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Braccia tornate all’agricoltura

Più di un terzo degli italiani sogna vita e lavoro nei campi: è boom per il ritorno a zappa e stalla

Mar 22 Lug 2014 | di Maurizio Targa | Ambiente
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Dopo decenni di svuotamento delle campagne a favore dei grandi centri urbani, c'è una generazione di dottori in scienze agrarie, economia e commercio, marketing, architettura, farmacia e scienze dell'educazione che compie il percorso inverso, facendo ritorno alla terra, per realizzare un progetto di vita e d'impresa: secondo uno studio Coldiretti, infatti, oggi il 36,5% degli imprenditori agricoli è laureato o laureando. Inoltre, secondo rilevazioni della Confederazione Italiana Agricoltori, il 90% degli agricoltori sotto i 30 anni è in possesso di un titolo di studio medio-alto. Si tratta pertanto di giovani colti e attivi che non temono l’isolamento relativo, la scomodità degli spostamenti sulla rete viaria secondaria e il digital divide pur di trovare il loro spazio e reinventarsi una vita in campagna. Ma scappare dalla città, secondo un altro report fornito da AgrieTour in collaborazione con la Fondazione Campagna Amica, è il sogno di un terzo degli italiani e l’esodo avrebbe i tratti di un vero e proprio ritorno alle origini: anche se solo il 22% degli intervistati vive a tutt’oggi in campagna, contro il 57% che risiede in città o paesi (21%), tuttavia sei abitanti tricolori su dieci dichiarano origini rurali, e, come appena ricordato, tra i loro desideri nascosti ci sarebbe proprio quello di tornare a vivere in campagna (il 32,7%), o comunque avere uno spazio verde proprio dove poter produrre cibo (il 31,7%). Quello di un lembo di terra autonomo è un sogno che ha permesso la creazione di 18 milioni di orti urbani in Italia (negli USA sono 70 milioni); inoltre, sette nostri connazionali su dieci dichiarano che frequenterebbero volentieri e assiduamente luoghi legati al settore primario.

Ad avvicinare i consumatori italiani all'agricoltura contribuisce anche l'acquisto di prodotti nei cosiddetti farmer's market: il 54,5% di loro lo fa abitualmente e il 48,5% si rivolge direttamente a familiari, amici o aziende ormai divenute un riferimento per la spesa.

Agricoltura rosa
Non è un mestiere per donne, si diceva una volta: la conduzione di un’impresa agricola era infatti considerata sino a poco tempo fa un’attività tipicamente maschile. A smentire questa convinzione ci pensano i numeri: in Italia sono 227.894 le aziende rurali con una donna al timone, il 29,3%, ovvero quasi una su tre. Dato in costante crescita anno dopo anno, con un trend che è arrivato a sorpassare anche la media generale delle imprese rosa nel nostro Paese, complessivamente il 23,6% del totale. Non basta: sono in aumento anche le lavoratrici impiegate nel settore - oltre 400mila - tanto che, dopo il commercio, è proprio l’agricoltura il comparto in cui la presenza femminile è maggiore. Sono sempre più numerose, inoltre, le donne che decidono di intraprendere un percorso di studi che le porti in questa direzione, scegliendo di frequentare un istituto superiore ad indirizzo agricolo o di iscriversi alla facoltà di Agraria. Insomma sono lontani i tempi in cui stare in campagna era considerata una scelta di ripiego e quello del contadino un mestiere solo da tramandare di padre in figlio: oggi tante donne scelgono di lavorare nei campi spinte dalla ricerca di una migliore qualità della vita, di un contatto diretto con la natura, ma anche perché questo mestiere sta dimostrando di subire un po’ meno l’impatto della crisi. Diversi i comparti “frequentati” dal gentil sesso: si va dal settore zootecnico e cerealicolo a quello vitivinicolo, fino all’ospitalità in agriturismo con la produzione e vendita diretta di prodotti da forno, confetture, formaggi. Particolare l’attenzione femminile anche al mondo del biologico: la sfida più importante per le nuove imprenditrici del settore sembra proprio essere quella di conciliare business e rispetto dell’ambiente. Non a caso la presenza delle donne ha dato un enorme impulso all’innovazione con la nascita di nuove specializzazioni e servizi: fattorie didattiche, agriasilo, pet therapy, agribenessere. E questo anche se le aziende gestite da donne sono per lo più di piccole dimensioni.

Un’economia in salute
A proposito dei menzionati agriturismi, niente affatto trascurabile la tendenza sempre maggiore a questo tipo di vacanza, scelta, sempre secondo l'indagine AgrieTour, da un italiano su due. Si viaggia in questo caso in compagnia (il 66,3%) o in famiglia (il 53,5%) prediligendo strutture agricole vicino al mare o in montagna. A motivare maggiormente la vacanza rurale è proprio la vita degli ambienti agricoli (67,3%), insieme al gustare i prodotti tipici di un territorio (65,3%), magari acquistandoli sul posto. Del resto i valori del mondo contadino in cui maggiormente si riconoscono gli italiani sono la cultura del ''km zero'', con prodotti salubri, rappresentativi del territorio e dalla provenienza certa. Oltre a questo, gioca un ruolo fondamentale la tutela dell'ambiente e del paesaggio, nonchè la possibilità di insegnare ai più piccoli da dove derivano i prodotti della dieta mediterranea. Tutte ragioni che servono a spiegare come mai l’occupazione nei campi nel 2014, in assoluta controtendenza rispetto agli altri settori produttivi, risulta in crescita del 9% e un terzo delle aziende agricole del Made in Italy è gestito da giovani under 40. Perfino le esportazioni volano, a conferma del fatto che l’enogastronomia può fare risultati importanti per la bilancia commerciale: nello scorso 2013 è stato toccato il record storico di 34 miliardi di euro di prodotti esportati, tra l’altro in un momento nel quale tutti i consumi alimentari sono in forte contrazione.

Va’ dove ti porta il prezzo
Sorgono, a questo punto, due questioni eminentemente pratiche: quanto costa e dove conviene acquistare un fabbricato rurale (casale, cascina, masseria, rustico, baglio) in cui andare a vivere e iniziare un'attività? Secondo Casa.it, portale specializzato in annunci immobiliari, disponibilità e prezzi variano da regione a regione, ma nel complesso la situazione di mercato è favorevole a chi ha disponibilità economiche per effettuare un investimento. «Rispetto al 2007, ultimo anno pre-crisi, i valori massimi per questa tipologia di immobili hanno subìto una discesa che a maggio 2014 si è attestata tra il -13,2% dell'Umbria e il -22,4% della Toscana - dichiara Daniele Mancini, Amministratore Delegato di Casa.it -. Inoltre, la combinazione tra un'offerta ricostituita e in crescita e una domanda debole offre l'opportunità di concludere un acquisto di valore a prezzi ragionevoli». La Toscana resta la regione più ambita, quella dove l'offerta di fabbricati rurali è più ampia, ma anche dove i prezzi in larga misura sono orientati sulle possibilità della fascia più alta degli investitori italiani ed esteri. Non è casuale, perciò, che in Toscana il prezzo medio richiesto per un casale o un rustico non scenda al di sotto dei 3.500 euro al metro quadro rilevato nei comuni di Cortona (AR) e Calci (PI). La corposa diminuzione dei prezzi avvenuta negli ultimi sette anni, pertanto, rende interessante un investimento nelle campagne toscane solo a coloro che non devono fare i conti in partenza con budget ristretti. 

Andando alla ricerca delle quotazioni più vantaggiose, l'Abruzzo è la regione che più di altre si segnala per i prezzi entro la portata di chi ha disponibilità modeste. In comuni come Castelli e Colledara, nel Teramano, e Carsoli nell'Aquilano, il prezzo medio per un casale si aggira intorno ai 1.200/1.300 euro al metro quadro. Anche nel Lazio, in Sabina o Tuscia, terra e fabbricati agricoli hanno prezzi abbastanza abbordabili.

 


 

10 regole per il neo-imprenditore

Quali sono le regole per chi vuole avvicinarsi ad una seria esperienza professionale in campagna? Ci pensa Coldiretti a fornire, in dieci punti, le giuste “dritte”:

Avere un’idea d’impresa più tradizionale (produzione in uno specifico comparto) o innovativa e diversificata, sfruttando le opportunità offerte dalla legge di orientamento in agricoltura; 

Analisi delle potenzialità aziendali tramite l’osservazione del territorio, del mercato, dei concorrenti e delle normative vigenti; 

Confronto con altri che abbiano già fatto esperienze simili in Italia o in Europa, per cogliere le sfumature e focalizzare al meglio le idee;

Trasformare l’”idea” in un progetto di sviluppo imprenditoriale, determinandone gli obiettivi, i risultati attesi, le azioni e le risorse necessarie per raggiungerli;

Ricerca della fonte di finanziamento nell’ambito delle politiche di sviluppo rurale (insediamento giovani, investimenti, qualità ecc.). Per l’acquisto di terra verificare la possibilità di un mutuo nell’ambito dei finanziamenti alla piccola proprietà contadina;

Presentazione del progetto per il finanziamento pubblico: domanda per l’accesso al credito e presentazione del Business Plan. Necessaria l’assistenza e la consulenza di un professionista per la parte tecnica;

Presentazione del progetto per il finanziamento privato: numerose banche offrono condizioni vantaggiose per i giovani;

Formazione di base in campo agricolo: importante ma non decisiva perché sono numerosi i corsi organizzati a livello regionale. Frequentarli è un modo per apprendere, ma anche per tessere una rete di rapporti con altri colleghi;

Passaggi a livello burocratico: apertura della Partita Iva, iscrizione al Registro delle imprese sez. speciale Agricoltura presso la Camera di Commercio, iscrizione e dichiarazione presso l’Inps; 

 

Il settore è però pieno di adempimenti quotidiani in funzione della branca di attività: tolgono all’impresa agricola due giorni di lavoro a settimana da distrarre dall’attività d’impresa, circa cento giorni l’anno.


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