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Inceneritori sussidiati fuori da ogni logica e legge europea

Governo e parlamento impongono ancora questi impianti superati e nocivi, come “strategici” e necessari alla “sicurezza nazionale”. A suon di sussidi pubblici

Gio 27 Nov 2014 | di Daniele Castri | Ambiente

Entro  dicembre, il Ministro dell’Ambiente individuerà gli impianti di incenerimento necessari a “raggiungere un sistema integrato e moderno di gestione dei rifiuti” da realizzare su “tutto il territorio nazionale”, grazie all’ausilio di una vera e propria corsia preferenziale. Difatti il Governo, con il decreto “Sblocca Italia”, ha dimezzato i tempi di espropriazione dei terreni, delle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) e di Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) per questi impianti, due “passaggi burocratici” necessari a stabilire se un impianto industriale costituirà un rischio reale e concreto per la salute umana e l’ambiente. Queste procedure, spesso, richiedono accertamenti complessi e tempi lunghi, in ossequio al principio sanitario di precauzione: se non c'è la certezza che non fa male, non bisogna approvare. Invece, ora, gli inceneritori ormai notoriamente riconosciuti dannosi per la salute e l'ambiente, e superati da altre tecnologie, per il governo e parlamento diventano “infrastrutture e insediamenti strategici” necessarie a conseguire la “sicurezza nazionale”.

L’ENNESIMA CONTRADDIZIONE TUTTA ITALIANA
Inoltre, per gli impianti esistenti, hanno previsto l’obbligo di aggiornare autorizzazioni all’esercizio di tutti gli inceneritori fino a “raggiungere la saturazione del carico termico massimo”. In buona sostanza, si tratta di un modo per trovare la spazzatura da bruciare anche in altre regioni italiane, in barba al principio (ed alla legge) di prossimità che impone di trattare e smaltire i rifiuti quanto più vicino al luogo di produzione. E in sfregio anche della vera soluzione, attuata in tante parti d'Italia e del mondo ed attuabile da subito ovunque, la raccolta differenziata porta a porta, che consente di dare nuova vita agli scarti e anche di creare posti di lavoro ed introiti per i Comuni. Mentre bruciare materiali significa inquinare, mandare in fumo enormi quantità di materiali ancora recuperabili e sottrarre al mondo produttivo sano parecchie risorse.

ANCORA SUSSIDI PUBBLICI
Il decreto-legge è concepito in modo da garantire che i mega forni brucia-rifiuti, quelli vecchi e quelli in arrivo, brucino sempre al massimo delle proprie capacità industriali di combustione. Così, i proprietari degli impianti produrranno tantissima energia elettrica (pressoché inutile, visto che già sovrabbonda in Italia) da vendere a prezzi super-maggiorati, grazie alle incentivazioni pubbliche. Eppure l'Unione Europea aveva vietato di dare incentivi statali a questi forni. No problem. Se ne sono inventati di nuovi, i certificati verdi: un sovrapprezzo sul kilowatt generato dagli inceneritori, che paghiamo con la bolletta elettrica. Gli stessi sussidi che lo Stato dà ai produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili: fotovoltaico, eolico, idroelettrico e geotermico. Arriva dunque l’ennesima legge che contraddice le linee guida imposte dalla Unione Europea, che puntano, viceversa, sulla riduzione e sul riciclo dei rifiuti urbani e non certo sull'incenerimento. Tra l’altro, l’U.E. ha anche vietato l’utilizzo di termini come “termovalorizzatore” e simili, perché considerato ingannevole. Ecco perché il decreto parla di “termotrattamento”.
è il caso di dire: fumo negli occhi.

PORTA A PORTA: SOLUZIONE PULITA E VANTAGGIOSA
Per avere un'idea dei costi e benefici di certe scelte, basta qualche dato. La raccolta differenziata e il riciclo degli imballaggi in tutto il Paese produrrebbe oltre un miliardo e 530 milioni di euro in un solo anno (dati Althesys 2013). 3 euro e mezzo di guadagno da ogni euro sborsato per far rinascere le “materie prime seconde”, al netto dei costi. Circa il 350% pulito, oltre a un grande indotto che darebbe lavoro a migliaia di persone, senza emissioni nocive. Un investimento con un ritorno senza eguali. Per  l'inceneritore-gassificatore in progetto vicino Roma, ad Albano Laziale, è previsto mezzo miliardo di sussidi statali Cip6. Un impianto con pochissimi addetti e nessun ricavo pubblico sui materiali inceneriti.



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