagnate da esibizioni di importanti protagonisti della musica italiana (Angelo Branduardi, Riccardo Sinigallia, Mauro Ermanno Giovanardi). Come è andata la lettura che hai tenuto ad Assisi, in compagnia di Jovanotti?
«Sognavo di andare a leggere quello che ho scritto direttamente a San Francesco. Un delirio che lì, all’ingresso della Basilica minore di Assisi, ho in qualche modo realizzato. La Rai ha registrato l’evento e sono curioso di rivederlo! Trovarmi davanti a più di tremila persone, a pochi metri dalle spoglie di San Francesco, è stata una vertigine assoluta».
“Francesco c’era, semplicemente. In ogni istante era presente, così che il mondo non gli sfuggisse dietro il fumo dei suoi giudizi o delle opinioni degli altri”. Quanto di San Francesco pensi ci sia nell'operato dell'attuale papa, che proprio il nome di Francesco ha scelto, per la prima volta nella storia della Chiesa?
«Un gesuita che si ispira a San Francesco, vissuto in una città caotica e vitale come Buenos Aires, non può che portare aria nuova. è evidente a tutti che sta cercando di farlo. Sarebbe bello che accadesse qualcosa del genere anche in Italia…».                           


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