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Il pendolare vive 2 anni meno

Uno studio inglese analizza i danni che subisce chi viaggia tutti i giorni per recarsi a lavoro. tre milioni gli italiani

Gio 25 Set 2014 | di Maurizio Targa | Attualità
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Sono quasi tre milioni: un esercito. Si svegliano all’alba, poi di corsa verso la stazione, o l’autobus, dove però capita di sostare a lungo, perché i ritardi sono all’ordine del giorno. E quando finalmente arriva il mezzo atteso succede di dover praticamente fare a botte per entrare, con nessuna certezza di un puntuale arrivo a destinazione, ma la sicurezza quasi matematica di affrontare un viaggio della speranza, un percorso degno delle peregrinazioni di Odisseo. Sono i pendolari tricolori, quelli costretti ogni giorno a servirsi di un mezzo di trasporto, solitamente treno o autobus, per recarsi al lavoro o a scuola. Pendolare stanca: un luogo comune? Niente affatto, addirittura uccide! Analizzando i concittadini londinesi, l’istituto britannico International Stress Management Association l’ha messo nero su bianco: l’ansia da pendolare mette seriamente a rischio la salute e chi si sposta in treno tutti i giorni, per studio o lavoro, vive in media due anni in meno rispetto a chi impiega non più di venti minuti per arrivare in ufficio. 

Donne stressate due volte
I pendolari, continua il rapporto dell’istituto britannico, sono più stressati dei piloti da caccia e dei poliziotti anti sommossa. La ricerca, portata avanti dal professor David Lewis, descrive poi tra le varie patologie collaterali una vera e propria amnesia del pendolare: il tempo passato da casa al lavoro è trascorso dal viaggiatore in una sorta di catalessi, di sospensione dalla realtà. Niente sconti, nemmeno per conseguenze come ipertensione, accessi d’ira, rischi maggiori d’infarto, spossatezza, acciacchi vari. Sono disturbi all'ordine del giorno per chi lavora in una città diversa da quella in cui vive: una volta per tutte, sentenzia Lewis, occorre prendere coscienza che le persone con problemi di salute legati agli spostamenti quotidiani non sono affatto dei malati immaginari. Le donne, in particolare le madri, soffrono poi di stress da pendolarismo in misura quattro volte maggiore rispetto agli uomini. Motivo: troppi impegni e commissioni che i ritardi anche minimi dei treni aggravano nella mamma già oberata di gravosi compiti familiari.

In macchina è meglio (dicono in Svezia…) 
A questa ricerca fa eco uno studio svedese pubblicato sulla rivista a libero accesso BMC Public Health, condotta dall'università di Lund, che ha preso in esame 21mila lavoratori dai 18 ai 65 anni. I ricercatori hanno analizzato gli effetti del tempo necessario a un viaggio di sola andata (verso l'ufficio o verso casa) sulla qualità di salute percepita, prendendo in considerazione parametri come lo stress quotidiano, la scarsa qualità del sonno e la stanchezza. Generalmente, evidenziano dalla Facoltà di medicina della città scandinava, rispetto a chi si sposta a piedi o in bici, le persone costrette a prendere i mezzi pubblici o l'auto soffrono in misura maggiore di stress, insonnia e spossatezza, e fanno più fatica a mantenersi in salute. Fra chi usa i mezzi pubblici – si legge nel rapporto – l'impatto negativo del viaggio sulla salute aumenta proporzionalmente al tempo impiegato per lo spostamento, vale a dire che più è lungo il tragitto, più la salute ne risente. A chi si muove in automobile, invece, succede il contrario: i pendolari che utilizzano l'auto per viaggi di 30-60 minuti soffrono più di quelli che passano al volante oltre un'ora per ogni singolo spostamento. Ma quasi certamente qui entra in gioco una componente contestuale relativa al paese scandinavo: probabilmente chi in Svezia deve 'bruciare' più chilometri per arrivare al lavoro si ritrova anche a viaggiare in mezzo al verde, quindi in un ambiente rilassante. Non solo. In genere i guidatori “sul lungo raggio” sono uomini, persone con un reddito maggiore e residenti in aree rurali: categorie che già di per sé godono di salute migliore. Difficile ritener valida questa statistica anche su base italiana.

Viaggiare positivo
‘Think positive’ cerca di terminare in modo costruttivo la prima analisi presa in esame, quella inglese. Come? Posto ovviamente che viaggiare per andare al lavoro implichi (cosa oggigiorno affatto scontata) che comunque un’occupazione la si abbia, nell’ora che è il tempo medio impiegato dal pendolare per giungere in ufficio si possono fare un sacco di cose, con l’obiettivo di distrarre la mente. Evitate, infatti – suggerisce il rapporto – di stare tutto il tempo concentrati sul lavoro che verrà, sarebbe un’insopportabile tortura: è bene imporsi di pensare a qualcos’altro. E non è certo difficile incontrare pendolari con il quotidiano o un libro in mano: la tecnologia oggi aiuta tantissimo, centinaia di ebook e la nostra musica preferita possono entrare in un dispositivo grande quanto un tablet o un cellulare. Chi ha la fortuna di trovare un posto a sedere può benissimo dormire, recuperando ore preziosissime rubate al sonno per arrivare puntuali, combattendo così l’insonnia, una delle conseguenze peggiori dello stress. Ma la cosa che più di tutte migliora la qualità del viaggio è la conversazione... Qualche volta, insomma, togliamoci le cuffiette e alziamo gli occhi dal giornale: un sorriso può addolcire il viaggio! 

 



Treni italiani, i numeri

La rete ferroviaria italiana si estende per 16.000 km. Il 60% della rete è a binario unico, 100% in Sardegna. La flotta conta circa 42mila mezzi, 7.500 carrozze viaggiatori e circa 30.300 carri merci. Le locomotive sono poco più di duemila.
Dei tre milioni circa di pendolari, il 41% sceglie il treno per evitare problemi di traffico e parcheggio, il 20% perché più economico, l’11% lo ritiene più rilassante, il 12% perché più ecologico. Il restante 16% sostiene di non avere alternative.

 



Lazio il peggiore

Ennesimo anno difficile per la vita dei pendolari laziali, con un taglio del 3,7% del servizio e aumenti in termini monetari del 15% del prezzo dei biglietti e degli abbonamenti. Sono questi alcuni dei dati che emergono per Roma e il Lazio dall’ultima edizione del “Rapporto Pendolaria” di Legambiente. Da anni non manca un tratto ironico alla consegna del dossier, con l’assegnazione di un poco ambito premio per le peggiori tratte laziali, basato su una valutazione dello stato delle vetture, indicazioni e assistenza, accesso e discesa, ritardi. Quest’anno il trofeo è stato appannaggio della linea Roma-Velletri, secondo posto per la Roma-Nettuno e terzo per Roma-Tivoli. 

 


 

Identikit del viaggiatore

Ecco sette profili–tipo del viaggiatore medio, elaborati dall’International Stress Management Association di Londra. Divertitevi, nel prossimo viaggio in treno, a riconoscere la categoria riconducibile al vostro vicino.

Il centralinista
Resta al cellulare per l’intero viaggio, incapace di relazionarsi con altri passeggeri, che anzi lo detestano, ritenendolo un disturbatore cronico. Non si cura di limitare il tono della voce o di molestare chi, magari, sta riuscendo miracolosamente a pisolare.

Il solitario
Si “chiude” col suo libro (o giornale), apparentemente imperturbabile ad ogni evento, incrocia braccia e gambe in evidente atteggiamento di auto-barriera. Se approcciato, si limiterà a rispondere con monosillabo o un grugnito.

Lo stakanovista
Fa appena in tempo a sedersi che ha già sguainato pc o tablet e posizionato il cellulare a portata. Poi si perde in tabelle Excel e grafici a torta. Vive il treno come una dependance dell’ufficio ed il viaggio come un prolungamento della giornata lavorativa.

Lo studente
Perennemente assonnato, ma con cuffiette che sparano musica tecno anche alle 7 del mattino, sovente occupa posti e ripiani con libri, aperti anche verso le ginocchia del vicino.

Il precisino
Arriva in stazione venti minuti prima, esamina con cura i compagni di viaggio giudicando a chi sia più opportuno sedersi affianco. Si dirige verso l’uscita un quarto d’ora prima dell’arrivo, dopo aver ripiegato il pannetto poggiatesta.

L’acchiappone
Punta minigonne e tacchi a spillo già dalla stazione e farà di tutto per posizionarsi accanto alla “preda”. Ma se questa non ricambia, è pronto ad incrociare lo sguardo con l’altra, magari meno carina. Conta sullo spazio ristretto e il luogo chiuso, che fanno del treno un luogo di rimorchio affatto trascurabile.

Il gruppettaro
Dai denigratori definito “pollaio”, è un assembramento di solito femminile formato da ragazze assolutamente indistinguibili tra loro: uguali vestiti e capelli, identica voce e tono, di solito affatto basso. Odiatissime quando il viaggio si trasforma in una carrellata di suonerie o di “hit” ascoltate da Youtube.


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