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Il business delle scorie radioattive

Scongiurata la costruzione di nuovi reattori, la corsa per smantellare le vecchie centrali tra cricche e mazzette. E non si sa dove mettere le scorie

Gio 03 Lug 2014 | di Roberto Lessio | Energia
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Lo smantellamento delle centrali nucleari del nostro Paese è un gigantesco affare, così come del resto lo è stato la loro costruzione. Mentre in giro per il mondo si sta cercando di realizzare qualche nuovo reattore, in realtà il nuovo business prossimo futuro riguarda gli oltre 300 impianti atomici che sono stati spenti definitivamente dopo il loro ciclo vitale. Infatti sono attualmente 72 i cantieri aperti a livello mondiale a costruire nuovi impianti nucleari, anche se quelli realmente attivi sono circa una ventina. Tra le nazioni che insistono nel produrre energia elettrica da questa complessa e pericolosa tecnologia ci sono i due Paesi che hanno subìto i più gravi incidenti nucleari della storia (sia quelli conosciuti che quelli sconosciuti) Russia e Giappone, rispettivamente con l’incidente di Chernobyl del 26 aprile 1986 e Fukushima con il terremoto-maremoto dell’11 marzo 2011. Sono inoltre russi e giapponesi a porsi come leader nella progettazione e vendita di altre centrali nucleari. Continuano ad intavolare trattative per piazzare i loro reattori a Paesi di tutti i tipi. Nel frattempo, però, la maggior parte dei reattori realizzati in passato ha esaurito o sta terminando il proprio ciclo che dura mediamente 30-40 anni; mantenerli in funzione più a lungo è molto rischioso. La maggior parte di questi impianti si trova in Europa e le stime sono da capogiro: si parla di 150 – 200 miliardi di euro che nel prossimo futuro devono essere investiti nel nostro continente per metterli in sicurezza, cioè fare in modo che la decadenza strutturale non provochi fuoriuscite di radioattività. Ma si tratta di una sorta di anticipo, le somme complessive reali non le conosce ancora nessuno. È difficile, per non dire impossibile, calcolare certi costi. Questa incertezza resterà per sempre perché i siti dove verranno collocati i rifiuti, provvisori o definitivi che siano, dovranno essere gestiti per centinaia di anni. L’unica cosa sicura sta nel fatto che abbiamo “regalato” alle future generazioni un’incombenza di cui non verremo di certo ringraziati. Paradossalmente, comunque, l’Italia si trova avvantaggiata nella competizione per la dismissione degli impianti atomici proprio perché il popolo italiano per ben due volte ha detto no all’energia nucleare (fatto unico al mondo) con i referendum del 1987 e del 2011. Da questa avventura ne siamo usciti per primi e questo ha fatto in modo che per primi ci siamo dovuti occupare di trovare una soluzione al problema. Anche se in realtà non esiste ancora una procedura collaudata per farlo, in quanto non esistono esempi di riferimento. Attualmente siamo nella fase di individuazione del deposito unico nazionale dove collocare tutte le scorie radioattive più pericolose, mentre nel frattempo si è deciso di costruire dei depositi “temporanei” (ma che potrebbero diventare a loro volta definitivi), dove collocare i materiali meno pericolosi derivanti dalle fasi di smantellamento.
Ma come sempre in Italia i primi ad essersi accorti di questi nuovi affari sono stati i faccendieri mai pentiti di Tangentopoli e società che operano all’ombra della criminalità organizzata. 20 anni dopo, il giro è sempre quello. Nel caso degli impianti nucleari di Saluggia e Trino Vercellese in Piemonte si tratterebbe di una “semplice” storia di mazzette venuta fuori per caso nell’ambito della più complessa inchiesta relativa alla realizzazione dell’Expo 2015 a Milano. Le indagini parlano di una potente e capillare cricca degli appalti. In essa sono coinvolti il gruppo Maltauro, i faccendieri della prima fase Mani Pulite e due ex alti dirigenti della SOGIN Spa, messi fuori gioco dalla società stessa. La SOGIN è la società partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia che si deve occupare proprio dello smantellamento degli impianti nucleari del nostro Paese. A Latina invece la storia è più complessa e per molti aspetti ancora tutta da chiarire. La realizzazione del deposito, cosiddetto provvisorio, dei rifiuti radioattivi presso la vecchia centrale nucleare è stata affidata al Consorzio di costruttori Aedars Scarl che nel novembre scorso è stato raggiunto da un’interdittiva antimafia della Prefettura di Roma. In sostanza, un fermo imposto all'azienda, poi annullato dal TAR.
I sospetti riguardano la società che detiene la maggioranza del capitale sociale del Consorzio, in quanto sarebbe controllata a sua volta da una nota famiglia appartenente alla 'ndrangheta. Fatto sta che dopo l’affidamento dei lavori assegnatogli dalla SOGIN, lo stesso Consorzio Aedars ha subappaltato i lavori (non è ancora chiaro come) a tre imprese della provincia di Caserta. Una di queste è finita sotto indagine da parte della Procura di Santa Maria Capua Vetere (Ce) per truffa aggravata ai danni dello Stato e altri reati compiuti nel casertano, mentre le altre due società risultano fallite. In questo giro di appalti e subappalti non è certo chi abbia pagato chi, che cosa e soprattutto quanto; ma è sicuro che l’impianto non è stato ultimato. Nel 2012, infatti, la SOGIN è stata costretta ad indire un nuovo bando per completare l’opera, costata oltre 4 milioni di euro, perché presentava delle microfessure e non aveva le finiture interne. Per sistemare l'opera incompiuta ci sono voluti altri 380mila euro circa.
Il bunker (senza più fessure) è stato inaugurato lo scorso 14 aprile alla presenza di un gruppo di parlamentari e delle massime autorità locali. Certi inquietanti “dettagli”, però, sono venuti fuori solo sul giornale locale “il Caffè”. Insomma: la trasparenza non si sa dove sia finita, ma intanto certi affari, realizzati rigorosamente con soldi pubblici, restano.                  




Centrali nucleari in namibia, bangladesh, nigeria, vietnam...

CSe in Italia è scongiurato il ritorno al bidone nucleare grazie al saggio referendum del giugno 2011, non lo è affatto in giro per il pianeta. In Africa, America Latina, Estremo Oriente, e non solo, i potenti di turno covano, e nemmeno velatamente, desideri di realizzare in patria centrali nucleari. La bandiera è quella dell'approvvigionamento energetico, ma quello che non si dice è che ciò significherebbe entrare nella lobby atomica. Far parte cioè del giro delle nazioni che hanno in mano l'atomo con le inconfessate, ma chiare conseguenze sul piano militare. Sono 72 i reattori in costruzione attualmente nel mondo, persino in Giappone nonostante il disastro di Fukushima, e in Bielorussia, la terra di Chernobyl. E altri sono in trattativa. I più grossi “piazzisti” sono russi e giapponesi. I francesi hanno perso posizione specialmente con il gigantesco flop del cantiere EPR ad Olkiluoto, in Finlandia. I giapponesi, come se niente fosse, hanno siglato un accordo da oltre 16,2 miliardi di euro con la Turchia per costruire una centrale nucleare a Sinope, sul Mar Nero. E stanno lavorando per sfondare in Brasile, Arabia Saudita, Giordania, Vietnam. I cinesi hanno in cantiere 28 reattori e vogliono farne altri 50 almeno. La Russia punta a realizzare 80 reattori entro il 2030 per clienti stranieri, tra cui Namibia, Nigeria, Algeria, Giordania, Indonesia e Birmania. Alcuni ne sta per fare in Turchia, Vietnam e Bangladesh e l'Iran gli chiede di ingrandire la loro controversa centrale di Busher. Nessuno può prevedere i costi. Ma nemmeno cosa può succedere in certi Paesi se i loro capi si ritrovano in mano anche il potere nucleare.




Tranquilli, controllava Scajola...

Sembra passato un secolo, ma solo 3 anni fa in Italia volevano rifilarci ben 4 reattori (e forse altri 3) del tipo Epr di fabbricazione francese. In soldoni, un prototipo mai realizzato prima al mondo. L'unico in costruzione, in Finlandia, si è rivelato finora un disastro: costi lievitati di quasi 3 volte, passando dai previsti 3 miliardi di euro ad oltre 8 secondo un'inchiesta pubblicata ad aprile sul giornale finlandese Hesingen Sanomat. Doveva essere pronto nel 2009, ma ancora non lo è.  Finora quello finlandese è il primo ed unico EPR messo in cantiere nel mondo. Il governo Berlusconi spingeva per fare questo “affare”, sperticandosi nel rassicurare il popolo. Garante dell'operazione era l'allora ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. Quello della casa vista Colosseo acquistatagli ed intestatagli a sua insaputa. Vicenda nella quale a gennaio è stato assolto. A maggio, però, è stato arrestato dalla Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria. Secondo gli inquirenti, favorì gli affari della ‘ndrangheta e la fuga del latitante Amedeo Matacena, condannato in via definitiva a 5 anni per concorso esterno in associazione mafiosa ed ex parlamentare del Pdl. Berlusconi: "Addolorato, ma non avevo sentore inchiesta". In un simile contesto volevano appioppare altri reattori nucleari agli italiani. A loro insaputa! Ora, almeno, qualcosa si sa.


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