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Non vivo più senza pet…

Oltre il 90% di proprietari non saprebbe rinunciare al proprio animaletto domestico, un vero collante per la famiglia

Ven 29 Ago 2014 | di Giuseppe Scicco | Attualità
Foto di 8

Un animale in casa? Mai più senza! Questo è il pensiero di oltre nove italiani su dieci proprietari di un pet, che assicurano di non poter più fare a meno della presenza di un quattrozampe dentro o fuori le mura domestiche, in vacanza o nei momenti di svago. I risultati dell’ultimo Rapporto Assalco-Zoomark ha i contorni di un plebiscito: il 91% degli intervistati ritiene addirittura l’animale il collante che tiene unita la famiglia, trasmettendo a tutti gioia, buonumore e serenità (lo dice il 94%), e smorzando tensioni e litigi (84%).  Dalla fotografia scattata da Iri Information Resources per il menzionato rapporto, viene fuori che il 90% degli intervistati si occupa personalmente del cucciolo di casa, senza delegare il compito a nessuno, anzi manifestando una punta di gelosia nel caso qualcuno volesse sostituirsi al suo ruolo di “tutore”.

Un toccasana per la famiglia
Secondo l’87% dei proprietari la presenza di un animale incentiva i membri del nucleo a passare più tempo in famiglia. In particolare, la convivenza con un cane stimola i più pigri ad una vita maggiormente attiva, all’aria aperta. Ancora: l’88% consiglierebbe a una famiglia con bambini di adottare un pet, perché ritiene che crescere con un animale stimoli la capacità di socializzazione ed educhi i più piccoli al rispetto e alla responsabilità. Ma è quando si analizza il rapporto animale-anziano che i consensi diventano davvero impressionanti: il 97% del campione raccomanda la compagnia di un quattrozampe ai meno giovani, nella convinzione che la sua presenza incoraggi a una costante vitalità e aiuti a mantenersi in forma fisicamente e mentalmente, favorendo la socializzazione (99%). «I pet sono ormai veri e propri membri della famiglia – ha dichiarato Luigi Schiappapietra, presidente di Assalco – e per chi ha il piacere di vivere insieme a loro diventa impensabile rinunciare a un affetto così profondo. È anche per questo motivo che gli italiani cercano sempre più spesso di portare con loro l’amico “peloso” ovunque vadano. Le istituzioni si stanno muovendo in questo senso, permettendo l’accesso agli animali in un numero sempre maggiore di luoghi, come gli ospedali o gli uffici. Anche i locali pubblici sempre più spesso invitano i propri clienti a non lasciare a casa il cucciolo, condividendo con lui tutti i momenti possibili».

Uno su due è pure viziato
La ricerca indaga anche sull’importanza che i “padroni” danno alla salute e alla dieta dell’amico a quattrozampe. Il consiglio del veterinario è il fattore di maggior peso nella scelta del petfood adeguato (44%), insieme ai gusti dell’animale (46%). Il 92% degli intervistati considera un’alimentazione ad hoc come elemento cruciale per la salute e il benessere di cani e gatti e, pur di accontentarli e di farli star bene, non si bada a spese: l’89% afferma di non far mancare nulla al pet, in barba alla crisi. L’82% non ha mai rinunciato all’acquisto di alimenti industriali, e il 50% degli umani interrogati non ha remore nell’ammettere di viziare il compagno animale, con regalini su misura nelle occasioni speciali. Nel Rapporto Assalco-Zoomark si evidenziano anche i dati Eurispes 2014 sul budget degli italiani per i loro amici: il 52,1% dei possessori di pet spende in media meno di 30 euro al mese per il loro fabbisogno nutrizionale («massimo 1 euro al giorno, quanto un caffè», il commento più gettonato), che arriva a 1,50, contemplando le cure igieniche e sanitarie dell’animale; il 32,8% arriva fino a 50 euro mensili. Ci sono poi un 10,9% che dichiara una spesa fino a 100 euro al mese, un 2,1% che arriva a 200 euro e un 1,6 % che li supera. 

Prendo un pesce rosso, sogno un cane
Quali gli animali più presenti nelle case tricolore? Al primo posto i poco invasivi e comodi pesci, che affollano in trenta milioni i nostri appartamenti, seguiti dai volatili che si attestano a tredici milioni. Medaglia di bronzo, ma primi tra i pet in senso stretto i gatti, con ben sette milioni e mezzo d’individui, seguiti dai cani (sette milioni), dai piccoli mammiferi con poco meno di due milioni e rettili, che abbastanza sorprendentemente sommano a quasi un milione e mezzo. Interessante anche rilevare come gli animali siano arrivati in famiglia: per la maggior parte si tratta di regali, seguono le adozioni, quindi l’acquisto. Solo l’1,5% di essi sono nati nella casa in cui tutt’ora risiedono. I proprietari intervistati dichiarano che, qualora liberi di scegliere senza condizionamenti legati alle dimensioni della casa o agli spazi esterni, per il 48,4% opterebbe per un cane, il 33,4% per i felini. E sembra siano le donne maggiormente propense a votarsi al cucciolo: il 73,3% degli animaletti ha infatti una “titolare” in rosa, contro un risicato 26,7% di uomini. Guardando, poi, il lavoro svolto dagli animalisti, risulta che la maggior parte di essi svolge una professione dipendente o autonoma, seguono i pensionati, gli studenti o i precari che si attestano al 22,7% e, infine, le casalinghe.

Aiutano a star meglio
Anche sugli aspetti benefici derivanti dalla convivenza con un pet sembrano non esserci più dubbi: era il 1953 quando lo psichiatra americano Boris Levinson scoprì che la presenza del suo cane in studio agevolava notevolmente il rapporto con i suoi piccoli pazienti. Il cane, infatti, era in grado di distrarli e rilassarli, favorendo il dialogo e permettendo l'instaurarsi di un rapporto di reciproca fiducia tra medico e paziente. Da quel momento molti studi e ricerche vennero intrapresi per valutare gli effetti benefici che gli animali suscitavano nelle persone di tutte le età. Oggi si può certamente affermare che la pet therapy ha mantenuto le premesse originarie, dimostrando in varie sedi la validità dei benefici ottenuti dall'uomo attraverso la presenza degli animali. E per altrettanti il pet è addirittura un valido antidoto alla crisi: nei momenti di difficoltà la compagnia di un animale allevia le preoccupazioni e tira su il morale (91%), aiutando a distrarsi e a sentirsi meglio anche in questo periodo d’incertezza economica (90%). Una medicina infallibile, dunque, per anziani e per i bambini, ma anche per gli adolescenti nativi digitali, i quali sembrano preferire gli animali ai videogame. Parola del 55% dei genitori.

 


 

Cos’è la Pet Therapy

Il termine pet therapy, coniato dallo psichiatra infantile Boris Levinson, significa "terapia per mezzo dell'animale", oggi ridefinito con la dizione più moderna "Attività e Terapie Assistite con Animali" (AAA/T). La distinzione è necessaria perché le Attività Assistite con Animali (AAA) sono sempre di origine ludica, ricreativa, non necessitano di progetti specifici, ma vengono attuate anche saltuariamente come forma di intrattenimento. Mentre le Terapie Assistite con Animali (TAA) sono sviluppate attraverso progetti mirati e sostenuti da protocolli d'azione, che possono essere applicate a gruppi di pazienti di qualsiasi età o mirate alla singola persona.


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