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Il primo lavoro da fare è dentro di noi

Marco Casuccio, statistico in carriera, il 1° maggio di 15 anni fa lasciò tutto per iniziare un nuovo tipo di volontariato

Ven 24 Ott 2014 | di Alessandra Manni | Italia Solidale
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Come hai iniziato a fare il volontario? 
«Ho avuto la grande grazia di incontrare più di vent'anni fa la testimonianza di P. Angelo Benolli, fondatore di Italia Solidale Onlus. In realtà, volevo solo salvare un bambino attraverso un'adozione a distanza. Volevo amare gli altri, ma mai avrei pensato che fossi io la prima persona ad avere bisogno di amore vero». 

Hai fatto questa scelta per fede?
«Ero uno impegnato in parrocchia e avevo una carriera di successo, infatti viaggiavo molto. Nella mia vita ho sempre avuto tutto: ottimi risultati negli studi, tante amicizie, fidanzate. Ma in realtà mi stavo svuotando e la fede non mi dava più risposte: era diventata solo una bella copertura ad un grande vuoto interiore. Quando ho incontrato P. Angelo sentivo che mi parlava di qualcosa che aveva sperimentato, non erano chiacchere e descriveva Cristo come un uomo maturo e forte, maschio, che dice “sì, sì, no, no, il resto è del maligno”. Tutto ciò mi scioccava, perché si scontrava con un'esperienza di fede debole e comoda, che non mi metteva così in crisi come il richiamo di P. Angelo alla mia persona e alle mie energie». 

Quindi sei andato in crisi?
«Ho capito che, anche se avevo ricevuto tutto dalla vita, non avevo ricevuto il nutrimento inconscio alla mia identità. Infatti mi ero ammalato, soffrivo di gastrite e rischiavo di ammalarmi molto seriamente. A quel punto ho capito che non avevo molte alternative se non quella di impegnarmi in modo nuovo e profondo come Promotore. Ho avuto luce su come mi ero sempre impegnato con buona volontà in tutto quello che facevo, ma in realtà ero solo dipendente, mi davo tanto agli altri, ma avevo completamente perso il rapporto più importante: quello mio con Dio».

E come sei uscito da questi fallimenti?
«Ho dovuto imparare prima di tutto ad amare la verità della mia persona, per essere più forte, per poi poter amare gli altri. Tutto ciò ha portato a cambiamenti concreti in me e nella mia vita: ho rivisto il mio modo di lavorare, ho cominciato a testimoniare questa forza che piano piano stavo recuperando e, gradualmente, ho guarito la gastrite di cui soffrivo, senza medicina. Non è stato facile, molte volte ricadevo nel vecchio e nella malattia, ma sentivo che stavo recuperando i miei talenti e la possibilità di amare». 
 
Quindi sei anche guarito dalla tua gastrite?
«Ho capito che mi ammalavo perché non avevo una corrispondenza tra quelle che erano le mie energie personali, la mia vocazione, e quello in cui le impegnavo, così ho lasciato il mio lavoro per dedicarmi completamente alla missione. La cosa peggiore che possiamo fare è fissarci sul lavoro, perché il problema non è lì, ma dentro di noi. Il primo lavoro che ho dovuto fare è quello di entrare in me e vedere ciò che mi impediva di essere veramente una persona ed esprimere le mie energie. Apparentemente lasciare quel lavoro è stato un gesto folle, perché abbandonavo tutto ciò per cui avevo studiato e le mie sicurezze, ma fino adesso non c'è mai stato un momento nel quale mi sono pentito. Oggi posso dire che è più quello che ho ricevuto che quello che ho lasciato». 

E ora si è arricchita la tua vita?
«Ho ritrovato la fede collegata alla vita, grazie ad un impegno di luce, fede e carità che continua oggi, giorno per giorno. Inoltre, un altro frutto di questo mio cammino è stato mio figlio, venuto dopo aver ritrovato la mia persona, fuori da tanti inganni che avevo dentro, e dopo che, con mia moglie, siamo cresciuti e maturati come coppia». 

La tua famiglia risente del tuo impegno di Promotore?
«La mia famiglia non sarebbe vera se mi fermassi ad amare solo mio figlio, e, come Promotore, sono chiamato a fare questo nel Sud del mondo e qui in Italia. Infatti, almeno 2 volte al mese mi sposto nel territorio di Salerno, in Campania, per incontrare i donatori e condividere con loro questa antropologia che salva la vita. E lo faccio lasciando qui a Roma la mia famiglia, come succede anche quando vado un mese e mezzo in Africa. Mio figlio però quando torno è contento, perché sa che il padre è andato ad amare, ed è gioioso perché sente di partecipare anche lui a salvare la vita dei bimbi. E ogni volta che ritorno la mia famiglia è rafforzata».

Questa tua missione nel sud del mondo porta frutti anche qui in Italia.
«A Salerno sta partendo un progetto unico, nel quale una famiglia povera italiana sta per essere adottata da una comunità di famiglie dal Sud del mondo. E questo è un segno di come il Sud del mondo sta restituendo l'amore che gli è arrivato dall'Italia attraverso l'adozione: un amore che vuole salvare le persone dai mali di oggi, depressioni, separazioni, cancri, droghe, causati dalla mancanza di spirito, per essere veramente vivi e forti».                      

 
 

 
“Nel mondo, per ogni persona denutrita ce ne sono 2 sovrappeso”

«Sono 20 anni che vado in Africa per seguire le missioni di Italia Solidale ed ho avuto un'osservatorio privilegiato per commentare lo studio del “Center Food and Nutrition” della Barilla del 2013. Quando vado in Africa vedo bambini denutriti, ma, al contrario di quelli italiani, sono molto più gioiosi: c'è una tale forza nei loro occhi! Qui, più che nel corpo, c'è una sofferenza dello spirito dilagante, che non si vede, e l'obesità è la punta dell'iceberg del disagio di tanti bambini occidentali, che qui hanno tutto, ma non hanno più veri scambi d'amore. Il vuoto interiore, familiare, sociale, che i bambini vivono oggi crea una voragine che è compensata con il cibo, ma anche con atteggiamenti sballati sulla sessualità senza amore, fin da età giovanissima, oppure con l'isolamento, che viene per esempio dai videogiochi. Non a caso il Censis nel 2013 definiva gli italiani “sciapi e insoddisfatti”, che vuol dire depressi. Da quando sono impegnato in questo movimento di sviluppo di vita e missione, che vede le cause inconsce di tanto male, ho visto molti bambini denutriti che non lo sono più e tanti bambini e giovani italiani, prima infelici, che ora ridono, perché hanno recuperato un loro ordine interiore. La proposta antropologica di P. Angelo Benolli è concreta e aiuta ad avere luce su ciò che ci impedisce di essere pieni di vita e di amare. Dal Sud del mondo arrivano tante testimonianze di come sono riusciti a recuperare la loro dignità di persone e ritrovare una famiglia grazie a questa proposta. Che viene approfondita nella Scuola di Sviluppo di Vita e Missione (vedi box a pag. 108)». 

 


14 primo maggio fa

Schiavi di oggi inconsapevoli spesso illusi
di lavorare per ingrassar la pancia
divorati invece veniam nelle viscere di ulcere diffusi

Tra cassa integrazione… incassature e disoccupazione
Il lavoro di oggi poco ha di creativo e di servizio
Eppure su di esso è fondata la nazione.

Ma lo Stato che non serve il tuo di stato amore permanente 
Necessario anche nel lavoro, sostituirsi non può alla tua lotta da dentro
libera le tue energie in movimento fuori del portafoglio e dalla mente!

Potere denaro insicurezza dipendenza  
La parola lav-oro oggi questo evoca e non luccica 
Poco prezioso perpetra la secolar violenza.

Oggi una rivoluzione è possibile 
Se tra concerti, concertazioni, piani su Job e grida…Sob
la Persona al centro si ritrova , unica ed irripetibile.

Non aspettar aiuti dal di fuori 
Rendi la tua persona e la tua espressione
Creativa nell’amore come un giardino irrigato di fiori.

Amare è possibile, lavorare amando pure
Credi, lotta, ritrova l’indipendenza
Del tuo Creator la creatura ritrova in te e nelle tue energie in Lui mature
impègnati, impegnàti, impègnati, impegnàti…

 


DIVENTARE PROMOTORI DI VITA
Chiedi direttamente a Marco informazioni su come diventare Promotore scrivendo a: m.casuccio@italiasolidale.org. In mezzo al vuoto lavorativo e spirituale che coinvolge in particolare i giovani, l’esperienza di volontariato con Italia Solidale è una via concreta per tirare fuori la potenzialità personale e uscire dalla negatività dirompente. La scuola per diventare Promotore inizia a novembre. Sono circa 3 le lezioni al mese, che si possono seguire anche tramite internet, ma almeno una volta al mese è richiesta la presenza in sede a Roma. Info: www.italiasolidale.org - 06.68.77.999.

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