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Frutta brutta…ma buona

Contro lo spreco di soldi e di cibo, recuperiamo i frutti della terra “sbagliati”

Ven 29 Ago 2014 | di Armando Marino | Soldi
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“La frutta è un piacere. Se non è 'bbona, che piacere è?”. è la domanda che Nino Manfredi si poneva a riguardo del caffè in uno spot pubblicitario tormentone. Ma di sicuro vale anche per pesce, meloni, ciliege. Lo sa bene chi vive nelle grandi città, specie al Nord, dove riempire il frigorifero di frutta buona non è un'impresa facile e di sicuro non è a buon mercato. Non sono pregiudizialmente contrario all'agricoltura intensiva, di cui probabilmente c'è bisogno per sfamare grandi masse di persone e alimentare un mercato avido di beni di consumo. è vero però che c'è tanto spreco: la Fao stima in ottanta chili l'anno pro capite il quantitativo di cibo che ogni cittadino butta via. La stima dello spreco sale a 180 chili se si conta la quantità di frutta e verdura sprecata dalla filiera produttive. Perché buona parte della frutta non viene nemmeno raccolta. C'è poi la questione del gusto: certa frutta che si compra nei supermercati, confrontata con succose pesche, dolci nespole, bei pomodori che si trovano nei mercati, nei negozi dei piccoli centri o direttamente dai contadini, praticamente non sa di nulla. Dunque, se a costo di qualche sacrificio o di un po' di spesa in più volete assaggiare prodotti più saporiti, ci sono una serie di iniziative che possono aiutare. Siccome l'Unione europea ha deciso di regolamentare anche gli aspetti estetici della frutta, c'è chi ha deciso di nutrirsi in modo genuino, nonostante la rigidezza di certe indicazioni di Bruxelles, di recuperare i vegetali con forme che non piacciono all'Unione europea. In Portogallo la chiamano “fruta feia”, frutta brutta  ed è anche il nome di una cooperativa che si è messa a commerciare i frutti della terra “sbagliati”. La cooperativa dribbla il problema del divieto di commercializzazione con uno stratagemma: la frutta recuperata da sicura distruzione viene venduta ai soli soci dela cooperativa. Analoga iniziativa è partita da qualche settimana in Francia: la catena di supermercati Intermarchè vende la frutta brutta. Chi compra può risparmiare qualche soldo e magari trovare frutti anche più saporiti. In Italia esperienze del genere non mi risulta che siano arrivate, ma a Roma è partita un'altra iniziativa interessante che si chiama “Frutta urbana”: un'associazione ha mappato tutti i frutteti liberi della città, cioè alberi piantati in terreni pubblici di cui nessuno spesso coglie i prodotti. Un'occasione per riempirsi il frigo a buon mercato e a prezzeo inferiore. 


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