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Il lavoro che c’è

Anche in tempi di crisi alcuni settori offrono tante opportunità di lavoro. Ma noi sappiamo sfruttarle?

Ven 29 Ago 2014 | di Claudio Cantelmo | Attualità
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“Il lavoro non si trova perché non c'è”. Una frase che sentiamo spesso, oggi che il tema dell'occupazione è tornato in testa a tutte le discussioni politiche.
La Costituzione italiana recita all'articolo 1 “L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, e all'articolo 4 aggiunge “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.
L'interpretazione che spesso sentiamo è che lo Stato debba quindi garantire un posto di lavoro a tutti, a tempo indeterminato. Niente di più sbagliato, anzi, niente di più dannoso per l'economia nazionale, ma soprattutto per il benessere di ogni singolo individuo. Senza stare troppo a riesumare i danni umani ed economici di quei regimi dove è stata applicata questa distorta interpretazione, basterebbe innanzitutto ammettere che nessuno Stato al mondo potrà mai garantire un posto di lavoro ad ogni singola persona e che l'unico vero diritto che lo Stato può garantire è quello di potersi cercare un lavoro senza essere discriminati. E per trovare lavoro il primo passo fondamentale è proprio quello di non aspettare che siano altri a cercarlo per noi: ognuno dovrebbe pensare a se stesso come ad un'azienda, scommettere sulle proprie capacità e, se queste non sono sufficienti, cercare di migliorarle. Se noi per primi non crediamo in noi stessi, perché qualcun altro dovrebbe farlo?
Ma in pratica, cosa si può fare quando si è disoccupati e si trovano tutte le porte chiuse? Sicuramente smetterla di piangersi addosso e dare la colpa ai datori incapaci, agli immigrati che rubano i posti, allo Stato 'che non fa niente'... insomma l'importante è che la colpa sia sempre di qualcun altro.  Sono tutte scuse che ci costruiamo per non guardarci allo specchio e ammettere che forse c'è qualcosa da migliorare innazitutto in noi stessi. Ma migliorarci non vuol dire solo mirare a una formazione ‘professionale’ (certo importante, ma non risolutiva), è soprattutto sul nostro atteggiamento che dobbiamo lavorare, per dimostrare la nostra risolutezza, la nostra volontà di saperlo fare e di volerlo quel lavoro benedetto. Dobbiamo cercare mille modi diversi per crearci le opportunità, approcciare chi abbiamo di fronte con umiltà, che non vuol dire essere remissivi, ma ricettivi al massimo, pronti a cogliere la minima occasione che ci viene data, ma senza mai farci abbattere da un no o una porta sbattuta in faccia, perché anche se sono tante le porte chiuse in faccia, a noi ne basta trovare una soltanto che resti aperta.

 


 

TEMPO DI CRISI? E IO HO TROVATO LAVORO

Tempi di crisi, posti persi in tutti i settori. Non è vero! è vero che la crisi dal 2008 a oggi ha fatto quasi raddoppiare il tasso di disoccupazione, ma è altrettanto vero che in alcuni settori in questi 5 anni sono stati creati centinaia di migliaia di ulteriori posti di lavoro. E seppur la tanto agognata ripresa dovesse tardare, è sicuro che nei prossimi anni verranno create altre centinaia di migliaia di posti di lavoro. Sapere individuare in quali settori ci sarà un calo o un aumento dell’occupazione e muoversi di conseguenza è importante per rischiare il posto o per non restare disoccupati.
In questo ultimo quinquennio (2008-2013), solo di estetisti, parrucchieri, colf e badanti i posti sono aumentati di oltre 300.000 unità, così come sono aumentati anche camerieri, cuochi, magazzinieri e promotori finanziari; più che raddoppiati addirittura i posti di portieri, custodi e vigilanti non armati. Tra i lavori che hanno alimentato maggiormente la disoccupazione, invece, bisogna elencare i ragionieri e i funzionari amministrativi, gli imprenditori di piccole imprese, i muratori , i professori di scuola superiore e gli addetti alla vigilanza armata: se pianificate la vostra vita lavorativa, insomma, puntate su altro.

 


 

OCCHI APERTI E SAPERSI ADATTARE

Per chi cerca lavoro a stretto giro, esistono delle possibilità,  come si evince dalle assunzioni previste entro la fine del 2014. Ecco i settori con le offerte più numerose: al primo posto addetti alla ristorazione e servizi turistici (15mila 980 assunzioni): 12,6% a tempo indeterminato, 69,6% a termine, 10,3% in apprendistato e 1,8% con altri contratti. Stando all’analisi effettuata da Datagiovani, sulla base dei dati rilevati da Unioncamere-Ministero del Lavoro, relativamente alle previsioni di assunzioni nel primo trimestre 2015, le categorie più ricercate saranno cuochi, camerieri e gli operatori del turismo. In seconda posizione, personale qualificato in negozi (11mila 780 posti) dei quali 29,9% a tempo indeterminato, 58,4% a tempo indeterminato, 8,8% in apprendistato. Seguono circa 10mila addetti dell’edilizia (operai specializzati e manutenzione edifici) e collaboratori domestici (pulizia, colf, badanti): in entrambi i casi prevalgono i contratti a termine. Non mancano le richieste per lavori d’ufficio (8mila 460 posti), come segretari e servizi generali. Fra 6mila e 7mila le posizioni aperte per addetti all’accoglienza, informazione e assistenza della clientela e per conduttori di mezzi di trasporto.
Nota dolente la scarsa attenzione riservata dalle aziende alle assunzioni di lavoratori fino a 29 anni: nel primo trimestre 2014 sono state riscontrate 38mila assunzioni di giovani in questa fascia, tra contratti stagionali e non (-26% sul 2013 pari a 13mila assunzioni in meno), su 138mila previste nel complesso. Ovvero meno di tre assunzioni su dieci sono state ad appannaggio dei giovani. Il calo di assunzioni under 30 diventa ancora più accentuato nel Sud, dove si registra un -40%, con picchi del -55% in Puglia e del -48% in Sardegna. Flessioni più contenute al Nordovest (-29%), al Nordest (-21%) e al Centro (-17%). Aumenti vengono registrati solo in Umbria, Valle d’Aosta ed Emilia Romagna: +45%, +36% e +4,7% rispettivamente. Per quanto riguarda le modalità di scelta dei giovani, questi si dimostrano per nulla “choosy”: secondo una ricerca della Fondazione Sussidiarietà, su 5.750 laureati, il 53% mostra un’elevata adattabilità. La grande maggioranza (63% degli uomini, il 60% degli ingegneri, il 60% dei residenti al Centro-Sud e il 50% di quelli del Nord) è disponibile a trasferirsi o fare il pendolare. I giovani del Sud si adattano con più facilità, spesso hanno già partecipato al programma Erasmus e sono pronti a conformarsi alle esigenze del mercato.
L’analisi termina con un verdetto dal gusto amaro, delineando i contorni del lavoro che non c’è: la triste classifica delle professioni meno richieste, anche per saturazione del mercato, vede svettare gli architetti, i veterinari e gli avvocati.

 


 

LA CASTA IN FAMIGLIA: I MANTENUTI

I  nostri genitori avevano il lavoro fisso, solitamente il papà lavorava e la mamma faceva la casalinga. Poi hanno iniziato a lavorare entrambi i genitori, sempre più con contratti a termine o cosidetti ‘precari’. E in futuro? La famiglia resterà certamente un caposaldo, anche dal punto di vista economico, una forma mutualistica di assistenza tra i suoi componenti, di diverse generazioni, che pur nella discontinuità dei salari, dovrebbe mediamente permettere un’entrata adeguata. Rispetto alla quasi monotonia della vita economica dei nostri genitori, la famiglia vivrà però sempre più spesso alti e bassi finanziari e sarà sempre più importante sapersi adattare a questi saliscendi del conto in banca.  L’importante, per l’equilibrio familiare, è che non si sviluppino ‘elementi parassiti’ capaci solo di sfruttare l’assistenza che gli viene dai parenti stretti. Lo stimolo maggiore a non cadere in questa degenerazione, però, deve venire proprio da chi i ‘soldi li porta a casa’, che dovrà valutare se l’assistenza che offre sta aiutando l’altra persona o la sta solo danneggiando.

 


 

SAPER GUARDARE AL FUTURO

Okay, il settore lavorativo che tira di più è quello della green economy: è lì che le prospettive appaiono più rosee per chi è alla ricerca di uno sbocco occupazionale. Ma i nostalgici delle professioni tradizionali, almeno per alcune tipologie, possono ancora sperare: cuochi ed estetiste, per esempio, non spariranno mai! Tra le occupazioni destinate a reggere almeno per i prossimi vent’anni, sentenzia una recente inchiesta del Wall Street Journal, ecco il geriatra, vero guru delle prossime generazioni di over 65; il centralinista di call center, figura intramontabile, operatori turistici pronti ad accogliere benestanti e arzilli villeggianti anzianotti o commessi di negozio che, in base a uno studio dell’agenzia americana per le statistiche sul lavoro, aumenteranno dell’8% nei prossimi due decenni.
Luce verde anche per agenti di pompe funebri, parrucchieri, esattori delle tasse, muratori e insegnanti.
Ma guardiamo in casa nostra, partendo proprio dal “verde”: anche in Italia il lavoro non manca e quello che tira di più si riscontra nel campo delle energie rinnovabili. Secondo il rapporto Green Italy, realizzato da Unioncamere con la Fondazione Symbola, negli ultimi dodici mesi il 38% delle assunzioni nel nostro Paese, circa 227mila persone, è costituito da contratti legati alle nuove professioni ambientali, con un occhio particolare a prodotti e tecnologie che assicurino un maggior risparmio energetico: quasi un'impresa su quattro (il 23,9% del totale, circa 370mila aziende) vi ha investito negli ultimi tre anni. La parola d'ordine è dunque alleggerire i costi, risparmiare su bolletta elettrica, riscaldamento e aria condizionata. 
Un'altra professione nella top ten è l'esperto di gas serra: un matematico che calcoli, per esempio, quanta anidride carbonica viene emessa in atmosfera considerando i consumi in una fabbrica di auto, e come compensare, spesso in chiave finanziaria, il danno all’ecosistema. Ma in cima alla classifica dei lavori più ricercati in campo ambientale, svettano i manager del rischio: esperti che possono prevenire le conseguenze economiche di cambiamenti climatici, di disastri meteo e idrogeologici. 
Nei curricula dei prossimi vent’anni, indica un’altra recente indagine dell'istituto di ricerca statunitense FastFuture, leggeremo poi termini che oggi appaiono alieni, come quarantine enforcer (esperti di quarantena) o weather police (polizia del meteo). 
L’agenzia americana elenca le venti professioni che nasceranno entro il 2030 e sembra di entrare nella stanza di Archimede pitagorico. Si parte appunto dall'esperto di quarantena, un "infermiere" specializzato in epidemie di massa come aviaria o mucca pazza, all'agricoltore verticale che coltiva pomodori e uva sviluppando orti in altezza sui nuovi grattacieli. Non mancano poi il nano-medico, un dottore esperto di dispositivi microscopici per il controllo della salute, e il bioingegnere, progettista di organi artificiali, protesi virtuali e apparecchiature diagnostiche d'avanguardia. Nell'elenco anche l'esperto di recupero di città allagate da uragani e lo specialista di fisica quantistica per il teletrasporto degli esseri umani. 
Meno futuristici sono i guardiani degli animali e i piloti di dirigibile, i velivoli del futuro. L'olografia, poi, a Hollywood sostituirà la scenografia, mentre nasceranno nuove guide turistiche con ombrellino a gravità zero per i tour nello spazio. Le pompe di benzina saranno sostituite da quelle a idrogeno, per cui sarà necessario trovare un responsabile specializzato. Andranno sempre più di moda anche i personal brander, esperti di comunicazione sui social network, oltre ai designer di nuove monete, i tecnici di longevità, gli psicologi che leggono nella mente, gli astrogeologi e i chirurghi della memoria.

 


 

Zio Paperone? Fa l’igienista dentale!
Il quotidiano economico americano Wall Street Journal ha pubblicato la classifica delle dieci professioni che, nel futuro, conosceranno il maggior incremento retributivo. Previsione che tiene conto dei movimenti generazionali della popolazione e del costante aumento dei lavori legati a marketing digitale, statistica e data mining (l'analisi dei dati).

1. Igienisti dentali (incremento del salario atteso: +36%) 
2. Promotori finanziari (+30%) 
3. Ricercatori di marketing (+28%) 
4. Sviluppatori di app per computer (+24%) 
5. Ingegneri civili (+24%) 
6. Analisti di gestione (+23%) 
7. Infermieri (+22%) 
8. Commercialisti e revisori dei conti (+21%) 
9. Medici chirurghi (+21 %)
10 Chef e maitres di sala (+20%)


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