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Norah Jones: Conquista il mondo in punta di piedi

Con il primo album vende 20 milioni di copie, poi canta “Sunrise”... e non si ferma più

Gio 25 Set 2014 | di Federico Scoppio | Interviste Esclusive
Foto di 8

Quando, nel lontano 2002, Norah Jones sbarcò sulla Terra, sembrava un’aliena. Troppo minuta per aver quella voce potente e suadente; troppo gradevole per ficcarsi nel terribile mondo musicale. L’esordio uscì per la mitica casa discografica Blue Note, però non è una cantante jazz, anche se aveva collaborato con il gruppo del chitarrista Charlie Hunter (un altro di casa alla Blue Note). Non lo è nel senso tradizionale del termine. Era già allora una cosa a sé, diversa da tutto il resto. Nata nel 1979, ha mostrato una classe vocale che i più attempati colleghi e colleghe si sognano. Una ragazza oculata anche nelle scelte, soprattutto quella della band che l’ha accompagnata in questi anni, musicisti fidati. Non è mai sopra le righe. Nel 2012 è scomparso suo padre, nonostante il rapporto travagliato che hanno avuto, per lei è stato come perdere un maestro, un faro. Ravi Shankar è stato il più famoso suonatore di sitar del ventesimo secolo, il maestro di George Harrison e di tanti figli dei fiori che negli anni Sessanta bramavano all’esotismo, che ha introdotto il suono bello e ancestrale dello strumento a corde nelle orecchie di milioni di occidentali. Oggi ha 35 anni, a vederla si direbbe almeno 5 o 6 di meno: è una donna matura, un misto di forza e fragilità, lineamenti decisi, corpo minuto, perfetto nelle forme.«Ho appena pubblicato il mio disco più bello, non tanto perché l'ho fatto io, ma perché riunisce me e altre due grandi artiste: le mie amiche Sasha Dobson e Catherine Popper. Si intitola “No Fools, No Fun”, il trio ha il nome di Puss n Boots' e suonano insieme dal 2008, sei anni per realizzare un esordio importante. Sembra un disco di Neil Young, interpretato da tre donne forti. Ognuna di noi ha dato un contributo importante, abbiamo composto musiche originali e insieme abbiamo scelto le cover da interpretare».

Come ha scoperto la musica?
«A cinque anni cantavo in un coro gospel, a dieci suonavo il pianoforte già sufficientemente bene da poter tenere qualche piccola esibizione, poco dopo ho iniziato a comporre musica. I primi concerti veri li ho tenuti quando avevo 16 anni. Mia madre era una accanita fan di Billie Holiday, aveva tutti i suoi dischi. Una volta ne presi uno che mi piaceva molto e provai a suonarlo e a cantarlo, per ore e ore. Il mio pezzo preferito era “You Go To My Head”. Poi mi sono trasferita a New York e tutto è cambiato, ho iniziato a capire che potevo farcela».

Lei bambina che canta gospel, una bellissima immagine. Com’era in quegli anni?
«Vogliosa di esprimermi e di uscire fuori dalla mia stanzetta. Vedendo la musica come qualcosa di sacro, anche nel suo profano, ho sempre desiderato partire dal gospel, che è una musica viscerale, dell’anima, un grido. Mi affascina e mi dà i brividi questo genere di sentire e questo modo di comunicare a gran voce un forte messaggio condiviso». 

Ha parlato di jazz. Negli anni della formazione, quali erano i suoi fan oltre Billie Holiday?
«John Coltrane, però, in assoluto, nel mondo del rock, direi Neil Young. Appena posso metto su un suo disco». 

Le  piacerebbe riuscire a bissare il successo del suo disco d'esordio del 2002 che conquistò 5 Grammy Awards in un solo colpo?
«Riguardo a quegli anni con incredulità, ero una bambina e improvvisamente tutti mi cercavano, non riuscivo a spiegarmi cosa stesse avvenendo. Avevo 22 anni allora, non ero conosciuta, ora i miei sogni sono altri».

Può raccontarcene uno?
«Vorrei fare ciò che voglio, suonare come fossi nell'epoca d'oro della musica country. Oggi invece mi rendo conto sempre più che la tendenza è quella di realizzare canzoni pop e ammiccanti».

Il successo le piace?
«È un paradosso: non ho mai un momento libero; però come dicevo prima sono libera di far ciò che voglio, artisticamente parlando. Mi emoziona molto sapere che il pubblico gradisce la mia musica, mi dà grande stimolo per andare avanti».

Anche sua sorellastra Anoushka Shankar è una musicista, molto più vicina di lei alla tradizione musicale di suo padre. Che rapporto avete?
«La prima volta che ho visto Anoushka eravamo già grandi, ci siamo abbracciate, come se ci fossimo ritrovate dopo molto tempo che non ci frequentavamo. Dopo poco avevamo lo stesso tatuaggio, un fiore di loto in fondo alla schiena. Non siamo sorellastre, ci sentiamo sorelle in tutto e per tutto».

Per essere suo amico cosa bisogna fare?
«Bisogna essere onesti».

Cosa ama fare nel tempo libero?
«Andare in bici, farmi dei giri, parlare, conoscere nuove persone, raccogliere da ogni serata, da ogni momento una massima, un messaggio, un insegnamento. Mi piace vivere quando non scrivo. Perché poi è quello che ho vissuto che vado a scrivere e a cantare. E  poi studio anche: è un altro grosso impegno, che ahimè, ho scelto di portare avanti fino alla fine, fino alla laurea».

Cosa le dà fastidio dell’industria musicale di oggi?
«Va sempre più di moda cercare la fortuna, desiderare il successo, tutto e subito. Così non si lavora più duramente per diventare un cantante di successo, ma solo per cercare successo. Ma credo sia un problema diffuso, non riguarda solo il mercato discografico, è così un po’ dappertutto».

Se dovesse scegliere una canzone di questo disco...
«Down By The River è una delle mie canzoni favorite di Neil Young, fino a ora non avevo mai avuto il coraggio di suonarla. Ma la forza di questo trio al femminile è proprio quella di riuscire a realizzare cose che altrimenti non avremmo saputo fare».   

 


 

DESTINO DA CANTANTE

5 Grammy Awards in una sola serata, Nora Jones è una cantautrice, pianista e attrice da record. Nasce a New York nel 1979 e porta un cognome illustre: suo padre è il maestro di sitar Ravi Shankar, insegnante tra l'altro del Beatle George Harrison. Il cattivo rapporto che ha con lui la porta a cambiare nome in Nora Jones a 16 anni. Il successo arriva nel 2002 con l'album d’esordio “Come Away With Me”: ben 20 milioni di copie. Consensi replicati con gli album “Feel Like Home” e “Not Too Late”.  è considerata una delle cantautrici più apprezzate nel panorama musicale odierno. 


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