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In Italia le rinnovabili superano gas e petrolio

Confermate le analisi e le previsioni della rivista Acqua & Sapone. Smentito chi dice che gli incentivi alle rinnovabili rallentano il Paese e fanno salire i prezzi

Ven 29 Ago 2014 | di Caroline Susan Payne | Soldi
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Anche questa è una notizia che non ascolteremo dai telegiornali né leggeremo sui quotidiani, pur essendo molto importante per il nostro Paese: da questa estate oltre la metà dell’energia elettrica venduta dai produttori ed immessa in rete, proviene da fonti rinnovabili. Rinnovabili vere: solare, idroelettrico, eolico e geotermico, non quelle finte mascherate da fonti pulite come gli inceneritori, le fallimentari centrali a metano (turbogas) o le cosiddette centrali a “bio”-gas prodotto da rifiuti supersussidiate con soldi pubblici. La previsione fatta dalle pagine di Acqua & Sapone appena due anni fa e confermata lo scorso anno, oggi è un fatto compiuto. A giugno, nelle due macroaree Nord e Toscana-Umbria-Marche l’energia verde venduta rispetto al totale ha superato il 60 e il 64%. 

LE RINNOVABILI VINCONO, SMENTITA LA LOBBY FOSSILE

Questo significa che l'Italia sta risparmiando un sacco di soldi per l’acquisto di combustibili fossili dall’estero (gas, carbone e petrolio), anche se le nostre bollette non stanno diminuendo, come dovrebbero per motivi finanziari. Altra nostra previsione azzeccata, nonostante in molti si siano affannati a scrivere che gli incentivi economici garantiti dal governo per le fonti pulite si sarebbero rivelate in salasso per la nostra bilancia dei pagamenti. 
In sostanza stiamo respirando aria più pulita e nel frattempo lo Stato italiano si ritrova qualche soldo in più nelle sue disastrate casse. Con pochi altri avevamo previsto che proprio dal punto di vista economico, prima ancora che ambientale, le fonti rinnovabili si sarebbero rivelate irresistibili. Basti pensare che rispetto ad appena tre anni fa, quando con l’apposito referendum siamo stati chiamati a dire no per la seconda volta alle centrali nucleari nel nostro Paese, il prezzo di vendita medio dell’energia elettrica a livello nazionale è sceso di oltre il 30%, mentre rispetto al 2008 (anno di inizio della crisi) lo stesso prezzo si è dimezzato. Ma attenzione: si tratta di un prezzo medio, in quando le nostre due regioni insulari (Sicilia e Sardegna) hanno un prezzo ancora estremamente elevato per motivi impiantistici e logistici, altrimenti la diminuzione media nazionale sarebbe ancora più elevata. 

PREZZI DESTINATI A CROLLARE
La stessa cosa del resto sta avvenendo in tutto il mondo e per tale motivo possiamo azzardarci in un’altra previsione: non è lontano il tempo in cui, proprio grazie alle rinnovabili, l’energia elettrica costerà poche decine di euro per ogni megawattora (corrispondenti a mille kwh). Una previsione relativamente facile da fare perché questo traguardo è già una realtà in altri Paesi. 
Ad esempio in Danimarca, luogo molto ventoso dove con la sola energia eolica, l'elettricità generata direttamente dal vento, oggi si produce oltre il 50% del fabbisogno nazionale. Con una intelligente politica di investimenti, molti impianti sono stati posizionati in mare aperto ed addirittura sono stati messi in grado di “nuotare”, cioè di spostarsi autonomamente nella direzione e nei posti dove le raffiche sono più forti. L’Agenzia per l’Energia della Danimarca (DEA) ha calcolato che in tal modo la corrente elettrica potrà essere venduta dai produttori al prezzo di 3 corone danesi per kilowattora, equivalenti a 4 centesimi di euro. Gli altri motivi di una cifra così bassa la spieghiamo nel riquadro a pag. 3). Tale prezzo comunque rappresenta la metà del costo ottenibile da una centrale alimentata a gas metano o a carbone, mentre per l’energia nucleare tale prezzo è di tre volte inferiore. Con un apposito sistema di accumulo poi (come le batterie per le automobili), che è in fase di programmazione, tali impianti sono in grado di fornire energia elettrica anche quando il vento è assente e pertanto il prezzo già così conveniente è destinato a diminuire ulteriormente.

COSTO BASSO SENZA INCENTIVI STATALI
A traguardi simili sono ormai giunti anche negli Stati Uniti, in particolare nello Stato dello Utah dove è stato realizzato un impianto fotovoltaico che fornirà corrente elettrica a 12.000 famiglie. Il costo programmato è di 5,5 centesimi di dollaro per kilowattora, corrispondenti a 4 centesimi di euro (al cambio attuale), senza alcun incentivo statale. Vuol dire che con tali prezzi non è più conveniente costruire centrali fossili né nucleari, cioè alimentate a gas, carbone, petrolio e, men che meno, uranio. Presto la stessa cosa potrebbe avvenire anche in Italia, dove una famiglia in media consuma 2.700 kilowattora all’anno. Tenendo conto dei margini di guadagno dei produttori e degli altri oneri che normalmente vengono caricati in bolletta (che di solito raddoppiano il prezzo di produzione), ogni utenza domestica mediamente verrebbe a pagare meno della metà del costo attuale. Nella nostra nazione, però, purtroppo esiste da sempre un problema aggiuntivo: la serietà, la competenza e l’affidabilità della nostra classe politica, sempre pronta a sfruttare la proverbiale memoria corta degli italiani. Solo tre anni fa volevano convincerci che il futuro stava nell’energia nucleare, mentre oggi questi dati dimostrano ancora una volta che era un bidone e l’assurdità di quella scelta. Oltre alla saggezza del popolo nel bocciare le smanie nucleariste. Infatti, attualmente non si trova in giro nessuno che continui a propugnare la tesi dell’economicità dell’energia atomica. Ma state sicuri che prima o poi sbucheranno fuori di nuovo, con altri dati falsi, ma li vedremo di nuovo in circolazione.

 


 

IL GRANDE AFFARE CHE FA SUPERARE LA POLITICA DEGLI INCENTIVI

In Danimarca non viene applicata la politica degli incentivi alle fonti rinnovabili, cioè facendole pagare di più in bolletta per agevolarne il decollo, come avviene in Italia e in Germania. Questi incentivi normalmente durano 20 anni e coprono tutta la produzione immessa in rete. Il governo danese invece ha pensato di acquistare l’energia prodotta in un numero minimo di ore (22.000 per l’esattezza) in cui l’impianto eolico funzionerà a pieno regime durante la sua vita. Il parametro è fissato sul costo di realizzazione dell’impianto stesso. E siccome di ore nell’arco di un anno ce ne sono 8.760, basta che quella struttura produca energia al massimo delle sue potenzialità per circa 2 anni e mezzo e il costo è automaticamente ripagato. La tantissima energia in più che verrà comunque prodotta (tali impianti sono programmati per funzionare decine di anni) sarà il margine di guadagno dell’imprenditore. 

 


 

Il bidone delle centrali a gas

Avevano persino fatto andare l'allora Ministro del (presunto) sviluppo economico presso una delle centrali turbogas, ad Aprilia (Lt). E invece proprio questi mega impianti presentati come fonti rinnovabili, in realtà a combustibile fossile (metano), hanno trascinato nel baratro Sorgenia, società controllata dal gruppo Cir, lo stesso dei giornali La Repubblica e L'Espresso, controllato dalla famiglia De Benedetti. Era prevedibile il boom delle rinnovabili vere (sole e vento soprattutto). Loro hanno puntato su queste grandi centrali a gas, imponendole persino con la forza alla popolazione contraria, come accaduto ad Aprilia e Modugno (Ba), dove lo Stato ha inviato centinaia di agenti, carabinieri e persino forestali in tenuta antisommossa, con manganello, per far rispettare il diritto della lobby a realizzare le centrali bidone. Alle quali, qualche mese fa, l’ex governo Letta ha pure  confermato enormi sussidi pubblici con la Legge di Stabilità (la Finanziaria). Ma lo sviluppo, quello vero dell'energia pulita vera, ha presentato il conto. Le turbogas sono sottoutilizzate, cioè tutta l'enorme quantità di elettricità che possono generare non si vende, surclassata dalle fonti verdi. L'energia prodotta da queste ultime, infatti, per legge deve essere immessa in rete e venduta con diritto di precedenza. Solo se non basta la corrente “verde”, allora il mercato può acquistare la corrente generata dalle fonti sporche per coprire l'intero fabbisogno. Sorgenia ha accumulato 1,8 miliardi di euro di debiti, sfiorando il fallimento. L'epilogo a luglio: le 21 banche creditrici si sono accollate il gigantesco fardello, mettendoci 400 milioni di euro freschi. La chiamano ristrutturazione. Alla fine De Benedetti ne uscirà pulito e anzi con altri soldi. Prima i banchieri gli hanno riconosciuto un “merito di credito” altissimo, prestandogli somme che nemmeno tutti i lavoratori italiani messi insieme riuscirebbero a prendere nella loro vita; poi hanno ritirato il bidone finanziato da loro stessi, foraggiandolo nuovamente. E in più, con un succulento premio per il gruppo De Benedetti e Verbund (10% di ciò che le banche incasseranno dalla vendita della società salvata o di eventuali realizzi futuri, con interessi del 10% annuo). Regali che solo pochissimi potenti al mondo possono ottenere. 
E così le banche, invece di dare il fiume di quattrini ricevuto dalla Banca centrale europea a tasso agevolatissimo per sostenere famiglie e imprese, usano i soldi per salvare un colosso dai piedi d'argilla, nel più tradizionale stile partitocratico e lobbistico tricolore. I primi nuovi azionisti della società di De Benedetti, coincidenza, sono i compagni del Monte dei Paschi di Siena. A luglio era ancora sotto sequestro giudiziario per inquinamento la centrale a carbone di Vado Ligure, nel savonese, dove Sorgenia ha il 39% di quote. Due le inchieste, per disastro ambientale e omicidio colposo. Secondo la Procura della Repubblica di Savona, i suoi fumi avrebbero causato “442 morti tra il 2000 e il 2007, tra i 1.700 e i 2.000 ricoveri di adulti per malattie respiratorie e cardiovascolari e 450 bambini ricoverati per patologie respiratorie e attacchi d’asma tra il 2005 e il 2012”.Questa è la democrazia e l'imprenditoria vincente. Pèrdono, ma incassano. Sbagliano, ma non pagano. 
Hai voglia a stampare bei giornali!

 


 

C’ERA UNA VOLTA L’ENERGIA NUCLEARE

Nel 2016 la corrente pulita sorpassa anche l’atomo in tutto il mondo

Diciamo che si sono semplicemente sbagliati. In base ai dati forniti recentemente dall’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) nel 2016 a livello mondiale, le fonti rinnovabili produrranno il doppio dell’energia immessa in rete attualmente dalle centrali nucleari. Il divario è destinato ad ampliarsi a dismisura. Anche in questo caso le previsioni sono facili da fare. Lo scorso anno la metà degli investimenti fatti a livello mondiale nel settore della produzione di energia riguardano proprio le fonti rinnovabili: tutte le altre fonti si sono dovute spartire il resto della torta. Per chi ha buona vista questo era un “trend” macro-economico già ben visibile anche negli anni precedenti, quando il governo di allora voleva convincerci che il futuro era di nuovo nell’energia atomica. Per fortuna la lungimiranza degli italiani non gli ha dato retta.  

 




Italia, il gas più caro d’europa

Berlusconi premier è andato a trovare Putin nel 2003 nella dacia presidenziale di Zavidovo, poi ad aprile 2007 in un'altra dacia sul Golfo di Finlandia (motivo ufficiale: un festival internazionale del balletto al Teatro Mariinskij, dove B. non fu però visto). Ad ottobre 2009, diede buca al Re Abdullah di Giordania per tornare dall'amico Vladimir. Non si sa se fu una “cena elegante”, di sicuro fu segreta e riservatissima per discutere di energia. In particolare, certi accordi sul gas russo e kazako. Il risultato dei geniali weekend? Rincari costanti dei prezzi del gas. Il gas per utenza domestica ha i prezzi più alti in Europa (a parte Svezia e Danimarca): 9,5 centesimi per kilowattora all’ingrosso. Oltre il 20% in più della media europea (area euro) che è 7,9 centesimi (fonte Eurostat, 2013). Grazie soprattutto alle rinnovabili e al flop delle centrali termoelettriche a metano, da gennaio ad agosto il costo è sceso. 


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