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Frutta ibrida: ci possiamo fidare?

Non confondiamoli con gli OGM, gli ibridi sono incroci naturali, non modificazioni genetiche di laboratorio

Ven 24 Ott 2014 | di Ornella Russo | Ambiente
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Che ne direste di chiudere il pranzo con una biricoccola, incrocio tra susina e albicocca, o una ciliegugna, succulento mix tra ciliegia e prugna? Negli Stati Uniti questo invito non suona più così strano, se è vero che sui deschi a stelle e strisce è sempre più facile assaggiare fantasiosi esempi di frutta ibrida. E gli incroci tra frutti diversi stanno pian piano sbarcando anche sul mercato italiano: mandarino e pompelmo, patata e pomodoro, limone e pomodoro sono solo alcuni esempi di mix i cui incroci sono in corso d’opera. C’è chi è curioso e chi invece diffida, ma pochi sanno che gli ibridi in natura sono spesso spontanei e non hanno bisogno della mano dell’uomo per creare superpiante. Alcune inimmaginabili, come la banana o il grano.


LI MANGIAMO DA MILLENNI
Gli ibridi insomma sono molti e spesso insospettabili. Mentre quasi tutti sanno che il mapo è un incrocio tra mandarino e pompelmo (e per questo a volte ne diffidano), molti sarebbero sorpresi di sapere che anche la fragola è un ibrido, nato per caso due secoli e mezzo fa e divenuto poi un best seller a livello mondiale, grazie ai suoi grandi frutti e alla sua resistenza alle basse temperature. E che dire del pompelmo e della banana? Anche loro un ibrido. Così come (che ci crediate o meno) il limone e l’arancio. Secondo studi genetici, le tantissime varietà di agrumi che conosciamo oggi si sarebbero evolute tutte da tre sole specie originarie: il mandarino, il cedro e il pomelo (una sorta di pompelmo con frutti grandi come cocomeri). Tutta questa mescolanza è dovuta al concetto piuttosto flessibile che i vegetali hanno del loro materiale strutturale. Gregor Mendel, che scoprì per primo le leggi base della genetica, si trastullò per anni incrociando piselli gialli o verdi, lisci o rugosi negli orticelli di monasteri e abbazie varie (era un frate) sparsi per l’impero Austro-ungarico. E del resto sin dal Neolitico l’uomo coltiva e seleziona: sono ibride le varietà di grano tenero e duro che arricchiscono la nostra tavola sotto forma di pane e pasta; le verdure crucifere note per le loro proprietà antitumorali, come crauti, cavolo nero, verza, broccoli, cavolfiori, tutti ibridi storici ottenuti dalla Brassica oleracea. Idem per gli asparagi e la più piccante varietà di peperoncini. Tutti incrociati, perché l’incontro tra diversità, spessissimo, migliora!
 

PRODOTTI DI CAMPO, NON DI LABORATORIO
E nonostante quei nomi sinistri, i nuovi ibridi non sono affatto prodotti geneticamente modificati, assicurano gli esperti: le primizie arrivano dai campi e non da ampolle o manipolazioni di laboratorio. «Sono tutti frutti naturali al 100% - ha spiegato Floyd Zaiger, il fondatore della compagnia che ne ha brevettati a decine -, il risultato di successivi e pazienti incroci tra specie diverse». Incroci ripetuti anche per dieci o vent'anni, fino a quando il frutto non ha la pelle, il colore, la polpa e il sapore desiderato. «Molti fattori ambientali stanno mutando a causa del riscaldamento globale – sottolinea Zaiger –, e le varietà di frutta devono potersi adattare più facilmente a tali trasformazioni». Negli Stati Uniti, ad esempio, il global warming sta causando la ritirata delle colture verso nord, alla ricerca di temperature meno bollenti, tanto che i climatologi prevedono che di qui alla metà del secolo la cintura nordamericana  del grano, con le sue grandi pianure coltivate, arretrerà dal Midwest fino al Canada.


TRA FUTURO E PASSATO

Insomma, il trend negli Usa va a gonfie vele. L'imperativo? Ovviamente soddisfare un consumatore moderno sempre più capriccioso ed esigente, applicando sofisticate tecniche di ricerca di mercato al mestiere antico del contadino. E ne vale la pena, se consideriamo che il consumatore americano per godersi il sapore inedito della prugnocca è disposto a pagare, anche in questi tempi di crisi, sino a due dollari in più al chilo rispetto ai frutti tradizionali. Spiega David Karp, critico della rivista “Gourmet magazine”, bibbia dei buongustai Usa: «Un tempo i fruttivendoli offrivano tre o quattro varietà di mele, mentre oggi ne hanno almeno venti». Ma non sempre i nuovi ibridi però risultano azzeccati. «Prendi quello ciliegia-prugna – ringhia Karp -: è come incrociare un’alce con un formichiere. Ti fa rimpiangere la frutta semplice e buona che mangiavi da bambino». 

FRUTTA VINTAGE
Altrove la ricerca di nuovi gusti guarda invece al passato. In Italia, ad esempio, cresce la tendenza a recuperare la frutta antica, o vintage, oggi coltivata da agricoltori che cercano di riscoprire le varietà pressoché estinte che un tempo finivano sulle tavole dei Medici o dei Granduchi di Milano. Mostre vengono dedicate proprio a questa tendenza, anche dall’Accademia Nazionale di Agricoltura. 

PERCHÉ LI FANNO? PER SOLDI, OVVIAMENTE!
Sul fronte dei nuovi ibridi, da noi per il momento ci dobbiamo accontentare del già citato mapo (mandarino+pompelmo), percoca (pesca+albicocca) e dell’ormai acquisito mandarancio (mandarino+arancio), è certo però che i mix americani giungeranno presto anche sulle nostre tavole. Ma cosa si sa rispetto ai valori nutrizionali dei nuovi frutti? Per il momento non sono presenti neanche nelle tabelle di composizione statunitensi, nonostante siano proprio loro i maggiori inventori di questi ibridi. Ricerche di mercato hanno però scoperto, per esempio, che i ragazzini mangerebbero volentieri a merenda delle albicocche se avessero un sapore più aspro: nasce così l'albicocca ibridata con la prugna rossa. I trentenni invece danno molta importanza al colore, mentre gli anziani adorano la frutta dolce, ma preferibilmente con una buccia morbida e sottile. Dato il costo, conclude il critico giornalista americano, il consiglio per il consumo giornaliero è di scegliere frutta locale e di stagione, lasciando quindi biricoccole (albicocca+susina) e compagnia ai momenti in cui vuoi provare gusti nuovi. In fondo, è proprio per saziare la voglia di cambiare sapori che sono stati inventati.             



40 DIVERSI FRUTTI IN UN SOLO ALBERO
Creato con numerosi innesti da Sam Van Aken, artista e professore d'arte alla Syracuse University, questo albero produce quaranta diversi tipi di frutta a nocciolo, tra cui pesche, susine, albicocche, pesche noci, ciliegie e mandorle.



GUARDA CHE LIGRE!
In biologia un ibrido è un incrocio tra due specie (o sottospecie) diverse. Nel mondo animale gli ibridi non sono molto comuni, ma sempre interessanti: c’è la ligre (leone più tigre, il più grande felino esistente), il wolphin (delfino più orca) o l’incrocio senza nome tra pecora e capra, soprannominato “stupratore” perché caratterizzato da appetiti sessuali irrefrenabili. Meno esotico, ma non meno straordinario, è il mulo, frutto della passione tra asino e cavalla, che ha accompagnato la storia dell’uomo per millenni; o il bardotto, incrocio inverso tra cavallo maschio e asina. Il mulo e suo cugino, come quasi tutti gli ibridi, sono sterili. Nelle piante invece è tutta un’altra storia. 


    


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