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Quello che i media non vi raccontano... mai completamente

Più debiti, più usura, più mafie, più disagio sociale. Lo documentiamo da ben sei anni. L’industria delle scommesse è definitivamente fuori controllo e rischia di far fallire l’economia del paese. Vi riproponiamo alcuni di questi articoli, aggiornati

Gio 25 Set 2014 | di Francesco Buda | Attualità
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Azzardo, la tassa che ingrassa le mafie

Doppia beffa: l’illegalità maggiore arriva dalle macchinette legali! 
Le slot sono fuori controllo, lo Stato ha perso le redini... e un fiume di soldi. Crolla definitivamente la balla che legalizzare argina il fenomeno e fa incassare il Fisco
 

Un dannato gioco: perdono i cittadini e le famiglie, perde l'economia sana e perde il Paese. Unici a goderne i mafiosi, i politicanti collusi e un po' di dipendenti statali corrotti o quantomeno compiacenti. 
È l'azzardo di Stato, ormai giunto a un punto di non ritorno. Con la patente della legalità, la scellerata avventura ha irretito l'Italia. Non solo non regge più la favola del “Fisco che almeno ci guadagna”. Cade anche la maschera dello Stato che legalizza e regola il settore per il nostro bene, monitora e mantiene nell'alveo della legge il business della Dea bendata, sottraendolo alle consorterie criminali. E anche le cosiddette vincite sono più fuffa che altro: in 20 anni è salita di 7 volte la spesa per le scommesse, ma le vincite significative, quelle sopra i 500 euro si sono dimezzate! Nel 1998 la raccolta legale era equivalente agli attuali 15,8 miliardi di euro (l’anno prima si avviò l’industria dei gambler, il governo Prodi introdusse la doppia giocata di Lotto e Superenalotto e le sale scommesse). 15 anni dopo la raccolta è di quasi 85 miliardi, con il primato mondiale di Paese con la più alta spesa media nell’azzardo: 1.394 euro (giocate legali). Si dirà: ma si tratta di grattini e numeri al lotto. No, il 56% dell’enorme spesa è bruciato in slot machine. Sono controllate dalle Istituzioni e fanno guadagnare l’Erario, si dice. E invece...

FISCO BEFFATO CON LE SLOT LEGALI 
In questi anni abbiamo analizzato il fenomeno e divulgato con insistenza numeri, dinamiche e danni della cosiddetta industria del gioco. Ora c'è un nuovo elemento che chiude il cerchio: la percentuale degli incassi “in nero” delle sole slot e macchinette mangiasoldi è oltre il doppio delle entrate che il Fisco incamera su tutti i “giochi”. Le entrate illegali delle sole slot registrate superano del 20% il Preu, il prelievo erariale unico su tutti i giochi, che negli ultimi anni è crollato per la prima volta nella storia dello Stato biscazziere sotto il 10%. Le mafie e altri gruppi criminali ci guadagnano dunque più del Fisco. E lo fanno, si badi bene, non in bische clandestine, ma con quelle stesse macchinette approvate e certificate dalle istituzioni pubbliche (newslot e cosiddette videolottery), in teoria sotto la stretta vigilanza degli organismi di controllo statale, attraverso manipolazioni e manomissioni informatiche. Basta truccare il chip o il software, trasmettere dati alterati al sistema amministrativo di controllo e il gioco è fatto. In euro, queste entrate illegali sfiorano i 10 miliardi in un anno, tolti all'economia sana, alla produzione, ai consumi, alle tasse, quindi ai servizi, in una parola rubati alla vita nazionale.  «Come un apprendista stregone, lo Stato ha montato un edificio e attivato un meccanismo che non è più in grado né di gestire né di controllare. Non è possibile esercitare un sufficiente controllo delle illegalità, né di tipo amministrativo, né di pubblica sicurezza, come analiticamente esposto nella Relazione del luglio 2011 della Commissione bicamerale Antimafia, approvata in seduta plenaria dal Senato il 4 ottobre 2011».

TASSA OCCULTA CHE VA IN TASCA ALLE MAFIE, GRAZIE ALLE SLOT LEGALI
A parlare è il sociologo Maurizio Fiasco, studioso di punta in questo àmbito e consulente della Consulta nazionale antiusura. «La quantità di denaro transitato negli apparecchi automatici (newslot e Vlt) durante i primi 10 mesi del 2012 sarebbe di oltre il 20% superiore di quella ufficialmente registrata, vale a dire 8,6 miliardi di euro», afferma l'esperto. Che ha realizzato una ricerca eccezionale e sconcertante, anche grazie all'apporto di altri esperti come Stefano Zanotti, ricercatore delle statistiche giudiziarie dell'Istat. Per il 2012 si parla di 8,6 miliardi di euro “in nero” nelle slot legali. «Ogni abitante paga una vera e propria tassa che è dovuta al “nero” generato dal volume di manomissioni che avvengono sulle installazioni dislocate nel territorio nazionale», sottolinea il Prof Fiasco. Mediamente, al livello provinciale, questo pizzo va dai 10 euro a testa in su in 78 province su 103, con picchi spropositati. Quasi 505 euro a testa a Napoli e 445 a Reggio Calabria, seguita da Roma con circa 375 euro. Anche al nord la stima di questa tassa presenta valori assurdi, specialmente in Liguria e Piemonte: 324 euro a Genova, 248 ad Imperia, 239 a Torino, oltre 168 a Novara (vedi tabella accanto). 

9,5 MILIARDI SPARITI NEL 2013
Questi numeri si riferiscono ai primi dieci mesi del 2012, poiché su novembre e dicembre e sull'anno successivo non è possibile elaborare analoga stima. Infatti, l'amministrazione dei Monopoli ha fornito i dati aggregati per provincia fino ad ottobre 2012, dopodiché questo tipo di informazioni sono state censurate. Certo che, se ad esempio applichiamo il tasso di incassi illegali del 20% ai 47 miliardi di euro ‘legali’ dell'anno scorso, viene fuori che la mafia spa ha rastrellato quasi 10 miliardi di euro. Escluse le giocate “in nero”, complessivamente tra scommesse, grattini, macchinette eccetera, gli italiani hanno giocato per 88 miliardi e 572 milioni di euro nel 2012 e 84 miliardi e 728 milioni l'anno successivo. Di questo patrimonio, ben il 56% è finito nei circa 420mila apparecchi automatici d'azzardo autorizzati, che dominano il mercato italiano. Sono i “giochi” più pericolosi. L'analisi del prof. Fiasco si è focalizzata su questi. 

AZZARDO, CASTA, CRIMINE
Stando ai dati ufficiali, nelle province con forte presenza di mafiosi, camorristi, 'ndrangheta e altri delinquenti associati, tradizionalmente e notoriamente presenti nel mercato delle slot, si scommette molto meno nelle slot rispetto ad altre aree. Ma si spende molto su Lotto e Superenalotto. C’è qualcosa di strano. Se però contestualizziamo i dati, emerge una realtà ben diversa da quella ufficiale. Lo documenta la ricerca del prof. Fiasco, in cui i dati ufficiali sulla spesa media pro capite nei “giochi” gestiti centralmente dallo Stato (slot machine, Lotto e Superenalotto) in ciascuna provincia sono stati messi in relazione e rettificati in base all'Indice di presenza mafiosa del Ministero dell'Interno, elaborato con la consulenza dell'Università Cattolica di Milano. «Questo indice ci consente di pesare la distorsione e vedere, tra il dato registrato e quello reale, qual è il fattore distorsivo», spiega l’esperto. Ecco che a Napoli il dato reale, comprensivo cioè delle giocate illegali, addirittura supera del doppio quello registrato dallo Stato; a Roma sfiora il 50% in più, a Torino oltre il 31% in più. Lo sperpero c’è, ma non si vede. E meno male che sono apparecchi approvati, “patentati” e monitorati! 

UN VIRUS CHE STA UCCIDENDO IL PAESE
Tanto altro racconta questo studio, intitolato “Il gioco d'azzardo e le sue conseguenze sulla società italiana”. Un virus che intacca alla radice la persona, la famiglia (specialmente le fasce deboli), le persone intorno a noi, l'economia nazionale. Da tempo lo raccontiamo con ostinazione e continuità, esponendoci a pressioni. E da sempre l’editore di questa rivista non accetta di pubblicare le ben remunerative inserzioni pubblicitarie sull'azzardo. Perciò può dire come stanno davvero le cose.

GOVERNANTI MAGGIORDOMI
È in corso una tragedia nazionale, una spirale viziosa così descritta nella ricerca qui citata: disoccupazione, propensione all'azzardo, criminalità + usura, peggioramento della crisi economica,  eccetera... “Morale” della favola: il “gioco” illegale alimenta quello legale, fornendo la motivazione per giustificare l'introduzione di nuovi giochi. A sua volta l'azzardo legale alimenta quello illegale, ampliando la popolazione che entra in contatto con l'offerta criminale. Così aumenta il consumo di azzardo, che non produce nulla, e si deprimono i consumi, si rovinano le famiglie. Il miglior alleato dell'azzardo mafioso è insomma lo Stato biscazziere, mediante governanti maggiordomi delle lobby. La chiamano dea bendata, ma cieca è la casta politica che in 20 anni ha trasformato l'Italia in un casinò infernale. Abbiamo parlato soprattutto di soldi, ma il danno più grave è alle persone, alla loro dignità, alla loro autostima, alle loro famiglie.  Un danno che ci costa molto più caro di ciò che il Fisco incassa. 

 


 

Ecco i nomi (... o perlomeno alcuni) 

Su ww.ioacquaesapone.it/azzardo/azzardo.pdf pubblichiamo il documento “Politica e gioco d’azzardo: poche luci e molte ombre”. Racconta nomi, favori e collegamenti fra politica e lobby dell’azzardo. La relazione è stata realizzata da Matteo Iori - Presidente del Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’Azzardo. È disponibile su internet. 

 



Fa male, altolà dai giudici        

I sindaci e le amministrazioni comunali hanno tutto il diritto ed il potere di imporre alle sale dell'azzardo distanze minime dai luoghi sensibili (ad es. scuole, ospedali, circoli, centri sociali) e limiti di orario. Possono farlo se dimostrano che vi sia una lesione degli interessi pubblici. Oltre al Ministero dell’Interno che lo ha spiegato esplicitamente ai Questori, lo affermano ormai anche i massimi giudici amministrativi e persino i magistrati che valutano se le norme di legge sono rispettose della Costituzione, cioè dei princìpi fondamentali della Repubblica Italiana. A luglio e poi a fine agosto scorsi sono arrivate due importanti sentenze, una del Consiglio di Stato e l'altra della Corte Costituzionale. Affermano e ribadiscono in estrema sintesi che i Comuni hanno la “possibilità di esercitare il proprio potere di inibizione delle attività per comprovate esigenze di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, oltre che del diritto dei terzi al rispetto della quiete pubblica, in caso di accertata lesione di interessi pubblici, quali quelli in tema di sicurezza, libertà, dignità umana, utilità sociale, salute” (Corte dei Conti). Posizione ripresa e confermata dalla Corte Costituzionale: dando ragione al Comune di Rivoli, in Piemonte, riconosce che simili attività commerciali non possono scavalcare il rispetto di beni superiori, come la salute, la quiete pubblica, il decoro urbano e persino le esigenze della circolazione stradale. Qualcosa possono fare anche le Regioni (finora hanno approvato leggi per arginare la piaga Lombardia, Emilia Romagna, Liguria, Puglia, Lazio, Friuli e Toscana). Molto di più possono invece fare le Regioni a statuto speciale, come Sardegna, Sicilia e Trentino Alto Adige, poiché hanno autonomia e sovranità in materia. La provincia autonoma di Bolzano ha infatti imposto regole molto stringenti sulle sale dell'azzardo (luoghi, orari, salvaguardia dei minori, ecc.). Scelta contestata ed impugnata davanti la Corte Costituzionale, pensate un po', dal Ministero dell'Interno, braccio operativo del governo sull'ordine pubblico e la sicurezza. Ma i giudici, anche qui, hanno dato ragione alla provincia trentina. A vari livelli, diversi poteri pubblici hanno messo e continuano a mettere i bastoni tra le ruote per favorire gli spacciatori di azzardo e la loro lobby. Ma se i sindaci e gli amministratori locali si sanno muovere, portando giuste argomentazioni e prove sul disastro che l'azzardo provoca ai loro concittadini, possono intervenire. La scelta di fondo resta ai politici e governanti nazionali: ammettere il disastro e fare retromarcia. Come hanno fatto in Francia nel 1999: dopo essersi accorti che il business delle slot nei locali era ingestibile, che non potevano controllarle e ci rimettevano, di colpo tolsero le slot dai locali diversi dai casinò.  

 


 

La bolla che scoppierà 

Le società dell’azzardo strozzate dalle speculazioni finanziarie. Sui loro debiti fioccano i pericolosi titoli derivati. A rischio migliaia di ignari investitori

Non lo leggiamo sui giornali, non lo dicono i Tg: in Italia c'è una tremenda bolla finanziaria causata dall'azzardo. E rischia di scoppiare a breve. Il mercato dei “giochi” è ormai saturo e si porta in pancia quanto di peggio ci sia nella speculazione finanziaria, i titoli derivati. In soldoni, delle scommesse sui debiti. I concessionari dei “giochi” si sono indebitati tantissimo con banche, società finanziarie e con chi piazza i titoli speculativi sul debito, proprio per pagare allo Stato le concessioni a commerciare azzardo ottenute dai vari Governi. Quando arrivano le scadenze delle rate del debito non possono pagare tutto e per tamponare scatta l'emissione di nuovi titoli derivati (obbligazioni, bond e simili). Cioè nuovo indebitamento che fa salire gli interessi e il bisogno di altri soldi in capo ai concessionari. I titoli derivati sono molto pericolosi e vengono scambiati fuori dal mercato regolamentato, in un mercato secondario denominato “Otc” (over the counter) non regolamentato né controllato da nessuno. è un casinò, in cui il gioco sta nel trovare polli ai quali vendere i derivati. Come un cane che si morde la coda, le società devono spacciare sempre più azzardo; per farlo devono indebitarsi, per pagare i debiti si indebitano ancora di più e perciò devono indurre al “gioco” sempre più persone e comprare nuove concessioni e così via. Ora la misura è colma, stanno raschiando il barile e la bolla può scoppiare all'improvviso. I derivati potrebbero diventare carta straccia, come avvenuto in America all'inizio della crisi mondiale tuttora in corso, causata proprio dalle speculazioni sul debito attraverso i derivati. Oltre alle migliaia di famiglie delle vittime dell’azzardo, potrebbero piangere anche gli ignari investitori ai quali hanno rifilato i derivati sul debito della lobby dell’azzardo. 

 


 

AZZARDO A CHE TRUFFA GIOCHIAMO?

 

Promette di arricchire, ma impoverisce. Non solo, indebita intere famiglie, crea dipendenza, sfascia le relazioni sociali e imprenditoriali, favorisce usura, estorsioni e riciclaggio di denaro sporco. Ma promesso, promosso e lanciato come strumento per convogliare denaro nelle casse pubbliche attraverso la tassazione, si è rivelato un grande bluff anche sul fronte delle entrate erariali. Il cosiddetto “gioco” d'azzardo, pompato dai governi, è un vero parassita che ingrassa solo se stesso. E probabilmente scoppierà. Dal 2004, cioè da quando la casta al potere si è adoperata per realizzare l’“industria” delle scommesse, gli italiani hanno bruciato (escluso il “nero”) 547 miliardi di euro in grattini, lotterie, slot machine, videopoker e altre diaviolerie. Ma allo Stato va meno delle briciole: le entrate fiscali dall'azzardo sono crollate da circa il 25% del 2004 a meno dell'10% dell'anno scorso. 

IMBROGLIO DI STATO... CHE CI RIMETTE
L'Italia è il Paese dove si “gioca” di più al mondo, con 1.394 euro in media per abitante nel 2013. Una trappola che brucia quasi il 10% della spesa per consumi, senza dare niente indietro, anzi togliendo risorse al Paese. «Che con l'azzardo arrivino denari freschi all’Erario è una leggenda metropolitana: il marketing specifico costruito intorno all'azzardo ha fatto decuplicare in 15 anni la spesa di consumo degli italiani per il gioco, in valore monetario ed in numero di persone, ma non altrettanto è accaduto in termini proporzionali per le entrate tributarie». Ecco il gigantesco bluff di Stato che continua ad impoverire il Paese. Lo racconta ad Acqua & Sapone il prof. Maurizio Fiasco, tra i massimi esperti in materia. «è una polveriera che prima o poi esploderà», avverte. A marzo 2012 lo ha spiegato alla Camera e al Senato e prima ancora alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nell'azzardo. Ma la casta è bendata, come la dea della fortuna. 

SPIRALE CHE ARRICCHISCE POCHI
L’azzardo s’impenna, il prelievo fiscale crolla. Com'è possibile? Semplice: per partecipare a questo business - vietato dal codice penale, ma concesso in deroga - serve una concessione statale, che ha un costo. Lo Stato “concede” di spolpare i cittadini agli affaristi dell'azzardo e questi versano al Tesoro la gabella. Però per attrarre nuovi affaristi e nuove richieste di concessioni, lo Stato deve rendere più appetibile la “partita”. Perciò deve puntare al ribasso riducendo il prelievo erariale unico, il Preu, che varia da gioco a gioco. E guarda caso il Preu è ormai ai minimi termini proprio su quei giochi che stanno dilagando: le scommesse on line. «Si è registrata una contrazione della spesa per i giochi che davano entrate erariali superiori. Questo spiega l'arcano», ragiona il prof. Fiasco. E infatti i lobbisti dell'azzardo hanno pompato (e continuano a pompare) a ritmo forsennato le scommesse su internet, le cosiddette videolottery - nome edulcorato di certe slot machine -, gli skill games, il poker cash e i casinò on line. Tutti “giochi” sui quali gravano tasse ben più contenute dell'Iva, l'imposta che paghiamo su quasi tutti i beni. 

PANE E LATTE PIÙ TASSATI DEL POKER
L'azzardo via internet, sempre più pervasivo e in crescita, gode di imposte meno care che i beni essenziali: su pane, latte, frutta, ortaggi, olio, pelati, burro, formaggi, latticini paghiamo un'Iva del 4%. Su carni e pesci freschi e congelati, prosciutto, salumi, yogurt, miele, cioccolato, acqua minerale, birra, elettricità per uso domestico, trasporti, ecc., l'imposta è al 10%. E l’Unione Europea vorrebbe farle aumentare. Ebbene, nel 2013 il poker cash e i casinò on line hanno pagato in media meno dell’1% di Prelievo erariale unico! Per le Vlt, macchinette mangiasoldi all'ultimo grido, il Preu è di un vergognoso 5%; l’anno scorso sui “giochi di abilità a distanza” (che hanno aumentato i consumi del 1.976% nel 2011) l’erario ha incassato un misero 3% e il 5,6% sulle scommesse via internet. Il Bingo è tassato all'11% e le new slot, altre macchinette che divorano quattrini, danno al Fisco meno del 13%. È la trappola che il  Prof Fiasco chiama “asimmetria in passivo”: concessionari, gestori, esercenti e operatori vari dell'azzardo rastrellano più risorse dell'Erario. A loro si fanno “sconti” fiscali, ai contribuenti si appioppano nuove salassate. Come l’Iva: su quasi tutto ora ci costa il 22% del prezzo.

GIOCHI TRUCCATI
E neppure è sicuro che le paghino queste  tasse superscontate. «Secondo stime della Guardia di Finanza in sostanziale accordo con le testimonianze di vari operatori del settore – ricorda la relazione della Commissione parlamentare antimafia del 2011 sulle infiltrazioni mafiose nel gioco – i due terzi delle macchinette non erano collegate alla rete di controllo e raggiungevano volumi di affari superiori del trecento per cento alla somma controllata dalle Casse dello Stato». Non a caso, a febbraio 2012 la Corte dei Conti ha stabilito una maximulta da 2,5 miliardi di euro a dieci concessionari di gioco per i disservizi delle loro slot machine fino al 2007. Il Procuratore, basandosi su una perizia delle Fiamme Gialle, aveva quantificato in 98 miliardi il possibile danno causato dalle scorrettezze tecnico-contabili a suo dire adottate dai concessionari. I marchingegni sanguisuga devono infatti essere collegati ad un cervellone che automaticamente li controlla e calcola le tasse su ogni giocata. «L’azione della Procura non solo ha evidenziato uno sperpero di risorse pubbliche - scrivono i giudici contabili nella sentenza -, ma ha anche messo in luce gravissime illegalità che hanno escluso quasi del tutto l’esercizio del controllo pubblico sul gioco», sottolineando «mancanza di collaborazione dei gestori e degli esercenti».

BLOCCA LA CRESCITA E CI INDEBITA 
Lo Stato ci perde sempre, «nella mancanza di incisivo controllo (finora) – sottolinea Fiasco - da parte delle istituzioni che dovrebbero esaminare questa perversa partita: Parlamento e Governo». E non solo perché deve abbassare le tasse sull'azzardo pur di accaparrarsi un po' di entrate da concessioni e giocate. L'industria dell'azzardo è infatti sterile, assorbe risorse senza alimentare sviluppo. «Il consumo di gioco d'azzardo è un moltiplicatore negativo dell'economia – spiega il prof. Fiasco -, estrae valore anziché creare valore», come i veri e sani settori produttivi di beni e servizi. L'economia dell'azzardo genera ulteriore, enorme, indebitamento per le amministrazioni pubbliche, perché le somme consumate nelle scommesse non innescano alcun altro circuito economico e nessun indotto. 
«Il gioco genera altro gioco e basta. L'unico consumo che stimola – precisa il prof Fiasco - è il consumo di tabacchi e alcolici. È un grande imbroglio, diciamo le cose come stanno, inutile girarci intorno. Il gioco d'azzardo di massa non è un male necessario, ma una perdita secca per tutti: per le famiglie, per l'economia e per la fiscalità dello Stato, che vi ricava sempre di meno. Sulle entrate erariali da azzardo è come se lo Stato dicesse “pochi, maledetti e subito”, pagando un tasso d'interesse elevatissimo, verrebbe da dire ultrausurario, che consiste nella detassazione dei giochi. Mentre incasserebbe il 40-45% se i soldi spesi nell'azzardo fossero spesi in altri consumi di beni e servizi». 

E LA CASTA CONTINUA A PUNTARCI
Ma la casta continua a puntare sul “gioco”: ad aprile, mentre scriviamo questo articolo, la Commissione finanza della Camera dei Deputati ha inserito nel decreto fiscale un emendamento per far aprire altri 2.000 punti vendita di scommesse ippiche e sportive. 
Che gli importa, tanto a fine anno aumentano l'Iva... Quanto ci scommetti?      

 


 

CHI CURA L'EPIDEMIA?

Quante sono le persone intrappolate nella spirale dell'azzardo, con gravissimi danni esistenziali e interiori? Non si sa. Fino a quando la dipendenza da azzardo non è stata considerata per legge una malattia, la sanità pubblica non ha potuto censire i casi. “Ad oggi non esistono studi e dati epidemiologici accreditati in grado di quantificare correttamente il problema”, dice la nuova Relazione annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze. Nel 2013 hanno chiesto il trattamento ai Sert (servizi tossicodipendenze) per gioco d'azzardo patologico 6.804 casi registrati (83,2% maschi). Ma sono moltissimi di più, si parla di almeno 800mila. C’è voluta una sentenza del Tar per obbligare il governo ad applicare la legge e a fare quello che deve: avviare un Piano per la prevenzione, il contrasto e il recupero di questi fenomeni. La norma, stabilita a dicembre 2010, è rimasta inapplicata nel 2011, anno in cui però hanno continuato ad autorizzare migliaia di sale d'azzardo, inaugurato altri 7.000 punti scommesse, il “Si vince tutto” aggiuntivo al Superenalotto, un nuovo Bingo a distanza, 1.000 sale di poker dal vivo, più macchinette videolottery.

 


 

FALLE NEL SISTEMA INFORMATICO STATALE
Altra grossa falla nell'infernale rete delle slot riguarda le grosse vincite non pagate. Il caso forse più eclatante è quello scoppiato ad aprile 2012, con il signor Riccardo R. di Roma. Una macchinetta Vlt gli ha riconosciuto una vincita di 9 milioni e 597mila 233 euro e spicci. Ma la procedura per versargli la somma non fu avviata. L'uomo afferma di aver rifiutato 50mila euro offertigli dal concessionario per chiudere bonariamente la faccenda ed ha fatto causa al concessionario della slot, in sede penale e civile. Casi analoghi si sono verificati in diverse parti d'Italia. Probabilmente non prenderanno mai quei soldi. Sulla vicenda sta indagando la Guardia di Finanza. Secondo i proprietari delle macchinette, sarebbe tutta colpa di un disguido nel programma informatico che gestisce le giocate. Loro non avrebbero alcuna responsabilità. Ma secondo le Fiamme Gialle «l'analisi delle anomalie di funzionamento, verificatesi il 16 aprile 2012, ha consentito di far emergere che le stesse sono prevalentemente ascrivibili al mancato monitoraggio del corretto funzionamento da parte del concessionario». Praticamente, i responsabili delle slot non avrebbero controllato se stavano funzionando bene, visto che «seppur in presenza di tutte le notifiche (da parte della Sogei incaricata dai Monopoli di monitorare via computer, ndr) sugli eventi che si stavano verificando, non sono presenti evidenze di azioni adottate dal concessionario finalizzate alla risoluzione delle anomalie, che hanno progressivamente e inevitabilmente degradato le prestazioni del sistema, portandolo verso una condizione di instabilità, impredicibilità e incontrollabilità». Un sistema fuori controllo, dunque. E meno male che la legalizzazione dell'azzardo doveva servire a regolarizzare e controllare!  

 



Spacciatori di azzardo

Agghiacciante. Coi soldi dei genitori, lo Stato ha raccontato ai ragazzi nelle scuole italiane che l'azzardo fa parte dell'evoluzione, è segno di vivacità, vanta nobilissime origini culturali, è un modo per mettersi alla prova e affrontare gli ostacoli con forza e personalità. 
Slot machine, scommesse, videopoker, casinò on line, poker e così via, sono solo dei semplici “giochi”. Bruciare tempo e quattrini alle “macchinette” o al tavolo verde è una cosa normale, avvincente, simpatica. Basta che sia legale e responsabile. E chi non ci pensa proprio a buttare i soldi nell'azzardo è un “bacchettone”. 

PROPAGANDA IMBROGLIONA
Questa è la sostanza della cosiddetta campagna di prevenzione somministrata dall'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato a 70.000 adolescenti tra i 16 e i 19 anni nelle scuole secondarie, nel triennio 2009-2011. Il titolo: “Giovani & Gioco”. Ma quale “gioco”? Pochi conoscono quanto si è consumato tra  i banchi degli istituti scolastici italiani. «È divertente, gratificante e ti fa guadagnare un bel po' di soldi senza fatica», dice un ragazzetto  all'amico. «È un modo come un altro per passare il tempo, non c'è nulla di male, l'importante è rispettare le regole». Così narra il video della campagna targata Monopoli. Con la scusa di fare prevenzione ed informazione, hanno contaminato intere classi con un sottilissimo, pretestuoso e pericoloso spot pubblicitario dello Stato biscazziere. Propaganda subdola e sfacciata a favore del settore che sta dissanguando moltissime famiglie. È la nuova droga che ha infettato il Paese con stime raccapriccianti: si parla di almeno 3 milioni di italiani a rischio azzardo patologico.

DANNO CULTURALE
L'operazione è molto brutta, anche perché fa coincidere il giocare con lo scommettere. Senza mai usare la parola giusta e vera – azzardo – la campagna dei Monopoli parla sempre e soltanto di “gioco”. Una specie di orrido catechismo per indottrinare i giovanissimi ed avviarli alle scommesse. «Un supporto di chiaro valore educativo – dice l'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato – rispettoso delle esigenze psico-pedagogiche dei destinatari». Sentite qui cosa racconta il loro accattivante video: “Il gioco, a tutte le età, è una via alternativa all'apprendimento tradizionale, un'opportunità di riflessione, analisi, scoperta... un grande contributo alla maturazione della propria personalità”. “Spesso non ci rendiamo conto – rammenta la campagna – che con il gioco ci si mette alla prova, si stabiliscono relazioni con noi stessi e con gli altri e si trasmettono idee sui nostri valori e la nostra cultura”. Difficile riuscire ad insozzare peggio di così la vera anima, il senso sano e bello del giocare.

COME TI ALLEVO ALL’AZZARDO
E ancora, i materiali “didattici” dei Monopoli citano filosofi come Platone (“Il gioco è la forma più giusta di vita”) o Schiller (“Il gioco è in grado di equilibrare la bilancia di istinto e ragione, permette all'uomo di essere libero”). Ammiccano ricordando gli antichi Romani accaniti giocatori: “Nerone, Caligola e Claudio, per esempio, adoravano scommettere, soprattutto sulle corse dei cavalli” o i Carolingi, “primi a vivere il gioco nelle piazze, sotto i portici e nel bel mezzo dei mercati”. Ma anche la scienza: “Il rischio del gioco è sempre stato una componente essenziale della vita, dopotutto anche il meccanismo dell'evoluzione della specie è un insieme di rischio e selezione!”, esclama il video. Che spara subito dopo e a caratteri cubitali: “Si evolve chi si prende una 'giusta dose' di rischio, mentre è punito chi non rischia mai o chi rischia troppo!”. Nessun ritegno ad usare il padre della lingua italiana: “Dante, per esempio, nella Divina Commedia non parlava solo di Paola e Francesca, di Beatrice, Virgilio o del Caronte dagli occhi di brace... i temi del gioco, della fortuna e della sorte si ritrovano in ogni canto!”.  

ISTIGAZIONE SUBDOLA
Leggete ancora qui: “Che soddisfazione ci sarebbe se ci concedessimo ciò che ci piace ogni giorno? Nel raggio di qualche settimana, finiremmo per non apprezzarlo più e perderemmo il 'sapore' che deriva dalla saltuarietà di quell'azione! Essere consapevoli di questo significa essere appassionati, ma in-dipendenti... Essere un giocatore responsabile è più facile di quanto si pensi...”. Sono altri brani tratti dal “vangelo” dei Monopoli di Stato professato nelle scuole italiane con “uno stile comunicativo caratterizzato da contatti semplici – scrivono gli autori -, animazioni dinamiche e grafica accattivante, di alto impatto, in linea con i gusti degli adolescenti, perché ripresa da quella dei programmi televisivi e delle riviste più amate dai giovani”. «Al giovane vengono proposte due opzioni, la porta del “gioco” legale e quella del “gioco” illegale – osserva Matteo Iori, presidente del Coordinamento nazionale gruppi per giocatori d'azzardo, ogni giorno alle prese coi malati di scommesse  –: non c'è una terza porta, non viene detto ai giovani che possono scegliere di non “giocare”».

VIVA LE SLOT E L’ISOLAMENTO SU INTERNET
Ai minori di 18 anni è vietato l'azzardo e il premuroso kit “educativo” dei Monopoli di Stato lo spiega e sottolinea che il gioco illegale non va bene. Il codice penale punisce chi agevola l'azzardo e raddoppia la pena se la vittima è minorenne. Siamo però arrivati al punto che non solo lo Stato-croupier favorisce tutti i tipi di scommesse, specialmente quelle che rendono meno alle casse pubbliche quasi azzerando le tasse sugli introiti da azzardo on line. Ma è ormai lo stesso Stato a favorire l'azzardo e lo fa anche tra i minori. In nome della legalità. L'Italia è ormai un grande casinò, soprattutto con i “giochi” via internet, che oltre a togliere soldi, tempo, occasioni di vita vera, rattrappiscono la persona e la isolano. Su queste trappole virtuali il Fisco ha quasi tolto del tutto la tassazione. E i Monopoli, che fanno capo al Ministero dell'Economia e delle Finanze, li decantano come attività fichissime, frutto del progresso e all'ultima moda: “Ci si attacca alla rete, al cellulare, alle slot machine e ai videopoker nei bar per dare risposta al primordiale bisogno di vincita che l'essere umano ha in sé. Non c'è bisogno di cercare compagni di gioco, come si faceva da bambini, perché questo gioco è spesso solitario e decontestualizzato”, spiega il solito video “Giovani & Gioco” con il sigillo della Repubblica. Secondo un'analisi dell'Associazione contribuenti italiani il 34% delle scommesse è fatto da minorenni. Sarà un caso? 

 


 

C’è chi reagisce 

L’epidemia di azzardo ha mobilitato motissime persone, dentro e fuori le istituzioni. Entro il 15 ottobre si possono mandare creazioni artistiche al Concorso nazionale “Arts against gambling”: manifesti, foto, video (anche con documentari, inchieste, spettacoli ecc.), canzoni, poesie, brevi racconti, fumetti, vignette. Promosso dal Conagga, Coordinamento nazionale gruppi per giocatori d'azzardo, mira a fare una fotografia nazionale del fenomeno dell’azzardo attraverso gli occhi dei giovani e giovanissimi. Tanti esercenti nei loro locali non mettono le macchinette mangiasoldi. Su internet c'è la mappa dei “SenzaSlot”, con la mappa dei bar liberi dalle slot più vicini a casa dell'utente. Rinunciano ad incassi anche cospicui. C'è poi la Rete nazionale del movimento “No slot”, composto da associazioni, istituzioni e movimenti aderenti al "Manifesto per non stare a guardare" lanciato dal settimanale del non profit Vita. C'è poi il “Manifesto dei Sindaci” per la legalità contro il gioco d'azzardo, ratificato finora da 566 Comuni che chiedono più poteri e regole efficaci. “Mettiamoci in gioco” è la campagna nazionale contro i rischi del gioco d’azzardo che ha destato l'interesse anche di alcuni parlamentati. E ancora, il cartello “Insieme contro l’azzardo”. Ci sono, inoltre, iniziative molto creative come quella dei due giovani piemontesi, il fisico Diego Rizzuto e il matematico Paolo Canova dentro le scuole,  giocando e attraverso i calcoli: lezioni di autodifesa dalle trappole dell'azzardo. 


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