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L’assedio al risparmio

Come difendersi dalla nuova tassazione sugli interessi dei vostri soldi?

Mar 22 Lug 2014 | di Armando Marino | Soldi

Avete dei soldi in banca? Siete circondati. Nelle ultime settimane è scattato un vero e proprio assedio al nostro risparmio. In un momento in cui i rendimenti sono piuttosto bassi e ottenere un mutuo non è certo facile, è scattato l'aumento della tassazione sulle rendite finanziarie. Tradotto: se avete soldi in banca, su un conto corrente o di deposito, azioni, fondi, Etf, la tassazione sugli interessi è salita dal 20 al 26%. Per difendersi bisogna far bene i conti, ponderando le proprie esigenze di tenere liquido il denaro con le tasse e i costi richiesti dalle banche per ciascuna operazione.
Va tenuto presente comunque che l'aumento non si applica ad alcune categorie di prodotti finanziari: innanzitutto i titoli di Stato italiani ed esteri (ma per questi solo quelli di Stati inclusi nella White List, come Stati Uniti e Inghilterra), prodotti che hanno un rischio piuttosto basso, ma anche rendimenti molto contenuti. Si salvano anche i “pronti contro termine” basati su titoli di Stato, cioè contratti che, semplificando, assicurano la restituzione del capitale a una data fissata, con una quota prefissata di guadagno. Attenzione però, questo genere di contratti, pur essendo in genere piuttosto sicuri, non sono garantiti dal Fondo interbancario, quello che, in caso di fallimento della banca, provvede a rimborsare i correntisti per un importo massimo di 100mila euro. Altra possibilità interessante sono i buoni fruttiferi postali, validi se si ha in mente un investimento a lungo termine, perché gli interessi si accumulano al capitale e generano altri interessi, col tempo. Anche qui, l'aumento della tassazione al momento è escluso. Infine, restano fuori dall'aumento i fondi comuni, per la parte che è investita in titoli di Stato, e le polizze assicurative. In entrambi i casi però bisogna prestare attenzione ai costi imposti dalla società che ve li vende. Ma non ci sono solo le tasse. Anche le banche sono in difficoltà e premono sul governo. A giugno è spuntata una norma, inserita nella bozza del Decreto Crescita, che reintroduce l'anatocismo, cioè il pagamento di interessi sugli interessi che maturano nel periodo in cui il proprio conto in banca resta in rosso.
La pratica è stata vietata di recente, ma pare che a qualcuno piaccia. La maggioranza di governo ha smentito la volontà di approvare questa norma, ma al momento in cui scriviamo la partita non è ancora chiusa. Infine la mossa clamorosa dell'Abi, l'Associazione delle banche: con un dossier ha chiesto al governo di reintrodurre la penale per l'estinzione del mutuo. La cancellazione nel 2007 dal Decreto Bersani, aveva portato una ventata di concorrenza nel settore, ma le banche sostengono che siamo l'unico Paese a non far pagare penale a chi decide di chiudere un mutuo prima della scadenza e lamenta che le banche italiane pagano il 15% di tasse in più del resto d'Europa. Dimenticando che la pressione fiscale è più alta anche sui comuni cittadini, quelli a cui chiedono di pagare la penale. Vedremo come va a finire.


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