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I traumi si ereditano, una buona notizia!

La scienza conferma, stress e paure si tramandano: tante negatività che sentiamo non ce le siamo ‘create’ da soli. Un buon motivo per rivalutare se stessi e superarle

Ven 29 Ago 2014 | di Francesco Buda | Salute

Nuove scoperte continuano a confermare che i traumi si tramandano di generazione in generazione. La stampa, anche di recente, ne ha parlato. Però si continua ad evidenziare il fatto che lo stress e le negatività si ereditano. Punto.
Si tratta di una gran buona notizia: significa infatti che tante negatività che la persona si sente addosso, non sono roba propria, non sono una colpa, ma sono il frutto di mancanze d'amore, dipendono da carenze esterne introiettate da chi ci ha preceduto e che, a sua volta incolpevolmente, le passa ai discendenti. È quanto ha ribadito, con alcune importanti novità, una recentissima scoperta di un gruppo di ricercatori svizzeri. L'équipe, guidata dalla professoressa Isabel Mansuy, ha visto che le deprivazioni affettive, lo stress e le mancanze di cure materne causano depressioni, paure e disturbi comportamentali e fisici sia nei figli che nei discendenti, fino alla terza generazione. Non è una novità per i neuroscienziati. Ad esempio, lo scorso dicembre, un'altra ricerca pubblicata sulla rivista specializzata Nature Neuroscience aveva dimostrato che la paura si registra sui geni e che viene trasmessa alle generazioni successive.
I ricercatori dell'Emore University (Atlanta, Usa), studiando dei topolini, hanno osservato che un trauma si tramanda ai discendenti: anche i figli dei roditori ai quali era stata data una piccola scossa elettrica, mentre odoravano acetofanone (sostanza che profuma di ciliegia), mostravano segni di nervosismo e paura una volta sottoposti a quell'aroma. L'altro studio, quello svizzero, divulgato a primavera scorsa anch'esso su Nature Neuroscience, è ancora più particolare. Hanno scoperto anche il meccanismo di questa trasmissione, finora ignorato: gli eventi traumatici disturbano, fino ad alterarli, i cosiddetti microRna. Questi ultimi, sono delle molecole genetiche che lavorano come “postini”, portando le istruzioni che servono a realizzare le proteine. Ebbene, questi istruttori risentono degli shock e delle negatività e ne mantengono memoria, diventando insomma dei “vettori tra geni ed ambiente”. «Abbiamo potuto dimostrare per la prima volta che le esperienze traumatiche influenzano il metabolismo a lungo termine, che i cambiamenti indotti sono ereditari», ha detto la professoressa Mansuy.
Tirando le somme, «i condizionamenti ambientali lasciano tracce nel cervello, negli organi e nei gameti e attraverso i gameti queste tracce vengono trasmesse alla generazione successiva», sintetizza la prof Mansuy. Con il suo team stanno ora studiando il ruolo dei microRna nell'eriditarietà dei traumi anche negli esseri umani. È un fatto notevolissimo: queste tracce di malessere si registrano  sullo sperma, che ne diventa una sorta di veicolo dal padre al figlio attraverso i gameti (le cellule sessuali). Ricordate il peccato originale? Riducendosi nella superbia, nell'individualismo, staccandosi dall'Amore, i due progenitori mortificano lo scambio tra di loro. E guardacaso Caino fa fuori il fratello Abele. E così via. Immaginiamo il peccato come mancanza della piena espressione della nostra meravigliosa bellezza, di tutto ciò che siamo più profondamente. Qualcosa che sfigura, deforma, devia, soffoca, condiziona in negativo e disturba tutto ciò, la nostra positività. E poi proviamo a considerare che queste ferite – come certe scoperte scientifiche mostrano – se non viste e sanate si tramandano. Ecco la catena viziosa in cui si subiscono e si ripetono le sofferenze di chi è venuto prima. Sapere che “funziona” così è una grande rivoluzione.  Ogni persona ha condizionamenti. Si tratta di negatività involontarie. E, soprattutto, non ineluttabili ed indelebili. Queste scoperte ci interpellano sulla nostra storia personale e familiare, e pure su quella sociale. Ma non è tutto. Cè un'altra buona notizia che, come dicevamo sopra, non viene evidenziata quando si parla di certe ricerche: oggi possiamo vedere e sciogliere quei blocchi.
Se entro nella mia storia, posso scovare il male non mio, tramandatomi in famiglia e nella cultura, in cui sono immerso e venirne fuori. Posso veramente rendermi conto che sono di gran lunga migliore di quel che credo o che gli altri hanno sempre ritenuto. Sì, posso rompere quelle catene e vivere nella pienezza.
La famiglia è molto importante, è il nido in cui veniamo al mondo, che di solito ci nutre e cerca di sostenerci. è l’ambiente dove ogni bimbo si attende accoglienza matura e amore completo. Ma anche il contesto dove si sviluppano i condizionamenti primari e più forti. Se, per esempio, ho ricevuto involontariamente da mamma e papà ciò che a loro volta hanno subìto, mi farà un gran bene staccarmi da essi. E non si tratta di un mero allontanamento fisico. È dentro che posso e devo riparare, riscoprirmi indipendente e pieno di vita e bellezza. Non è colpa di nessuno se non ho ricevuto tutto l'amore e il rispetto che per natura ogni bimbo si attende, compresi quei bimbi che mi hanno preceduto e generato.
Dentro abbiamo un mondo assai più complesso e in movimento di quello che vediamo e tocchiamo. Una realtà profonda, dinamiche pulsanti e “immateriali” che fino ad una manciata di anni a fa la scienza (e non solo) nemmeno osava immaginare. E anche questo è un condizionamento che stiamo superando!
Tutto ciò ci spinge una volta di più a non sottovalutare l'immensità che ogni bambino ha dentro.                                                          




Se il padre è alcolista...

Un padre che beve sempre alcol in eccesso influenzerà, anche prima del concepimento, la predisposizione di suo figlio ad avere problemi con l'alcol. è la conclusione di uno studio condotto dall'università di Medicina di Pittsburgh sui topi e pubblicato sulla rivista Plos One. È stato dimostrato come i topi maschi, esposti cronicamente all'alcol prima di riprodursi, abbiano figli maschi meno inclini a consumare alcol, ma più sensibili ai suoi effetti. «Pensiamo che i figli di padri esposti all'alcol abbiano un maggiore gusto per l'alcol - spiegano gli studiosi - cosa che sembra valere anche per gli uomini».




Cosa sono i micro-Rna

Da nemmeno 10 anni si parla di microRna. Nell'uomo sono circa un migliaio questi geni, che non servono a produrre proteine come molti altri geni, ma a controllare, ciascuno, la produzione di decine o centinaia di proteine diverse, attraverso il meccanismo chiamato “interferenza ad microRna”. Si presentano come piccolissimi filamenti. Avendo come bersaglio molteplici geni cellulari, sono in grado di modificare globalmente il destino delle cellule, cambiandone le funzioni, regolandone la specializzazione o stimolandone la proliferazione.


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