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Carlo Lucarelli: Affascinato dal mistero

Dal buio dei misteri italiani alla luce della vita che nasce

Gio 25 Set 2014 | di Giuseppe Stabile - zonastabile@ioacquaesapone.it | Zona Stabile
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Serio e sorridente, pacato e profondo. Ve lo immaginavate così l’indagatore dei misteri italiani?
Questo autunno Carlo Lucarelli abbandonerà le stragi e ci svelerà i segreti dei grandi artisti, lasciando dopo tanti anni la Rai. Ma la sua vera rivoluzione si chiama paternità.

Come è nato in te l’interesse per il mistero?
«Fin da piccolo mi hanno sempre affascinato le storie misteriose e mi divertiva moltissimo scoprire gradualmente la verità e la soluzione degli enigmi. Nel tempo ho accumulato molti stimoli da tutto ciò che ho letto, oltre che dai tanti film e documentari che ho visto». 

Che bambino sei stato?
«Ero introverso, avevo delle difficoltà ad esprimermi e prima di parlare facevo un sacco di congetture mentali. Anche a scuola ero molto indeciso, a volte sembravo addormentato e volevano mandarmi alle scuole differenziate». 

Il grande pubblico ha imparato a conoscerti come presentatore ed autore televisivo, ma nasci come scrittore di tanti generi, fumetti compresi. Quale attività preferisci?
«Tra tutte, preferisco scrivere romanzi. Da adolescente, attratto dal mondo punk e dark, iniziai scrivendo delle storie fantasy. Ma mi piace fare tante cose diverse, affascinato dalle infinite possibilità d’espressione offerte dalla scrittura e dalle parole».

Da molti anni racconti agli italiani i misteri e i fatti di sangue avvenuti nel nostro Paese. Non corriamo il rischio di un’eccessiva rappresentazione del male?
«Il male c’è sempre stato, ma oggi siamo sommersi da mille stimoli comunicativi. Raccontare il male può essere molto utile per comprenderne le radici ed imparare ad affrontarlo e sconfiggerlo. Invece, troppe volte ci si limita a riversare sul pubblico tanta cronaca nera che disturba e confonde. Il ruolo dello scrittore è molto importante anche per rendere fruibile ai cittadini fatti e retroscena di tanti atti giudiziari e delle lotte di molte persone impegnate per la giustizia nel nostro Paese».

Cosa hai trovato scavando nell’esistenza di assassini e violenti?  
«Molto squallore e l’incredibile banalità di tante vite squilibrate. Oggi probabilmente, la nuova emergenza è la rabbia, sempre più diffusa anche tra le persone comuni. Credo sia una vera malattia dei nostri tempi che andrebbe studiata e curata, al pari delle tossicodipendenze, del gioco d’azzardo e della depressione». 

Qual è il mistero che ti ha più colpito?
«Ogni storia sulla quale ho indagato ha lasciato un segno dentro di me, ma l’inchiesta sulla strage di Bologna mi ha colpito più profondamente. È la mia città, alcuni miei conoscenti portano ancora addosso i segni di quella tragedia e, utilizzando spesso il treno, rivivo sovente quell’orrore».

Le tue vicende personali sono fonte di ispirazione per i tuoi romanzi? 
«Naturalmente, soprattutto in questi ultimi anni. Ho sempre creduto che non sarei mai diventato marito e padre, convinto di restare uno scrittore che osserva e racconta la vita dall’esterno. In particolare, la rivoluzione della paternità mi ha trasformato ed è una cosa bellissima: ho due gemelle di tre anni che mi stanno donando tante, profonde emozioni ed un bagaglio personale che arricchisce anche il mio modo di raccontare. Le mie bambine mi fanno continuamente riflettere sul miracolo della vita che nasce e si sviluppa».

Con la paternità è arrivato anche un approfondimento della tua esperienza spirituale?
«Il mio rapporto con Dio è molto particolare ed in continua evoluzione: soprattutto da quando sono nate le mie figlie si è fatto più frequente, anche come pensiero e richiesta di aiuto per la loro protezione. Credo che la parte spirituale di ognuno di noi sia dentro la vita concreta e materiale di tutti i giorni. Sono cattolico non frequentante e la mia maturazione spirituale va di pari passo con l’approfondimento e la realizzazione delle cose che mi piacciono. Ho un mio dialogo personale con Dio, ma credo che la nostra crescita interiore avvenga se ci esprimiamo all’interno di un universo di valori spirituali. Questo ci porta poi anche a fare delle cose migliori: spero di essere sulla buona strada per la mia maturità spirituale, ma non mi fermo a pensarci e a fare filosofia».         

 


 

Una vita sui toni del “giallo”

Carlo Lucarelli, nato a Parma il 26 ottobre 1960, è uno scrittore, giornalista, autore e conduttore televisivo. Nel 1960 pubblica Carta Bianca, il suo “giallo” d’esordio, e negli anni successivi si afferma anche all’estero come raffinato autore di letteratura noir. Con Einaudi ha pubblicato molti romanzi, tra i quali “Falange Armata”, “Il Giorno del Lupo”, “L'Ottava vibrazione” e il recentissimo “Albergo Italia”, oltre che tanti saggi come “Misteri d'Italia”, “La Mattanza” e “Piazza Fontana”. Dalla sua penna sono nati anche personaggi che hanno dato vita a famose fiction della Rai, come “L'Ispettore Coliandro” e “Il commissario De Luca”, mentre dai suoi romanzi “Almost Blue” e “Lupo Mannaro” sono stati tratti due film, rispettivamente dei registi Alex Infascelli e Antonio Tibaldi. Sposato con una americana di origine eritrea e padre di due gemelle, è impegnato in molte attività sociali e culturali: tra le altre, citiamo “Politicamente scorretto” che da dieci anni si impegna per conoscere e combattere le mafie, e la Bottega di Narrazione Finzioni, per la formazione di nuovi artisti.

 


 

Approdo a SKY

Nel 1998 Lucarelli esordisce in Rai presentando il programma televisivo “Mistero in blu”, trasformatosi poi in “Blu notte” e “Lucarelli racconta”, nel quale ha tentato di ricostruire la storia dell'Italia attraverso i suoi misteri insoluti. Con “La tredicesima ora”, l’ultimo suo programma andato in onda su Rai3 nella scorsa primavera, Lucarelli lascia la Rai e approda sul canale Sky Arte, presentando un format molto diverso. Nel nuovo programma, in onda in questo autunno con il titolo “Le muse inquietanti”, il poliedrico scrittore bolognese racconterà i misteri, le ombre, le traversie e i segreti dei grandi artisti, da Caravaggio a Goya, da Michelangelo a Van Gogh. 


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