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Dossier Energia: L’avevamo sempre detto!

Fino a 2 anni fa, quasi tutti i media ancora spingevano per il nucleare, ma la rivista Acqua & Sapone da oltre 6 anni annuncia quello che ormai è realtà: le rinnovabili battono nucleare e fossili, facendo crollare i costi. E la bolletta?

Ven 24 Ott 2014 | di Francesco Buda | Energia
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Primi al mondo per energia pulita
 
Il made in Italy “verde” è la nuova frontiera. Siamo leader mondiali. Arriva il boom pulito 
 
Dopo la moda e il cibo, è ora la volta dell'energia pulita Made in Italy. Sole, vento e altre risorse naturali non inquinanti vedono il nostro Paese leader al livello mondiale. Un bel riscatto, dopo una storia fatta di petrolio, carbone, gas e nucleare. Qui pubblichiamo una piccola antologia di nostri articoli ed inchieste sul tema. Non è elegante auto-citarsi, ma sta succedendo quello che da anni spieghiamo ed annunciamo: le rinnovabili in Italia battono la crisi e la lobby “fossile”. Fossile perché inquinante e vecchia, legata ai dinosauri del potere affaristico e politico. Ancora vorrebbero tenere nelle mani di pochissimi il potere di decidere sull'energia e mantenere più possibile la dipendenza dalle fonti sporche. È in atto una rivoluzione energetica “verde”, siamo capaci di farcela con le nostre forze nel rispetto dell'ambiente e dell'economia nazionale (quella sana), addirittura facendo abbassare i prezzi all'ingrosso dell'energia. Una svolta in cui gli italiani hanno il grande merito di avere preso una posizione più lungimirante e pulita, in tutti i sensi, di quella dei propri politici e governanti, che fino al 2011 ancora volevano rifilarci nuovi, assurdi progetti nucleari che oggi stanno dissanguando francesi, svedesi e americani. Se nel mondo siamo stati tra i primi ad imbarcarci nella temeraria e infelice avventura nuclearista, il popolo italiano è stato anche il primo a decidere l'abbandono di questa pericolosa e incerta fonte di produzione elettrica, con due schiaccianti referendum. 
A questi “No”, abbiniamo importanti “Sì”: primeggiamo nel settore delle fonti rinnovabili, con idee, professionalità, produzioni e consumi puliti. Ormai circa la metà della corrente che usiamo arriva da fonti rinnovabili. Parliamo di rinnovabili vere, non di quelle cosiddette “assimilate” alle rinnovabili, come inceneritori di rifiuti, centrali centrali a metano (turbogas)  o a cosiddetto “bio” gas estratto dai rifiuti. 
«In Italia abbiamo un'autosufficienza energetica perché abbiamo puntato molto sulle energie rinnovabili», ha detto recentemente il ministro dell'ambiente Gian Luca Galletti. Questo mentre quasi tutti parlavano solo della crisi ucraina e della guerra commerciale con Putin, che l'Europa, Italia inclusa, combatte per l'arcaico gas sul quale si insiste con cieca ostinazione. Intanto, i sindacati hanno lanciato l'allarme: almeno 5mila lavoratori a rischio nel settore termoelettrico, cioè negli impianti “fossili”, specialmente quelli a gas. 
È ora di scoprire che dietro c'è una buona notizia: molte più persone possono trovare occupazione nei settori legati all'energia pulita.              
 
 

 
Fossili addio     
 
La fine annunciata delle fonti inquinanti: carbone, gas e petrolio. Sono più costose, lo dicono i banchieri
 
di Roberto Lessio
 
Ormai la definitiva vittoria dell’energia ricavata da fonti rinnovabili rispetto a quella ottenuta da fonti fossili (gas, carbone e petrolio) è solo una questione di prezzo: la coscienza ambientalista della popolazione e i vari orientamenti politici contano e conteranno sempre di meno. A mettere definitivamente le cose in chiaro ci ha pensato nelle settimane scorse la banca d’investimento Lazard. Il colosso finanziario francese ha confrontato quanto costerà in futuro, negli Stati Uniti, l’elettricità prodotta da centrali termoelettriche di nuova generazione (comunque non alimentate da fonti rinnovabili) rispetto all’energia prodotta dal vento e dal sole. Il dato emerso è chiarissimo: anche senza gli incentivi pubblici, le fonti pulite hanno già surclassato da tempo il petrolio, sono ad oggi più convenienti anche dell’energia nucleare ed entro il 2017 lo saranno anche per l’elettricità prodotta con il carbone. Resta “competitivo” solo il gas, che però attualmente, soprattutto nel nord America, viene estratto con il metodo del “fracking” (con il quale si estrae anche il cosiddetto petrolio leggero): cioè con la frantumazione delle rocce schisto-bitumose che si trovano nel sottosuolo, sostituendo il gas e il petrolio di cui sono impregnate queste rocce con acqua e prodotti chimici. Una controversa tecnica di estrazione che sta facendo molto discutere e della quale non si conoscono affatto gli effetti a lungo termine. In particolare, rispetto al rischio di rendere sismiche zone che in precedenza non lo erano affatto. 
 
VENTO E SOLE: IN 5 ANNI PREZZI SCESI DEL 60 E 80%
Dai calcoli effettuati dalla Banca Lazard risulta che, grazie all’aumento progressivo degli impianti, già da quest’anno l'energia eolica negli Stati Uniti costa in media il 60% in meno rispetto al 2009, mentre il costo dell'energia solare è diminuito addirittura dell’80%. Si prevede che al consumatore finale, entro tre anni, l’elettricità pulita in media costerà 6 centesimi di dollaro per ogni kilowattora (meno di 5 centesimi di euro). Un prezzo così economico potrebbe determinare, aggiungiamo noi, ingenti investimenti per lo stoccaggio della stessa energia pulita quando il vento e il sole non ci sono. Uno scenario che rende ancora più inspiegabile la scelta dell’amministrazione guidata da Barak Obama di insistere nell’estrazione di gas e petrolio con il metodo del “fracking”. Infatti, altri studi compiuti recentemente in Germania e Danimarca indicano la stessa tendenza, che tra l’altro appare irreversibile.
 
COSTI ALL’INGROSSO BASSI, PERÒ...
Anche in Italia il costo dell’energia sta diminuendo, grazie alle rinnovabili. Il prezzo medio di un kilowattora venduto all’ingrosso (senza distinzione tra le varie fonti) ad agosto di quest’anno è stato inferiore ai 5 centesimi di euro. Un dato che in teoria dovrebbe farci risparmiare un sacco di soldi, se non fosse per il fatto che in questo Paese la politica è bravissima a complicarci maledettamente le cose. Basti pensare al fatto che la corrente che consumiamo, soprattutto in estate, costa pochissimo quando nell’intero Paese c’è il picco della domanda (in genere nelle prime ore pomeridiane - il cosiddetto peak-shaving), mentre costa tantissimo nelle ore serali e al primo mattino, quando la domanda è significativamente inferiore. In sostanza, sono state invertite le canoniche regole del mercato che dovrebbe far coincidere il prezzo più alto con la fase di maggior richiesta di un prodotto o di un servizio. Questa enorme contraddizione, tutta italiana, fa in modo che per l’utente finale (famiglie e aziende) il costo effettivo oggi si aggira tra 25 – 30 centesimi per ogni kwh; cioè 5-6 volte di più del costo di acquisto all’ingrosso. 
 
LOBBY E POLITICI CI FANNO PAGARE IL FLOP DELLE FONTI FOSSILI
Questa enorme sproporzione tra costo effettivo e prezzo sulla bolletta è dovuta a scelte sbagliate fatte dalle lobby energetiche e dalle banche che le hanno finanziate (coperte comunque proprio dalla politica senza distinzione di colore). In estrema sintesi, si tratta di un intreccio di vari fattori: innanzitutto i sussidi agli inceneritori e alle centrali a gas, i contratti a termine soprattutto per gas e carbone utilizzati nelle centrali termoelettriche ed acquistati molto in anticipo (altro strano principio economico in base al quale prima compri e più paghi), le enormi dispersioni della rete, la gestione e lo smantellamento delle vecchie centrali nucleari. Senza trascurare (anzi) gli utili per i produttori "fossili" e gli interessi da capogiro sui prestiti che le banche hanno concesso a piene mani per costruire i grandi impianti di produzione di elettricità. Strutture che utilizzano soprattutto gas e carbone, ma che oggi sono sottoutilizzati e sempre meno necessari, perché sorpassati dalle rinnovabili. 
 
BUGIE A TUTTO GAS
Ma il mancato trasferimento dei risparmi, ottenuti grazie alle rinnovabili, sulle bollette degli utenti finali viene spesso falsamente attribuita agli incentivi concessi negli anni scorsi dallo Stato ai produttori di energia da fonti pulite. Acqua & Sapone è stata la prima testata giornalistica (e per ora forse l'unica) a dimostrare quanto sia assurda questa valutazione. Il confronto infatti va sempre eseguito con la spesa che attualmente stiamo affrontando per acquistare ogni anno combustibili fossili dall’estero; spesso questo acquisto avviene da nazioni che sono in guerra tra loro (vedi questione Russia – Ucraina), anche e soprattutto per motivi di sfruttamento e di trasporto di tali risorse. Per tale tipo di spesa fino al 2013 l’Italia spendeva ogni anno 60-70 miliardi di euro; di questa enorme cifra, circa la metà era utilizzata per alimentare impianti termoelettrici. Ed ai prezzi attuali di gas, carbone e petrolio (destinati comunque a crescere), è stimabile che dovremo sborsare non meno di 700 miliardi di euro nell’arco di venti anni, per questo tipo di produzione energetica. Soldi letteralmente buttati al vento che invece cominciano ad essere utilizzati molto più intelligentemente dalle famiglie italiane. Grazie alle fonti pulite, se è vero che abbiamo sborsato e pagheremo degli incentivi, abbiamo risparmiato e risparmieremo moltissimo sull'acquisto di combustibili fossili.
 
I PICCOLI STANNO VINCENDO
Il boom delle energie rinnovabili infatti sta interessando soprattutto il settore fotovoltaico di piccola scala (tra i 3 e i 10 kwh); quello che si installa di solito sui tetti delle case. Dai nostri calcoli basta spostare ulteriormente ogni anno una parte minima della spesa per le fonti fossili (noi abbiamo ipotizzato il 5% annuo) e nel giro dello stesso ventennio l’intero fabbisogno elettrico italiano potrebbe essere soddisfatto con energia pulita. Tra l’altro una riconversione del genere ci farebbe risparmiare 350-400 miliardi di euro, sempre a livello nazionale, nello stesso arco di tempo, creando centinaia di migliaia di posti di lavoro. Tutto questo vuol dire, contrariamente a quanto qualcuno insiste a farci credere, che ogni volta che si installa un pannello solare, una pala eolica (oggi sempre meno ingombranti, poco rumorose e con un impatto paesaggistico minimo) o altri impianti che usano fonti realmente rinnovabili, risparmiamo per sempre l’acquisto di risorse che, tra l’altro, una volta bruciate ci ammorbano l’aria che respiriamo. Dunque, oltre alle nostre tasche ne guadagnano anche occupazione, salute e Pace tra i popoli. Un passaggio, quello delle rinnovabili, che saremo comunque costretti a fare, visto che le risorse fossili prima o poi si esauriranno. A maggior ragione si può discutere sulla modalità della transizione, ma non di certo sulla sua necessità impellente, visti anche i cambiamenti climatici in corso. Anche le lobby dell’energia dovranno mettersi l’anima in Pace.                 
 
UN MARE DI SUSSIDI ALLE FONTI SPORCHE
Gli incentivi alle rinnovabili sono conteggiati nella voce A3 della nostra bolletta. Dai dati del budget del 2013 (fonte Gestore dei Servizio Elettrici) per questa componente sono stati stimati quasi 12 miliardi di euro; circa il 10% di questa cifra però andrà ad alimentare l’autentica “truffa di Stato” ai danni dei cittadini, rappresentata dalle “fonti rinnovabili alle assimilate” (soprattutto termoinceneritori di rifiuti). Un furto legalizzato che ci è costato oltre 30 miliardi di euro negli ultimi 20 anni a scapito delle fonti rinnovabili vere. C’è, inoltre, il “capacity payment”, quell'aiuto di Stato ai produttori “fossili". Gli è concesso per il fatto che le centrali termoelettriche debbono star ferme o produrre limitatamente energia per far posto all’energia pulita che ha diritto di precedenza nella rete. Senza trascurare i soldi spesi ogni anno per smantellare la nostra ridicola avventura nucleare. In sostanza, continuiamo a pagare anche energia che non ci serve e che ci inquina. Un’ottima occasione per i detrattori delle fonti rinnovabili di starsene definitivamente zitti.
                                        
 

 
L’Italia verde batte la crisi
 
La ricchezza della natura è immensa. l’Italia sta passando dal saccheggio al rispetto. E nella green economy già siamo fra i primi nel mondo
 
di Francesco Buda
 
Il futuro è nella green economy. E in Italia, la rivoluzione verde è già in atto. Se al livello globale tutto conferma che fare affari e produrre rispettando l'ambiente è conveniente sotto tutti i punti di vista e in tutti i settori, nel nostro Paese il business “green” è una chiara vocazione, più spiccata e con peculiarità vincenti. Abbiamo più di altri le soluzioni per superare la crisi in corso, che è prima ancora la crisi della persona e del nostro rapporto  con gli altri e con il creato. 
L'Unep, il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente, definisce la green economy come un'economia capace di produrre benessere di migliore qualità e più equamente distribuito, migliorando la salvaguardia dell'ambiente e del capitale naturale. L'Unep stima fino a 20 milioni di nuovi posti di lavoro nel mondo entro il 2030, soprattutto fra i giovani, nel solo settore delle fonti rinnovabili. E l'Italia è già protagonista di questa rivoluzione. 
Le leggi ci sono, le tecnologie pure insieme alle capacità umane e professionali. Mentre abbiamo scongiurato un'altra rischiosa e inutile avventura nucleare con il referendum di giugno 2011, l'energia, le tecnologie, il lavoro veramente ecologici sono decollati. Un "rinascimento" nel quale siamo tra i leader mondiali. Siamo ad esempio i secondi al mondo, dopo i tedeschi, per potenza fotovoltaica installata: abbiamo circa un terzo di tutta la capacità di produrre elettricità dal sole (quasi la metà su tetti, pensiline e serre, senza rubare altro terreno agricolo). Sarà italiano, per dirne un’altra, il più grande parco fotovoltaico del mondo, che sta per essere realizzato in Serbia.
 
Economia verde tricolore
Come rileva l'Ocse, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l’Italia negli ultimi 10 anni si è specializzata nella ricerca di tecnologie legate all'ambiente.
Stiamo galoppando all'insegna della sostenibilità. Non è un’utopia da ambientalisti che dicono sempre “no” a tutto, ma è ormai una fortissima leva che fa aumentare la produzione e il fatturato, genera nuova occupazione, stimola l'innovazione, fa bene alla salute e alla natura. A testimoniarlo ci sono molte realtà e analisi approfondite. Un successo che è già nei titoli di due importanti pubblicazioni: “GreenItaly – L'economia verde sfida la crisi”, della Fondazione Symbola con Unioncamere, l'organismo che riunisce le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura; e poi “Green economy – Per uscire dalle due crisi”, il Rapporto della Fondazione per lo sviluppo sostenibile in collaborazione con l'Enea, l'agenzia nazionale per le nuove tecnologie e lo sviluppo economico sostenibile. Attraverso i risultati delle principali analisi nazionali e internazionali, i due dettagliatissimi rapporti mostrano dinamiche virtuose e risultati impressionanti.   
 
Aziende tricolori sempre più verdi 
Una su 4 delle nostre imprese non agricole nell'ultimo triennio ha investito o programmato di investire in tecnologie e prodotti a maggior risparmio energetico e/o minor impatto ambientale. Lo hanno fatto in tutti i settori, le imprese grandi, medie e piccole, dai colossi industriali alle ditte a conduzione familiare, dalla multinazionale all'artigiano di provincia. Spiccano il comparto chimico-farmaceutico, l'industria della gomma e plastica - e meno male visto il tipo di produzioni e sostanze che trattano - e le cartiere. Ma pure il settore meccanica e mezzi di trasporto. Del resto, siamo primi al mondo per efficienza energetica dei veicoli nella classifica internazionale 2012 dell'American Council for an Energy-Efficient Economy, organizzazione no profit curata da esperti e ricercatori (mappa qui sotto). Hanno poi investito in campo ambientale anche i segmenti alimentare, delle costruzioni e dei mobili, e ben 213mila aziende del terziario (servizi, gastronomia, uffici, turismo, ecc.).  
 
Il made in italy verde vince
Questo boom premia chi si muove: le aziende attente alla ecosostenibilità vanno meglio, sono più competitive e mantengono legami più solidi con territori e comunità. E infatti in Italia quasi il 38% di esse esportano ed hanno introdotto innovazioni ai propri prodotti o servizi. Mentre solo il 22,2% delle imprese che non hanno investito nell'ecosostenibilità è presente nei mercati esteri e ancora meno (il 18,3%) hanno innovato. “La green economy – sintetizza la Fondazione per lo sviluppo sostenibile - potrebbe rappresentare una leva importante per affrontare la crisi economica e occupazionale” ed è “uno dei più potenti fattori di competitività”. “Per l'Italia, più ancora che per altri Paesi, l'economia verde sta quindi rappresentando una chiave straordinaria per rigenerare il Made in Italy – conferma il rapporto "GreenItaly" - e, più in generale, per sostenere la piena affermazione di un nuovo modello di sviluppo all'interno dell'intero sistema imprenditoriale, fondato sui valori della qualità, dell'innovazione, dell'eco-efficienza e dell'ambiente. Un modello, peraltro, pienamente coerente rispetto a quanto ha caratterizzato la nostra storia e che concilia modernizzazione, produzione di ricchezza e coesione sociale”.   
 
Verde uguale occupazione
In questo sviluppo la persona ha un certo valore e il lavoro è centrale. Nel nostro Paese sono 1 milione e 600mila mila i nuovi posti di lavoro – ad un ritmo di 160mila l'anno per dieci anni - che si possono creare nel settore dell'efficienza energetica. Lo afferma Confindustria, la potente associazione degli industriali italiani. A guardare i dati più recenti, si vede che in Italia le attività legate alla tutela dell'ambiente e ad un'economia "green" producono circa il 30% delle assunzioni non stagionali programmate dalle imprese private nel 2012, spesso dando lavoro ai giovani. 
È chiaro che chi resta indietro su questo fronte perderà quattrini e crescita. Nel “sistema Italia” un milione e 150mila imprese non hanno ancora investito in prodotti e tecnologie verdi. Per il momento. Prima o poi dovranno farlo. Si tratta di un mercato enorme, con margini di sviluppo importanti e realizzabili da subito. Basti pensare che ben il 20% degli imprenditori che hanno investito in sostenibilità, nell'anno appena concluso ha previsto di fare assunzioni per un totale di oltre 241mila dipendenti. Vale a dire poco meno del 40% del fabbisogno occupazionale complessivo nazionale. Mentre lo stesso dato crolla al 12,6% tra i concorrenti che non hanno speso per rendere più “verde” la propria azienda. 
“I green jobs – nota il rapporto ‘GreenItaly’ -, cioè le professioni e i mestieri capaci di attuare con successo il connubio fra sostenibilità e competitività, sono più presenti in Italia rispetto alla maggioranza delle altre economie leader in Europa”. Tanto benessere, poi, può arrivare dal riciclaggio dei rifiuti: a parità di tonnellate trattate, ad ogni posto di lavoro creato con discariche e inceneritori, ne corrispondono in media 15 nel settore del riciclo. Secondo l'Osservatorio nazionale sui rifiuti, sono almeno 200mila le persone da assumere estendendo la raccolta differenziata "porta a porta" a tutti i cittadini. Nei 27 Paesi dell'Unione Europea, gli occupati nell'economia verde sono aumentati mediamente del 7% ogni anno, specialmente nelle rinnovabili e nel riciclo. 
 
Il nostro petrolio: cultura, bellezza, bontà, ingegno
Questi e altri dati indicano che la cura per la crisi italiana c'è: adottare tecnologie di produzione a impatto zero, puntare su prodotti “amici” dell'ambiente, investire sul proprio territorio. I pilastri di questa rinascita tricolore sono ben chiari e già saldamente collaudati, da nord a sud, in tutti gli àmbiti. “Ne viene un quadro di un’Italia vocata alla green economy – si legge nel Rapporto della Fondazione per lo sviluppo sostenibile -. L’Italia dispone, infatti, di un capitale naturale e culturale fra i più importanti del mondo; il made in Italy è ancora, in buona parte, associato e associabile a valori green: la qualità, la bellezza, il vivere bene”. Altro segno, che siamo lanciatissimi in questo eco-boom, sono  i 193 corsi universitari su tematiche inerenti la green economy attivati nell'anno accademico 2011-2012 nei nostri atenei. Nei settori strategici per questa rivoluzione, ricorda il Rapporto, abbiamo quel che serve: una discreta industria manifatturiera, capacità e professionalità per gli usi efficienti dell'energia, una buona industria del riciclo, un settore di rinnovabili di una certa dimensione, produzioni agroalimentari eccellenti, capacità tecnologiche, professionalità ed esperienze di primissimo livello nei sistemi di mobilità, infrastrutture e mezzi di trasporto. È italiano, per fare un altro esempio, il primo edificio pubblico al mondo certificato “casa passiva”, ossia con il massimo degli standard energetici di qualità (nearly zero energy buildings). Si tratta della sede dell'Assessorato all'ambiente della Provincia autonoma di Bolzano.   
 
Italiani consapevoli amanti della natura
Tutelare l'ambiente, la salute, la giustizia costa qualcosa in più? Non è un grosso problema per gli italiani. Almeno stando all'indagine "Global socially-conscious consumer"  del 2012, sulla consapevolezza sociale condotta dalla Nielsen, leader mondiale nelle ricerche di mercato. Siamo al primo posto in Europa, con il 38% di consumatori che si dichiarano disposti a pagare di più per beni e servizi di aziende attente all’ambiente e alla responsabilità sociale. Per il 54% degli italiani nella scelta del prodotto tra le principali variabili che gli interessa c'è l'impatto ambientale, determinante quanto il prezzo e più della marca. La maggioranza degli italiani ama la natura e la vuole rispettare, perché ne va della propria salute. Rispetto agli altri Paese europei siamo più attenti alla qualità della vita, al cibo, alla salute, non stupisca che lo siamo anche per la natura.   
 
Aziende certificate
Per distinguere le aziende attente alla sostenibilità c'è la certificazione ambientale Emas. Oltre una su 4 delle 4.511 aziende europee certificate Emas è in Italia. Ci disitnguiamo, inoltre, anche per le cosiddette Ecolabel, le etichette ambientali: quasi una su tre in Europa è di aziende italiane (schizzate dalle 14 del 2003 alle 331 del 2011). 
 

 
Italia verde in cifre
 
130 miliardi di euro gli investimenti previsti in Italia per l'efficienza energetica tra 2010 e 2020 
 
30,8 miliardi di euro la valorizzazione economica con l'efficienza energetica in Italia nel periodo 2010 – 2020
 

 
Il grande affare che fa superare la politica degli incentivi
In Danimarca non viene applicata la politica degli incentivi alle fonti rinnovabili, cioè facendole pagare di più in bolletta per agevolarne il decollo, come avviene in Italia e in Germania. Questi incentivi normalmente durano 20 anni e coprono tutta la produzione immessa in rete. Il governo danese invece ha pensato di acquistare l’energia prodotta in un numero minimo di ore (22.000 per l’esattezza) in cui l’impianto eolico funzionerà a pieno regime durante la sua vita. Il parametro è fissato sul costo di realizzazione dell’impianto stesso. E siccome di ore nell’arco di un anno ce ne sono 8.760, basta che quella struttura produca energia al massimo delle sue potenzialità per circa 2 anni e mezzo e il costo è automaticamente ripagato. La tantissima energia in più che verrà comunque prodotta (tali impianti sono programmati per funzionare decine di anni) sarà il margine di guadagno dell’imprenditore. 

 


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