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Vanessa Gravina: Il mio rifugio il mare

La cultura come unica arma possibile per ritrovare lamore

Mar 22 Lug 2014 | di Alma Petesilea | Interviste Esclusive
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Da quando a 6 mesi ha debuttato in tv diretta dai fratelli Taviani per una pubblicità della Plasmon, Vanessa Gravina non ha più abbandonato il palcoscenico: tra cinema, teatro e televisione negli ultimi 40 anni ha ricoperto i ruoli più svariati. Arrivando nel 2014 a vestire i panni di un giudice nella serie “Madre aiutami”, andata in onda su RaiUno.
«Un grande ruolo, per intensità e responsabilità. Interpretare un magistrato oggi è molto delicato. Ed io ho voluto farlo con rigore e onestà. Volevo che il “mio” giudice fosse una persona per bene, che si trova con una vicenda grossa fra le mani e che deve arrivare fino alla verità».

Che valore ha la verità oggi?
«è fondamentale. Credo che sempre meno si potrà barare, ma nello stesso tempo le vicende occulte saranno sempre più occulte. Credo che, paradossalmente, sarà sempre più inevitabile mettere luce e sarà sempre più difficile fare luce. Io amo la verità, la trasparenza. Per questo, la cosa che amo di più dopo il mio lavoro è il mare, quello pulito. Quello che non nasconde».

E' il mare il suo rifugio? 
«Quelli più puliti. Quelli vicino a Roma non sempre sono perfetti. Soprattutto in piena estate. Di solito vado dopo il Circeo, verso Sperlonga. Quando è possibile scelgo la Sardegna, dove c’è il mare più bello del mondo, soprattutto nella parte sud, dove non ci sono i vip, come a Capo Spartivento». 

Recentemente è stata in teatro con lo spettacolo di Neil Simon “A piedi nudi nel parco”. 
«È stato molto bello. Soprattutto confrontarmi con un autore contemporaneo. Ho fatto di tutto: da Eschilo a Pirandello a Shakespeare, tutta gente sepolta da secoli. Neil Simon, diversamente, ha una freschezza e una velocità incredibile. Lo spettacolo è andato molto bene e lo riprenderò il prossimo inverno. La commedia dei paradossi, un po’ alla Allen, crea una interazione con il pubblico stimolante».

Ma c’è un’altra novità…
«Da luglio sono in scena con tre ruoli, nello spettacolo “Carmen, Cassandra, Medea: il processo”. Si tratta di tre eroine romantiche, legate dal loro agire mosso dalla passione, dal senso di giustizia, dalla sensibilità. Ma ciò che interessa è il preambolo che le ha portate alla morte. Lo spettacolo si lega al femminicidio, c’è dunque uno sfondo sociale ed è molto particolare, perché mentre io rappresento con la voce le tre eroine, la ballerina Rossella Brescia danzerà le loro storie: è la prima volta che si porta in scena uno spettacolo del genere».

Si parla molto di femminicidio ultimamente.
«È una epidemia. Lo Stato ti può proteggere fino ad un certo punto. Bisogna far capire alle donne che non sono sole, ma che ci sono associazioni, organismi ai quali rivolgerci. Che si può chiedere il TSO. Che se hai il matto in casa lo devi denunciare. Bisogna rivolgersi alle strutture mediche, non solo alla polizia. Non c’è prezzo per il rispetto della nostra vita. Basta guardarsi intorno o leggere il report annuale di Amnesty per capire quanto sia diffuso il fenomeno. Dobbiamo capire che è nostro diritto, se siamo in pericolo, prendere i figli e scappare». 

Pensi che le quote rosa possano tutelare le donne e garanzia di uguaglianza?
«Quote rosa? Credo sia la cosa più maschilista che sia stata mai fatta!» .

Come si può far capire ai giovani che devono ancora credere nell’amore di fronte a tutto questo?
«Bisogna credere nell’amore. Ma per salvarlo, bisogna tornare alla grande bellezza, a vederla. E questo è possibile attraverso la cultura, lo sviluppo sociale, la famiglia, l’abbattimento dell’uso dei telefonini, che rendono aliene le persone perché non si ha più tempo di guardare in faccia i propri figli. Bisogna abbattere la superficialità e l’indifferenza e cominciare a cambiare le cose già nella scuola, inserendo più materie umanistiche e il teatro, perché il teatro è confronto. L’arte è amore. La cultura trasmette amore, ti porta al confronto, ti porta a dire le cose in modo laico, obiettivo, intelligente».

So che è un periodo positivo per lei...
«Ci sono la salute, gli affetti, riesco ancora a fare delle cose qualitative dal punto di vista lavorativo. Nella difficoltà generale e nella difficoltà che ho sempre vissuto, a cominciare da come mi sono dovuta sempre accaparrata le cose nella vita, posso dirmi fortunata». 

Nei momenti difficili, come si può mantenere l’equilibrio soprattutto in un ambito lavorativo come il vostro fatto molto di presenze?
«Grazie agli affetti».

Ha mai pensato di andar via dall’Italia?
«Sono fuggita tante volte. Non ho lavorato per tanto tempo. Ho attraversato periodi difficili. Mi sono rifugiata spesso in Francia, soprattutto a Parigi dove ho vissuto per mesi. Si sta bene, ma fa molto freddo e si mangia male: non potrei mai vivere lì. E poi sono legata all’Italia, perché c’è la velocità, l’intelligenza, la cultura anche se la stanno ammazzando. Siamo stati degli inventori della vita, quelli che improvvisano. Credo che l’Italia sia il Paese più bello del mondo. Ed è su questo che dobbiamo insistere: sulla valorizzazione di ciò che abbiamo che è la grande bellezza».     
 



A 6 MESI GIA' SUL SET

Nata a Milano nel 1974, debutta a 6 mesi nello spot della Plasmon, diretta dai fratelli Taviani. Nel 1985 esordisce al cinema con “Colpo di fulmine”, di Marco Risi. Seguono, tra gli altri: “Maramao” (1987), di Giovanni Veronesi, “2 dicembre” (1988), di Luciano De Crescenzo, “Italiani” (1996) di Maurizio Ponzi. Partecipa a “La Piovra 4” (1989) e “La Piovra 5” (1990), “Abbronzatissimi 2 - un anno dopo” (1993). Nel 2001 è nella serie tv Incantesimo 4. Segue “CentoVetrine”, “Sospetti”, “Gente di mare”, “Pompei ieri, oggi, domani”, “Butta la luna”, “Un caso di coscienza”, "Madre aiutami". A teatro ha debuttato con Giorgio Strehler al Piccolo di Milano.


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