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Denzel Washington: vi proteggo io!

Considerato da molti il miglior attore al mondo, torna al cinema con “The Equalizer - Il Vendicatore”

Ven 24 Ott 2014 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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Denzel Washington evita sorrisi ruffiani, risposte compiaciute e battutine da “one man show”. Non sente l’esigenza di intrattenere l’interlocutore a tutti i costi: educato al limite della galanteria, va però dritto al sodo. Attrae senza sedurre deliberatamente, con una serietà ormai quasi sconosciuta a molti dei suoi colleghi, che preferiscono comportarsi da giullari piuttosto che fermarsi un secondo a riflettere sul mondo e sulla rappresentazione che i loro personaggi al cinema ne danno. Il ruolo in “The Equalizer – Il vendicatore”, come ha raccontato durante la tappa romana del tour promozionale, ha un peso specifico impossibile da ignorare. Sembra la metafora dell’uomo di oggi, schiacciato da un passato ingombrante e insofferente alle ingiustizie. Robert McCall, il suo personaggio, vorrebbe solo dimenticare la carriera da agente segreto per condurre un’esistenza tranquilla. La vita, invece, gli riserva un incontro inaspettato con Teri (Chloë Grace Moretz), una giovane donna brillante ma sfortunata, capace di fargli cambiare prospettiva. 

È possibile che i personaggi che interpreta e a cui sembra non batta il cuore in realtà abbiano una sensibilità romantica?
«Certo, è probabile che tornino in vita proprio grazie alle donne».

Come si prepara a ruoli tanto fisici?
«Ho praticato la boxe fin da quando avevo vent’anni e a questo genere di allenamento sono ormai abituato».

Qual è stata, allora, la maggiore sfida nell’interpretare un giustiziere con un lato umano?
«Come tutti noi, anche lui ha i suoi problemi, si sente solo, finché non trova questa ragazzina, anche se ha un cuore d’oro e l’aveva già dimostrato quando aiuta un collega a perdere peso per trovare lavoro».

Si riconosce nella metodicità con cui vive le sue giornate?
«Robert ha comportamenti ossessivi-compulsivi o almeno così me lo sono immaginato io, perché nel copione non c’era scritto. Sono frutto dello stress della sua vita passata, ha perso la moglie e di questo si sente colpevole. Nella sua testa regna il caos, per questo ha la necessità di mettere ordine nel quotidiano. Grazie al cielo, questo problema non mi riguarda personalmente». 

Nell’ambito della sua carriera hai più volte recitato con gli stessi registi. Contribuiscono a darle serenità?
«È vero, quando ci si trova bene si stabilisce un feeling che mi mette a mio agio, ecco perché ho girato quattro film con Spike Lee e cinque con Tony Scott, che per inciso era mio amico e mi manca molto. È una tragedia che sia venuto a mancare, perché lo ricordo come un’anima generosa».

Cosa le piace fare nel tempo libero: guarda film o preferisce la tv?
«Non guardo molti film, se sono a casa guardo tanto sport, come baseball e basket, o le notizie sulla CNN».

Ha mai provato quel desiderio di vendetta che anima il protagonista di “The Equalizer”?
«Certo che li ho provati! Li sperimenti sin da bambino, quando senti quella voglia irrefrenabile di pareggiare i conti con qualcuno».

Se potesse essere un vendicatore per il giorno cosa farebbe?
«La mia lista comprenderebbe più di una voce, ma credo fermamente che la vendetta vada scongiurata assolutamente. Il nostro è solo un film, comunque».
 
Come si risponde alla vendetta?
«Ciascuno di noi deve tendere la mano al prossimo per aiutarlo: se lo facessimo non avremmo più il problema della violenza».

Crede che si possa provare assuefazione davanti alla violenza che la cronaca ci racconta?
«È possibile a volte confondere finzione e realtà, quindi scambiare un film o un videogame per notizie reali. Bisogna stare molto attenti».

Gli occhi di Robert parlano…
«Il processo di rappresentazione di un personaggio inizia da dentro e quel dettaglio sullo sguardo mi è sembrato un omaggio a Sergio Leone».

Qual è il suo approccio verso il personaggio?
«Il mio obiettivo principale è fare un buon lavoro, pur ricordando che si tratta di intrattenimento. Prendo il mestiere dell’attore molto seriamente, ma non altrettanto seriamente me stesso. Mi sforzo di dare il meglio con la consapevolezza che il pubblico va al cinema a vedermi e magari si prende due ore di pausa dai problemi che li affligge. Il costo del biglietto è alto e ne deve valere la pena».

Rimpiange qualche sceneggiatura rifiutata?
«Un paio sono diventati grandi successi, come “Michael Clayton” e “Seven” che mi sembrava troppo sadico e cattivo. In quest’ultimo caso all’epoca avrei interpretato il ruolo che poi è stato di Brad Pitt, ma se me lo chiedessero ora direi che sarebbe quello di Morgan Freeman». 

È più interessante interpretare un cattivo?
«Il cattivo, è risaputo, diverte di più perché può fare di tutto. Ma sono convinto, come nel caso di “Training Day”, che il prezzo da pagare per il peccato debba essere mostrato. Se la storia giustifica il fatto che ha vissuto nel peggiore dei modi deve far vedere che muore allo stesso modo».



FAMILY MAN
31 anni di matrimonio con la stessa donna (Paulette Pearson), 4 figli (John David, Katia, Malcom e Olivia) e 2 Premi Oscar: Denzel Haynes Washington Jr., uno dei rappresentanti dell’eccellenza artistica su grande e piccolo schermo, colleziona anche successi privati. Alle spalle ha una laurea in giornalismo presso la Fordham University a New York  e una solida educazione familiare che gli ha permesso di restare con i piedi per terra. Classe ’54, ha collezionato pellicole del calibro di “Malcom X”, “Grido di libertà” e “Philadelphia”. È appena sbarcato al cinema, come interprete e produttore, con “The Equalizer – Il vendicatore”, film ispirato alla serie tv “Il giustiziere della notte”, distribuito da Warner Bros.

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