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Abbronzatura bella e consapevole

Occhio al tempo di esposizione, alla vostra pelle e ai prodotti che usate

Gio 03 Lug 2014 | di Alma Pentesilea | Salute
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L’estate è cominciata e come sempre tutti noi dobbiamo stare attenti alla pelle. Proprio per questo è nata la campagna di sensibilizzazione e prevenzione “Sole Sicuro”, ideata e divulgata da OMIA e da AIDECO, con tutti i consigli degli esperti per un’abbronzatura bella e consapevole.
Come ci spiega il professor Leonardo Celleno, Presidente AIDECO, ciò che è importante considerare è il proprio fototipo.

Come individuare il fototipo
«Non basta solo guardarsi e valutare il colore dei capelli, della pelle e degli occhi - spiega Celleno -, bisogna anche valutare se si hanno molti nei, se soffriamo di malattie della pelle e ricordarsi di cosa succede quando ci esponiamo al sole. Se ci si abbronza poco, se ci si scotta facilmente, allora il sole per noi è pericoloso e dobbiamo esporci con cautela. Inoltre è bene considerare se si assumono farmaci, pillola anticoncezionale compresa, perché questi sotto il Sole possono provocare sensibilizzazione della pelle con il rischio di indurre dei danni. Da tutto ciò possiamo capire che fototipo siamo». Ma sempre meglio lasciarci guidare dal dermatologo!

Quali ore del giorno evitare
Ovviamente quelle centrali quando il Sole è a “picco” sopra la nostra testa. In queste condizioni i raggi solari attraversano meno atmosfera terrestre e sono quindi meno filtrati e più pericolosi. Anche l’eccessivo calore non fa bene alla pelle soprattutto per chi, ad esempio, soffre di disturbi cardiocircolatori e di alterazioni venose».

Eritema solare: che fare?
Se è un semplice eritema solare e la pelle è solo arrossata può bastare un buon doposole, «ma se compaiono bollicine con liquido che poi si rompono - continua il professore - e se le zone interessate sono vaste, una crema antibiotica e cortisonica può essere sufficiente. Se però questo si accom­pagna a malessere generale e aumento della temperatura è necessario consultare un medico».

Sole: oggi più pericoloso di ieri?
«è una domanda difficile. Alle nostre latitudini  non ci sono “buchi“ nell’ozono che ci protegge nella stratosfera. In alcune regioni particolari - Australia-Antartide - si sono registrate variazioni di questa fascia protettiva dovute o all’inquinamento o alle cicliche variazioni di questo gas. Certamente è più pericolosa la nostra maniera di esporsi al Sole: all’improvviso, dopo 11 mesi di lavoro al chiuso e con il tentativo di prendere più Sole possibile convinti che magari… fa bene».

Il sole che fa bene allo spirito
«Soprattutto due: gli influssi positivi sulla nostra psiche  e la sintesi di vitamina D che controlla il tono calcico  delle ossa. Vivere al buio o in penombra ci rende senz’altro tristi e non aiuta la socievolezza. Anziani, donne in menopausa e adolescenti hanno bisogno di un po’ di sole: la vitamina D si sintetizza proprio nella pelle sotto l’azione dei raggi UV. Quando un bambino non prende Sole si può sviluppare quell’alterazione ossea nota come rachitismo che si cura proprio esponendo al sole il paziente. Così sole e vitamina D contrastano l’osteoporosi che appare dopo la menopausa e nella terza età. Inoltre il sole può curare alcune malattie della pelle come la psoriasi,  ma il suo effetto non può essere risolutivo».

La scadenza delle creme solari
«Oggi su tutti i prodotti cosmetici c’è impresso un simbolo che raffigura una confezione aperta, seguita da un numero e una lettera, in genere una M (mesi). Così se il logo del vasetto è seguito da 12 M, significa che una volta aperto il prodotto si conserva per 12 mesi… Se è quello che abbiamo usato l’anno prima, è meglio fornirci di una nuova confezione».                               


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