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W le vacanze... W il lavoro

La disoccupazione pi¨ che dalla crisi economica Ŕ prodotta dalla cultura passiva e dipendente che ci tramandiamo

Mar 22 Lug 2014 | di Alberico Cecchini | Editoriale

Molte persone mi chiedono cosa devono fare per trovare un 'posto' di lavoro. Ma la domanda mi pare mal formulata, per almeno due motivi fortemente correlati:

1. Non è il “cosa fare” che conta, ma il “come essere”. 
2. Non è tanto il 'posto' che va cercato quanto il lavoro, inteso come la forza del lavoro dentro di sé. 

Ci sono persone che hanno e avranno sempre troppo lavoro. Altre che avranno sempre difficoltà. La forza del lavoro rende la persona molto creativa e capace di trovare o crearsi un lavoro in ogni luogo e in ogni situazione. Spacciando l’illusione del posto fisso, molti politici, sindacalisti e genitori creano più disoccupati della crisi stessa.  

Perché di lavoro ce n’è proprio tanto da fare, ovunque mi giro vedo cose da fare. E vedo tanti che fanno cose che non avrei mai detto potessero diventare un lavoro. Ovunque ci sia qualcuno che ha bisogno di qualcosa ed è disposto a pagare per averlo, lì c’è un lavoro. Se poi lo faccio un po’ meglio degli altri, avrò sempre molto da fare.  

Il lavoro prima che un diritto è un servizio. Se credo che a nessuno serve quello che io posso fare, vuol dire che non ho la minima idea di quanto  posso fare. Noi italiani abbiamo bisogno di una rivoluzione culturale che ci liberi dalla passività, per ritrovare quella vitalità che è nel nostro Dna. Non di “posti di lavoro” dove morire lentamente.  


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