acquaesapone Media
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

La morte del computer

Box, video e tastiere addio: l’informatica va sulle nuvole!

Gio 25 Set 2014 | di Claudio Cantelmo | Media
Foto di 5

Dopo un 2013 infernale che ha segnato un deciso -7% nella vendita dei computer, l’anno che sta volgendo al termine si prospetta ancor più nero per i personal. E se il destino pare ormai segnato per gli assemblati, i cosiddetti desktop, in un futuro ormai prossimo non si sottrarranno al tramonto anche i pc portatili. La crisi del settore è stata dichiarata da tempo dalle aziende costruttrici: prezzi di vendita sempre in calo e diminuzione drastica delle richieste d’acquisto sono rintocchi a morte, più che campanelli d’allarme, a sottolineare decisamente come la baracca stia per chiudere. Grandi marchi come LG hanno ufficialmente interrotto la produzione di pc, IBM ha da tempo ceduto il ramo alla cinese Lenovo, concentrandosi solo sullo sviluppo software, Apple tiene testa ma senza margini di crescita, incastrata nelle fasce di prezzo elevate e nella esclusività dei propri device.

Mobile batte fisso 7 a 5
Il polso del cambiamento lo fornisce la modalità di accesso al web, la cui boa è stata girata a marzo 2014. I dati Audiweb, in collaborazione con Nielsen, Doxa e Memis, rivelano che per andare su Internet gli italiani da quel mese hanno usato più smartphone e tablet che pc: 7,4 milioni (il 37% degli utenti online nel giorno medio) contro i 5,3. Ad usare sia gli uni che gli altri sono stati altri 7,2 milioni. 
Se il web, insomma, ha faticato ad affermarsi nelle case degli italiani, anche per il nostro storico ritardo sulla banda larga, di certo non sta avendo problemi ad entrare nei cellulari, passione e ormai appendice anatomica dell’abitante medio tricolore. E proprio gli smartphone, nel frattempo, sono divenuti veri e propri terminali intelligenti, con potenza di calcolo superiore ai ben più ingombranti pc, che facevano bella mostra sulle scrivanie dei nostri studi appena una manciata di anni fa. Il cavallo di Troia di questa rivoluzione sono i più giovani: il 91% degli utenti, tra i 18 e i 24 anni, ha una forte propensione all’uso esclusivo dei dispositivi portatili e più della metà ogni giorno accede a internet solo in mobilità. È il trionfo del touch sui più tradizionali mouse e tastiera, la scoperta che coi nuovi smartphone dotati di schermi sempre più grandi (molti hanno già superato i sei pollici) non è poi così male sfogliare un sito. E il caro vecchio pc? Si usa ancora, ma quasi esclusivamente per le email, specie quelle che richiedono allegati voluminosi o garanzie particolari, come quando si inviano domande di lavoro con allegato curriculum vitae. Lo dichiara l’86% del campione.

Addio posta elettronica?
Ma proprio la mail, come strumento di comunicazione interna nelle aziende, è destinata ad essere fortemente ridimensionata, sostituita da sistemi mutuati dalla sfera dei media sociali. Segnala una ricerca condotta da Mediamondo, affermato store informatico, che ogni giorno sui pc mondiali vengono inviati 106 miliardi di messaggi spam, e che, per tagliar corto, l’89% delle email ricevute è a tutti gli effetti inutile. Per questo alcune compagnie, tra cui il colosso informatico francese Atos (76.500 dipendenti in 42 Paesi), hanno deciso di abolire la posta elettronica tra i propri impiegati: per ogni 100 mail solo cinque erano ritenute utili lavorativamente e il tempo dedicato a cancellare messaggi risultava enorme. Il diluvio di informazioni sarà dunque uno dei problemi più importanti per le imprese nei prossimi anni, prosegue lo studio, così molte aziende hanno già sostituito alla posta elettronica il sistema Atos Wiki, che permette di produrre e modificare in modo collaborativo documenti online, e Office Communicator, chat interna che permette anche videoconferenza e condivisione di file ed applicazioni.

Programmi e dati tra le nuvole
La rivoluzione informatica è continua e perennemente in agguato e non risparmia i dispositivi di archiviazione: se prima c’erano floppy, hard disk, streaming tape (Ricordate? Simili a cassette musicali!), poi i cd e chiavette usb, adesso per salvare le applicazioni e le attività è spuntato il cloud computing. Vuol dire gestire esternamente (online) le applicazioni e le attività, invece che dentro il proprio hard disk.
I vantaggi non sono pochi: intanto c’è un "hosting service provider", una cabina di regia esterna che gestisce tutta l'architettura informatica al posto nostro. Programmi e dati non risiedono più sul tuo disco, ma avvierai applicazioni e consulterai i tuoi documenti via internet: ci sono già versioni cloud dei più diffusi programmi, quali CRM per la gestione delle relazioni con i clienti, Exchange per la posta elettronica, SharePoint per il portale aziendale e così via. E soprattutto la possibilità di condividere un documento, un file o una fotografia con colleghi e amici, oltre che trovarli comodamente disponibili dalla propria abitazione, in ufficio, a casa degli amici senza doversi portare dietro pennette o cd. Tuttavia ci sono degli aspetti da considerare: i timori dei cittadini, come rivela una ricerca svolta da Civic Consulting, ruotano sostanzialmente attorno all’utilizzo dei loro dati e delle loro informazioni personali affidate ai fornitori di servizi. Ancora non si è verificato un attacco hacker ad un servizio cloud, ma non è un’eventualità da escludere totalmente. 
La conseguenza diretta di una violazione dei server è che altri avranno accesso alle nostre informazioni, proprio come se avessero violato il nostro pc di casa, con l’aggravante che sarebbe complicato difendersi giuridicamente dal momento che i server cloud possono trovarsi geograficamente in qualunque parte del mondo, rispondendo ad una differente legislazione in materia di protezione dei dati personali. Tuttavia il settore del cloud computing è in costante crescita e diventerà sempre più protagonista nei prossimi anni. L’Italia è purtroppo ancora indietro rispetto agli altri Paesi, ma l’interesse delle aziende nostrane verso questa tecnologia sta crescendo, come dimostra la ricerca svolta da HP, “La nuvola italiana si tinge d’azzurro”, presentata nei mesi scorsi a Milano. 
I dati di profilazione raccolti provengono da realtà imprenditoriali di medie dimensioni, appartenenti a settori come il mondo commerciale e della moda e la maggioranza delle aziende italiane (oltre il 70%) dimostra di possedere una buona conoscenza sul cloud computing e di essere pronta ad affidarsi a questa tecnologia per gestire e rilanciare il proprio business. Nonostante ciò, sul tema degli investimenti le nostre imprese risultano essere ancora in fase meditativa: solo dieci su cento dichiarano di avere l’intenzione di investire nel cloud. 

I prossimi “cari estinti”
Niente da fare, la tecnologia brucia in fretta i suoi figli. Candidati a scomparire, entro una decina d'anni saranno poi tastiere e monitor: il touchscreen esiste da tempo, ma è diventato comune col successo mondiale dell'iPhone, venduto finora in 43 milioni di esemplari.  La futura scomparsa del monitor è legata principalmente all’introduzione dei cosidetti occhiali intelligenti, gli occhiali multimediali che fungono da schermo. Oppure, volendo guardare ancora più oltre, è possibile immaginare una tecnologia talmente avanzata da consentire che le immagini vengano proiettate in modo diretto sulla retina, senza dover così utilizzare ulteriori supporti. 
Disco rosso anche per il mouse, visto che ormai quasi tutte le moderne apparecchiature tecnologiche vengono dotate di touch screen: schermi per il pc, iPad, telefonini, tablet. Ci sarà ancora spazio per questo piccolo oggetto? Pare difficile: il caro vecchio “topo” finirà (o tornerà?) in cantina, a far compagnia a enciclopedie, segreterie telefoniche, gettoni, francobolli e tutti quegli oggetti ormai desueti del tempo recente che fu. A parziale consolazione, a diventare obsoleti non saranno solo tastiere e mouse, ma - si spera - anche dolori al polso e sindrome del tunnel carpale!               


Condividi su:
Galleria Immagini