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Acqua potabile con il sole anche nel deserto

Ovunque sulla Terra c’č acqua, ma bisogna prelevarla. Problema risolto con le pompe idriche alimentate dagli stessi raggi solari che seccano i terreni!

Mar 22 Lug 2014 | di Caroline Susan Payne | Ambiente
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La natura ha fatto in modo che l’acqua sia presente in tutto il nostro pianeta. Può sembrare strano, ma è molto abbondante anche nelle zone desertiche. Ne sono una chiara espressione le oasi, che si alimentano dalle falde freatiche del sottosuolo; la vegetazione che le circonda è sempre verde anche se piove raramente. Ciò è dovuto ad una legge della Fisica che si chiama “principio dei vasi comunicanti”. Anche in assenza di precipitazioni meteorologiche, la semplice presenza degli oceani, che ricoprono circa 2/3 della superficie del globo, insieme ai mari, ai laghi e ai fiumi, crea una gigantesca falda sotterranea, che in gergo si definisce falda piezometrica; questa interessa tutte le terre emerse. Il problema è prelevare quest’acqua, perfettamente potabile, dalle profondità in cui si trova. Per far questo servono pozzi, pompe ed energia sempre disponibile. Quest’ultima deve essere ad un costo il più basso possibile. A qualcosa del genere si è ispirato l’imprenditore austriaco Dietmar Stuck durante una vacanza in Africa: gli è venuta l’idea di mettere a punto una pompa ad energia solare, in grado di fornire, nella versione più grande, circa 18mila litri di acqua al giorno; un volume in grado di soddisfare le esigenze di circa mille persone. La profondità di prelievo può essere anche oltre i 100 metri, dove si trova mediamente la falda piezometrica. Il sistema si chiama NPS (New Solar Pump). L’imprenditore garantisce che la pompa non ha alcun costo di gestione e può essere installata senza l’ausilio di professionisti con delle semplici istruzioni per la posa in opera. Inoltre, i materiali sono resistenti alla corrosione, non richiedono particolari manutenzioni e la pompa solare funziona anche con il cielo nuvoloso (evento che è comunque positivo nelle zone desertiche). Nelle ore notturne l’impianto può comunque essere azionato a mano. Anche se il sistema è brevettato, l’imprenditore intende comunque agevolare l’auto-costruzione di questo tipo di pompe attraverso il sito  www.pumpmakers.com; dettagli e video sono già disponibili gratuitamente. Attraverso questo sito, eventuali donatori possono entrare in contatto con enti ed organizzazioni non governative. Dal 2012 un primo prototipo della pompa alimenta un villaggio remoto in Mozambico.  
 



COME “FUNZIONANO” LE OASI NEL DESERTO

La falda piezometrica è determinata dal livello degli oceani, dei mari e dei corpi idrici superficiali, che con la loro pressione a determinate profondità riempiono di acqua ogni interstizio roccioso sottostante tutte le terre emerse. In tal modo l’acqua viene filtrata e perde la sua salinità. In alcuni punti queste rocce sono particolarmente porose. Attraverso un’altra legge della Fisica, il principio dei vasi capillari, a parità di pressione l’acqua sale in alto, determinando la creazione di piccoli laghi perenni in pieno deserto: le oasi.
 



L’immane problema

Secondo i dati dell’ONU, quasi 800 milioni di persone nel nostro pianeta non hanno accesso all’acqua potabile. Le stime dicono che 3 – 4 milioni di persone muoiono ogni anno per le conseguenze delle malattie legate alla scarsa disponibilità di acqua. Vuol dire che circa 10mila persone muoiono ogni giorno per tali cause: la maggior parte di loro sono bambini sotto i 5 anni. 
 



Impianti eolici domestici, ora si può!

Da una semplice conchiglia nautilus ha tratto l’ispirazione l’ingegnere olandese Richard Ruijtenbeek per realizzare mini turbine eoliche da installare sui tetti delle case in città. Luoghi dove finora era impensabile realizzare tali impianti a causa delle loro dimensioni e della rumorosità. Ad ispirarlo sono stati la Natura e le arti di calcolo del grande inventore Archimede, vissuto e morto a Siracusa, in Sicilia, nel terzo secolo avanti Cristo. Infatti, l’apposita società costituita dall’ingegnere, che ha sede a Rotterdam, si chiama proprio con il nome del matematico siracusano. Ne è venuto fuori quello che probabilmente è il più piccolo, ma anche il più efficace e silenzioso mulino a vento esistente al mondo. Si chiama Liam F1 Urban Wind ed ha la dimensione grosso modo di un’antenna parabolica per canali televisivi. L’apparato è in grado di sfruttare al massimo il vento, anche di piccola entità, che passa al suo interno (bastano 5 metri al secondo). Praticamente è il contrario di ciò che avviene con negli impianti eolici classici, molto contestati da alcune associazioni ambientaliste per il loro impatto sul paesaggio, dove la forza del vento deve essere consistente per muovere le pale degli aerogeneratori. Il congegno è predisposto per adattarsi automaticamente alla direzione del vento. Anche per tale motivo risulta particolarmente silenzioso; nella scheda tecnica viene indicato un massimo di 45 decibel, grosso modo il rumore di un frigorifero. Il rendimento energetico dichiarato, cioè quanta energia contenuta nel vento viene convertita in elettricità, è dell’80%. In realtà si tratta di un calcolo teorico perché il rendimento effettivo è di circa il 50%; comunque altissimo rispetto alla tecnologia oggi in commercio. Un impianto può raggiungere la potenza di 1,5 kilowattora: il consumo medio giornaliero di un’abitazione da 80 metri quadrati. Al costo complessivo di 4 mila euro questa mini turbina eolica è già in vendita da luglio.


 



Copiata l'intelligenza della natura

Il meccanismo di funzionamento del mini impianto eolico da città Liam F1 Urban è basato sulla conchiglia Nautilus (foto), fatta a forma di spirale logaritmica dove le curve aumentano proporzionalmente di dimensione in base ad una costante individuata nel suo centro. Ciò determina una minima resistenza meccanica ad ogni tipo di fluido che l’attraversa. L’aria che entra in sostanza non incontra significativi rallentamenti e per tale motivo l’energia cinetica del vento si trasforma più facilmente in energia elettrica.
 



Rispettare la natura ci fa risparmiare soldi e salute  

In estate bisogna assumere più liquidi, magari attraverso un’alimentazione basata soprattutto su frutta e verdura ed in particolar modo per le persone anziane. Ce lo ripetono insistentemente da ogni canale televisivo ed è bene che sia così. Periodicamente però ognuno di noi si è chiesto come mai la frutta e la verdura che compriamo al supermercato “non ha più il profumo e il sapore di una volta”. Più o meno è la stessa domanda che si è posto un team internazionale di esperti guidati dal Prof. Carlo Leifert dell’Università inglese di Newcastle, arrivando ad una conclusione semplice, ma per niente scontata. 
Questi scienziati hanno dimostrato che cereali, ortaggi e frutti provenienti da colture biologiche sono superiori fino al 60% rispetto alle coltivazioni convenzionali (quelle che fanno uso di pesticidi) nella quantità di antiossidanti contenuti, soprattutto polifenoli, fondamentali per la nostra salute. In particolare, è stato notato che le persone abituate a nutrirsi con cibi che rispettano i cicli naturali ne devono assumere quantità significativamente inferiori rispetto a coloro che si alimentano con cibi prodotti con i pesticidi. Questi ultimi tra l’altro interferiscono con il metabolismo corporeo e con le medicine che vengono prescritte dai nostri medici per curarci. In pratica preservando la salute ci guadagna anche il portafoglio. 
Nello specifico è stato evidenziato che i residui di prodotti chimici di sintesi negli alimenti (vietati nell’agricoltura biologica), pur se nei limiti di legge, tra le altre cose hanno l'effetto di accumulare un metallo molto pericoloso, il cadmio, nel nostro corpo. E’ risultato che questo elemento è inferiore quasi del 50% nei cibi bio. Anche le concentrazioni di azoto si sono evidenziate significativamente più basse; fattore molto importante perché l’eccesso di azoto nel nostro corpo può determinate problemi di metabolismo. Per questo sotto la lente di ingrandimento degli esperti sono finiti anche i numerosissimi additivi e integratori alimentari usati in passato, spesso prescritti da medici incauti, che ora sono considerati nocivi. 
La ricerca è stata condotta anche per verificare più attentamente le conclusioni diametralmente opposte alle quali era giunto uno studio commissionato dalla UK Food Standards Agency (FSA); l’agenzia che si occupa della qualità degli alimenti nel Regno Unito. Quest’altra ricerca aveva “trovato” che non c'erano sostanziali differenze o significativi benefici nutrizionali negli alimenti biologici rispetto a quelli convenzionali. Pagine intere di noti giornali italiani erano state pubblicate con quella “notizia”. L’Università di Newcastle adesso ha criticato pesantemente queste altre conclusioni perché basate su appena 46 pubblicazioni che riguardavano le colture agricole in generale, oltre alla carne e ai latticini. Una ricerca dove noi stessi, dopo averla acquistata via Internet, a suo tempo (2009) abbiamo potuto leggere la seguente frase: “Tra le mele bio e le mele convenzionali non sono state rilevate differenze di residui di pesticidi una volta sbucciate.” Con tutti il rispetto facciamo sommessamente notare il fatto che lo sanno anche i bambini che quei pesticidi si accumulano proprio sulla buccia. Per questo motivo vengono abituati a lavarle prima di mangiarle. E pensare che tale studio era stato effettuato proprio per motivi sanitari.
Giustamente il team condotto dal Prof. Leifert invece ha basato la sua analisi su dati provenienti da 343 pubblicazioni specificamente effettuati sulle colture biologiche rispetto a quelle convenzionali. Una base di ricerca molto più ampia che in fondo ha dimostrato quel ognuno di noi sa: se una mela è più profumata e saporita di un’altra è semplicemente perché non è stata forzata la Natura per produrla.
 



Multe salatissime sui pesticidi furbetti

Salatissime le nuove sanzioni per chi traffica e maneggia disinvoltamente i prodotti chimici per le piante. Dal 21 maggio è in vigore il decreto 69/2014, che finalmente recepisce due regolamenti europei del 2011. Multe da 15mila a 150mila euro per chi fabbrica, immagazzina, spaccia, pubblicizza o utilizza fitofarmaci non autorizzati o, anche se autorizzati, alterati nella composizione chimica. C’è però la “scappatoia”: se il fatto è di particolare tenuità ed occasionale, e chi lo commette ha condizioni economiche difficili, la sanzione può essere più blanda, da 1.000 a 20.000 euro. Rischia invece da 40.000 a 150.000 euro il titolare dell’autorizzazione o del permesso su fitofarmaci, il quale non rispetta le prescrizioni sulla commercializzazione contenute nell’autorizzazione o nel permesso e il responsabile dell'etichettatura che mette etichette con informazioni non chiare e non indelebili. Oltre a queste principali ipotesi, multe gravissime ai furbetti dei veleni agricoli anche in altri casi. 


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