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I supereroi di zia Caterina

A Firenze, Caterina Bellandi da 13 anni porta gratuitamente sul suo taxi i bambini malati di tumore

Ven 24 Ott 2014 | di Alma Pentesilea | Bambini
Foto di 9

A Firenze la conoscono tutti. Per il suo taxi colorato, per quel clacson che annuncia il suo arrivo, per la sua storia cominciata più di 10 anni fa.
«Tredici anni fa ho perso il mio compagno - racconta Caterina Bellandi -, Stefano, per un tumore ai polmoni. In una di quelle ultime giornate mi ha chiesto di proseguire la sua attività di taxista, lasciandomi in eredità la sua macchina. Ero perplessa all’inizio, ma poi ho deciso di farlo. Dopo la sua morte, ho cominciato a girare per le strade di Firenze e a portare la gente dove mi chiedeva, come tutti i tassisti». 

Poi, un giorno, a bordo di Milano25 - questa la sigla - è salita una famiglia.
«Sono saliti Paolo e Barbara e la loro figlia Costanza. Parlando, ho scoperto che un altro fratello, Tommasino, era morto di tumore cerebrale. È stato un attimo. Lì ho capito il motivo per il quale Stefano mi aveva lasciato il taxi. Questo dovevo fare. Dovevo portare gratuitamente i bambini malati, facendoli sognare, distraendoli da quel viaggio verso l’ospedale, verso esami dolorosi. Facendo capire che li capivo, che sapevo cosa era quella sofferenza e che insieme avremmo potuto affrontare tutto. Per le corse normali pensai che ci sarebbe stato tempo, anche di notte!».

A bordo della tua macchina, regolarmente modificata con adesivi, pupazzi, palloncini, scritte, messaggi di amore e speranza, salgono bambini speciali!
«Sì, bambini speciali! Molti di loro sono nati al cielo, come dico sempre io… Si fa fatica a parlare di morte, fa paura, si tende a rimuovere questo pensiero. Come tutto ciò che riguarda le malattie, la disabilità. Ma chi è ora in cielo è ancora con noi. Perché noi portiamo avanti il loro ricordo, perché insieme abbiamo vissuto tanto». 

Ma il rapporto con i supereroi, così come Zia Caterina chiama i bambini speciali, non finisce con una corsa in ospedale o in aeroporto.
«I supereroi vengono a Firenze per delle analisi, per una biopsia, per curarsi. E sono coraggiosi, forti, pieni di energia, perché riescono ad affrontare tutto con il sorriso. Perché un sorriso è in grado di cambiare il corso delle cose. Quando vengono a Firenze per farsi curare in alcune delle strutture presenti sul territorio molto ben accreditate, rimangono un anno in cura e poi nei dieci anni successivi tornano ogni 6 mesi per gli accertamenti. Un periodo lungo durante il quale nascono dei rapporti fortissimi. Loro mi chiamano ed io arrivo oppure gli faccio delle sorprese. Ci vediamo per andare al cinema, in pizzeria, per fare una passeggiata o per realizzare un loro sogno. Li vado a trovare in ospedale anche per un semplice abbraccio. Perché amore e sorrisi sono la ricetta migliore. Per questo provo sempre a creare incontri. Mi spiego, non possono andarsene in cielo senza aver sperimentato l’amore… Allora, quando organizzo con loro delle serate, cerco sempre di far conoscere ragazzi che potrebbero innamorarsi. Se sali in cielo dopo esserti innamorato, potrai dire di aver vissuto…».                         

 

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