acquaesapone Bambini
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Ero confusa e impaurita, ma poi è nata!

A 20 anni mi trascinavo chiusa nella mia rabbia e sofferenza. Aiutata a credere in me stessa, non ho più abortito

Gio 25 Set 2014 | di Patrizia Lupo | Bambini
Foto di 2

La mia è una storia come quella di tanti giovani che, come me, sono segnati dall’esperienza più dolorosa che i figli possano fare: vedere i propri genitori divisi. Non l’ho mai accettata, anche se fuori non facevo vedere niente di quello che soffrivo e sentivo dentro. Sono andata avanti così: passiva, chiusa, tanto arrabbiata con la vita e con me stessa, anche se non ho mai capito perché. La mia vita a 20 anni si trascinava così: tra gli amici, le uscite, la discoteca e l’impegno a cercarmi un lavoro. Volevo avere anche un ragazzo e mi sono messa con Giampiero. Io ero contenta di stare con lui, mi faceva stare bene, era divertente (ridevamo tanto insieme!), mi dava sicurezza. Tutto è cambiato quando per un ritardo sono andata a fare il test di gravidanza. Finiti i bei momenti, finita l’allegria e la spensieratezza, finito tutto, come se si fosse aperto sopra di noi un cielo carico di nuvoloni neri. Io avevo paura, lui di più. Mi sono sentita sola, tanto sola in quel momento. Non volevo fare l’aborto, ma per lui era impensabile mettere al mondo un figlio ora: stavamo insieme da poco, lui aveva un lavoro precario e io nulla… A casa non ho potuto nascondere la cosa e anche lì è scoppiato il dramma: mio padre che urlava tutta la sua arrabbiatura, mio fratello che stava zitto ma non approvava, mia nonna che piangeva e faceva avanti e indietro tra la sala da pranzo e la cucina. Io non dicevo più nulla... Ricordo quei giorni come i più brutti della mia vita. Ho fatto tutto senza forza né convinzione. L’aborto ormai era fissato. L’unica persona che cercava di consolarmi era mia madre. Con lei non c’era un buon rapporto, ma in quel momento si era riavvicinata. Per cercare di aiutarmi si confidò con una persona che lavorava in un centro sociale e le chiese se c’era la possibilità di avere qualche aiuto per noi, per evitare l’aborto e subito si interessò. Così venni a sapere del Segretariato Sociale per la Vita: un centro che aiuta giovani, coppie, mamme in difficoltà che aspettano un figlio e non possono averlo, così come per me, per noi. Ci avrebbero potuto aiutare in tanti modi (anche economicamente) fino ad un anno di vita del bambino. A me non sembrava vero. Fu una piccola luce di speranza che decisi di seguire. Ne riparlai con il mio ragazzo, ma lui non se la sentiva di fare questo passo così impegnativo, anche se mi voleva bene. Quella mattina andammo insieme in ospedale. Io stavo malissimo, ma vedevo che anche lui era teso. Ci siamo lasciati, lui mi avrebbe aspettato fuori dal reparto. Quella porta stava per chiudersi dietro di me quando lui mi ha raggiunto di corsa per dirmi di andarcene…

Adesso nostra figlia è nata. È una bambina bella e serena e siamo una bella, giovane famiglia. I nostri familiari alla fine ci hanno sostenuto e adesso quella che poteva sembrare una follia si chiama Chiara: la gioia di tutti e la ragione della mia vita. 

Questo anche grazie alle persone che lavorano al Segretariato che mi hanno aiutato, non solo concretamente. Mi hanno fatto credere di più in me stessa. Una piccola luce che mi ha fatto capire di più quanto è importante essere mamma, il valore che ha la vita e la famiglia.                                                      


Condividi su: