acquaesapone Media
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Don Giacomo Alberione: Beato chi comunica vita!

100 anni fa il fondatore dei paolini lancia la rivoluzione della buona stampa, pioniere dei moderni mass media

Mar 22 Lug 2014 | di Francesco Buda | Media
Foto di 12

Non la fama, ma usare strumenti popolari per il bene dell'umanità, sulla roccia del libro per lui più importante: il Vangelo. Oggi tante redazioni sono in crisi, un esercito di giornalisti rischia il posto o è a spasso, si continuano a ridurre i ricavi per le società editrici, nonostante i fiumi di sussidi pubblici. Don Alberione ci testimonia che invece è possibile, bello, indispensabile fare buona stampa. Comunicare è un fatto di amore.

BENEDETTA SETE DI SAPERE
“Una sete inestinguibile di leggere e d'apprendere tormenta l'umanità e tutti invocano giornali e libri: li chiedono i fanciulli, gli adulti e i vecchi; le persone intellettuali ed i lavoratori del braccio, e dalle missioni giunge insistente a noi la voce dei vari apostolici e dei missionari, i quali chiedono l'elemosina di libri, di libri buoni, di molti libri; […] i tempi sono maturi, l'ora della grazia è suonata, non solo per le nostre terre”. Parola di Giacomo Alberione, colui che probabilmente possiamo considerare il più ardito, coerente, completo, intraprendente, concreto e proficuo editore. 

IL BENE COI MEZZI PIù MODERNI
Un prete missionario della sana comunicazione, gigante mondiale dei mass media, propagatore di contenuti utili alla vita. Giusto cento anni fa nasceva l'embrione di quella che sarebbe diventata una realtà di carità mondiale: la Famiglia Paolina. Nel luglio 1914 il 28enne sacerdote in uno stabile, affittato a spese proprie, dà il via alla Scuola Tipografica Piccolo Operaio e nell'agosto fonda la Pia Società San Paolo. È il primo passo che darà vita ad una serie innumerevole di iniziative editoriali in tutto il mondo. Tra le più note, il settimanale “Famiglia Cristiana” e la rivista per ragazzi “Il Giornalino”. Comunicare la vita attraverso “i mezzi più celeri ed efficaci”. Cioè il Vangelo, massima testimonianza della presenza di Dio tra gli uomini, senza fare distinzioni tra credenti e non credenti. 

L’ANIMA PRIMA DELLA TECNICA
Uno tosto, senza chiacchiere, di immensa cultura. Ma ben piantato su una Fede incrollabile. Non i soldi, non l'erudizione né la visibilità fanno la vera stampa utile alla vita nella sua esperienza. Prima di tutto c'è Cristo, tutto Cristo, senza compromessi o tentennamenti. Poi viene il resto, con grande lavoro e senza fronzoli. Scrisse: “O scrittore Sacerdote, il frutto dipende più dalle tue ginocchia che dalla tua penna! Più dalla tua Messa che dalla tecnica! Più dal tuo esame di coscienza che dalla tua scienza. Devi anche segnare la via, comunicare la vita. Grida, non cessare; ma come S. Giovanni Battista, ma come S. Paolo. Richiama dal peccato”. E in San Paolo, l'apostolo delle genti che tutt'oggi continua ad essere tra noi con le sue lettere, trova ispirazione per arrivare a tutti attraverso i mezzi e le tecnologie più moderni. 

PIONIERE MONDIALE
Don Alberione è stato il primo ecclesiastico ad occuparsi di mezzi di comunicazione di massa. Un pioniere di successo. “La fortezza è la virtù morale e soprannaturale che rende l’animo generoso e intrepido nel lavoro per il cielo, nonostante le difficoltà, le paure e, forse, la stessa morte. Il cuore forte sa intraprendere e sopportare”. Prima dei mezzi, aveva i contenuti. Invece del master in giornalismo o altro, aveva il Divin Maestro, libero, pieno di forze e indipendente. 
Così volle le sue attività e le Case paoline. Per lui, due erano gli aspetti fondamentali per fare i giornali: la redazione (creare un buon contenuto) e la distribuzione (il contatto con le persone per evangelizzare). Il pulpito, per i paolini dovevano essere i microfoni delle radio, le telecamere delle TV, gli scaffali delle librerie. 

BEATA INDIPENDENZA
Un uomo di azione, ma mai perso nelle cose, né tantomeno nelle persone. A cominciare dalla sua famiglia: “Che i parenti stiano a cento miglia da noi. Chi è mia madre, chi mia sorella? Beata libertà dei figli di Dio!”. Era attento al denaro, ma mai per sé. Tutto era orientato alla produzione e diffusione della buona stampa per dare contenuti buoni alle anime. Si indebitava per questa missione, che era “la missione più bella, più degna che esista sulla terra. Qui è il centro per fare del bene oggi”. E aveva uno strumento specialissimo, garanzia di tanti frutti ancora oggi diffusi nel mondo intero: il patto con Dio. 

QUELLA CAMBIALE CON DIO
Un vecchio pezzo di carta con la sua firma, e scritto in latino, dice:  “Cambiale – Voglio prima di tutto il regno di Dio e la sua giustizia”. E sotto: “Tutte queste cose vi saranno date in sovrappiù – Gesù Cristo, Padre, Spirito Santo”. Era quello che ripeteva spesso ai suoi ragazzi. Una “cambiale” che ha funzionato! 
Per imparare, diceva ai suoi giovani paolini, c'è anche la via di ricevere immediatamente da Dio e non solo quella di studiare. Un pragmatismo intriso di spirito, capace di ottenere molti più risultati in minor tempo, per fare l'opera del Signore coi mass media. “Il Signore deve darci la scienza senza studiare e noi, con quattro ore di studio, dobbiamo approfittare di più che gli altri studenti in otto ore. Perciò col Signore bisogna fare patti chiari e con molta semplicità: Signore, io debbo sapere molte cose ed ho poco tempo per studiare, ho anche da comporre, stampare, io dunque comporrò e stamperò finché volete e quel che volete. Voi datemi la scienza. Gli Apostoli erano ignoranti e ricevuto lo Spirito Santo hanno fatto stupire il mondo e confuso i dotti ed illuminato tutti gli uomini. Dobbiamo lavorare per Dio e abbiamo bisogno di sapere molte cose. Noi lavoriamo e pensa il Signore a darci cibo, non solo della bocca, ma anche della mente e del cuore”. Così nei ricordi del suo primo allievo Giuseppe Giaccardo. E la “formula” era: “Studiare mezzo tempo e imparare il doppio, studiare cioè un'ora e imparare per quattro. In ogni sforzo dovete progredire per dieci”.  Senza padroni né compromessi, nutrito dal Signore, ha portato avanti un portentoso impegno. 

FRUTTI OVUNQUE
Fondò 8 tra congregazioni e istituti di vita secolare consacrata per contagiare il mondo con Cristo “Via, Verità e Vita”, facendo comunicazione, incendiato dalla “vocazione alla buona stampa”. Per il fondatore dei paolini, qualunque nuovo mezzo va utilizzato al servizio del Vangelo, della vita. “Se gli spazi della sacralità tradizionale si restringono – diceva spesso -, noi dobbiamo allargare quelli spirituali; se la gente non va in chiesa, noi dobbiamo trasformare in chiese i luoghi dove la gente va e in pulpiti gli strumenti tecnici che la gente usa e cioè i cinema, i salotti familiari, i transistor, le incisioni discografiche, i giornali, eccetera». Di fronte a tanta superficialità, gossip, violenza, falsità, mancanza di amore nei media, oggi è più luminoso e concreto che mai il suo monito: “Fate la carità della verità. Tutto ciò che è bello, buono, vero sia oggetto della nostra editoria”. In tempi di crisi, deficit e licenziamenti, la storia di Giacomo Alberione ci urla che non è su soldi, successo, lauree che vanno fondati i media. Nel 2003 lo ha proclamato Beato un altro grande comunicatore, Giovanni Paolo II. Non è vero che le persone vogliono sciocchezze in tv, sui giornali e riviste o al cinema. Oggi le librerie paoline e i canali creati dall'apostolo dei moderni mass media sono in ogni angolo del pianeta, con un nutrito seguito.

 


 

Chi è don alberione

Il Beato Giacomo Alberione nasce a Fossano (Cn), il 4/4/1884, quinto dei sei figli dei contadini Michele e Teresa Rosa. In prima elementare la maestra gli domanda «Cosa vuoi fare da grande?». «Mi farò prete», risponde. A 12 anni e mezzo entra nel seminario di Bra, che lascia a 16 anni. Conclusi gli studi ecclesiastici nel seminario di Alba, viene ordinato sacerdote il 29/6/1907. Soprannominato “il signor Teologo”, insegna ai seminaristi e il 20 agosto 1914 fonda la Pia Società San Paolo, primo seme della grande famiglia paolina con la missione di diffondere la Parola di Dio coi mezzi di comunicazione più innovativi e veloci. L'anno dopo fonda la congregazione delle Figlie di San Paolo e poi le Pie discepole del Divin Maestro, le suore Pastorelle, le Apostoline e altre congregazioni laicali. «Per continuare l'opera di San Paolo che ha comunicato Gesù Cristo. Noi dobbiamo essere Paolo oggi vivente», diceva. Partecipò e contribuì al Concilio Vaticano II, stimato da molti, compreso Papa Paolo VI che lo andrà a trovare sul letto di morte, il 26 novembre del 1971. è stato beatificato il 27 aprile 2003.


Condividi su:
Galleria Immagini