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Tutti pazzi per la social street

Il buon vicinato che parte dalla rete: da Bologna il fenomeno conquista il mondo

Ven 24 Ott 2014 | di Claudio Cantelmo | Media
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Tutto è iniziato nel novembre 2013, con un volantino affisso sui portici di via Fondazza, a Bologna. Obiettivo: un papà voleva conoscere genitori nel vicinato per trovare compagni di giochi al suo bambino e, a tal proposito, aveva creato un gruppo su Facebook. Un anno, diciotto tesi di laurea dedicate e 320 social street (questo il nome dell’iniziativa) dopo, il fenomeno ha già fatto il giro del mondo, riscuotendo l’interesse anche degli Stati Uniti, dove Richard Sennett, sociologo, critico letterario e scrittore statunitense, professore di Sociologia alla New York University e alla London School of Economics, l’ha messo sotto lente, occupandosene a proposito dei suoi studi sui legami sociali nei contesti urbani e degli effetti sull’individuo della convivenza nel mondo moderno. Temi tanto vicini a quelli della social street, a proposito della quale il professor Sennett ha contattato via mail il fondatore del progetto, l’italiano Federico Bastiani.

Conosciamoci!
Toscano trapiantato a Bologna, Bastiani si era stufato di non sapere niente delle persone che incontrava tutti i giorni all’uscita di casa. Stampa un paio di volantini e li distribuisce nei negozi della sua strada: "Ho creato un gruppo su Facebook per gli abitanti di via Fondazza: iscrivetevi". Il successo è immediato e sorprendente. Centinaia di persone rispondono all'appello e fanno nascere la prima social street.
«Regole predefinite non ce ne sono – ha raccontato Bastiani -: Facebook è solo un mezzo per far incontrare le persone». E anche coloro che fino al giorno prima si erano sfiorati ignorandosi - miracolo - cominciano ad incontrarsi. Sul web si parla dei problemi della strada, delle questioni da affrontare e da risolvere, ma partono anche un mucchio di idee: si organizza una festa di Natale, una mostra fotografica, si lancia un progetto per gestire un giardino comunale, si abbellisce la strada con alcune fioriere fatte con materiali di recupero.
E poi, soprattutto, ci si incontra e, nei limiti del possibile, ci si aiuta. C'è chi vuol vendere un frigorifero, chi chiede informazioni sui medici della zona, chi si è appena trasferito e vuole conoscere qualcuno. Nessuno spende niente e nessuno ci guadagna niente.

Fenomeno virale
A Bologna nascono subito una decina di iniziative analoghe, poi il fenomeno comincia ad allargarsi. Incontenibilmente. Tutti scrivono in via Fondazza per chiedere come si fa: la risposta è di una tale banalità che sembra pronunciata da un profeta: fidatevi di chi vive vicino a voi. «Le social street - dice Bastiani - non hanno delle regole prestabilite, ci siamo limitati a raccontare agli altri quello che abbiamo fatto noi, a rendere pubblico cioè un modello che nel nostro caso ha funzionato. Ma ognuno può organizzarsi come crede, anche perché ogni strada ha i suoi problemi, le sue caratteristiche e le sue opportunità». Il modello Fondazza ha presto varcato i confini: ne è nata una in Slovenia e nelle ultime settimane il fenomeno ha preso piede in Portogallo, dove ne sono nate una decina: come in rua de Pracas e avenida Reis a Lisbona e in rua de Santa Catarina a Porto. Una bandierina è stata piantata perfino in Nuova Zelanda e mail sono arrivate anche da Brasile e Cile. «Di questo passo conquisteremo il mondo», scherza Federico. Fino ad un certo punto.

Cento città, mille social
Il Comune di Bologna ha aperto un canale con le social street ed ha varato un innovativo regolamento sulla cittadinanza attiva. Chi vuole, autorganizzandosi, può fare richiesta per gestire un piccolo spazio pubblico. Non è ovviamente rivolto solo alle social street, ma tanti gruppi di strada hanno già cominciato a pensare seriamente a come sfruttare questa possibilità. E il fenomeno virale appare davvero inarrestabile. In via Maiocchi a Milano hanno organizzato uno 'swap party' per far diventare social il cambio dell'armadio: ci si ritrova una domenica pomeriggio e chi ha un vestito che non usa più, può portarlo e scambiarlo con un altro vestito. In via Pitteri a Ferrara hanno costruito una piccola biblioteca. C’è una piccola cassetta con dentro una ventina di libri: chi vuole prende un libro, lo legge e lo riporta nella cassettina. O lo tiene con sé per sempre, ma, in questo caso, lo sostituisce con un altro libro. In via Saragozza a Bologna e nel centro storico di Tricase (Lecce) la social street ha organizzato una giornata di “pulizie di primavera”: un modo per prendersi cura dello spazio pubblico, ma anche per conoscersi e fare nuove amicizie, lavorando insieme a qualcosa di concreto. A pensarci bene ogni strada di ogni città può diventare via Fondazza. Basta che ci sia qualcuno che si prende la briga di aprire un gruppo su Facebook e di mettere un paio di volantini nei negozi e poi il gioco è fatto. Più difficile prevedere dove si andrà a finire. «Per ora è più che sufficiente così – conclude Bastiani. È già gratificante l'idea di aver reso il mondo, qualche strada del mondo, un posto migliore e un po’ più accogliente. Una via per volta».                                    

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