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Il metodo tigre è vincente?

Le madri cinesi spingono in avanti i figli, le mamme italiane li proteggono da ogni affanno

Ven 28 Nov 2014 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli
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Confesso, ero rimasta molto impressionata dalla lezione di vita della "mamma tigre", la manager cinese che vive negli Usa e che in un articolo ha raccontato all'America con quali metodi, severissimi, educa i propri figli a conquistare la vita e il successo. E infatti su queste pagine ve ne ho parlato più volte: le brave mamme cinesi vietano ai figli di perdere tempo a giocare, di prendere voti più bassi del massimo, di impiegare il proprio tempo libero in hobby che non siano funzionali a diventare i numeri uno. L'esatto contrario della filosofia della mamma americana media, per non parlare di quella italiana. Negli ultimi tempi la distanza tra i due modelli educativi si è addirittura amplificata, perché è diventato di moda anche in Occidente risparmiare alle creature il peso della competizione. Le scuole più moderne, ad esempio, tendono ad attribuire sempre meno peso ai voti, per non frustrare il bambino durante la formazione. Di recente, ho avuto modo di fare un viaggio a Hong Kong, durante il quale ho cercato di soddisfare la curiosità che mi era rimasta su questo punto: come se la cavano i figli tigre? Per quel che ho potuto vedere sono senz'altro più inquadrati dei nostri, più attenti al giudizio della collettività e sicuramente ci sono casi estremi, che sono preoccupanti, di bambini che soffrono terribilmente il peso della competizione e lo stigma sociale che si abbatte su chi non si impegna a fondo. In generale, però, non posso dire di non aver visto anche tanti bambini che giocano, che sorridono, che si divertono. L'ho già scritto in passato, non sono fan a tutti i costi del metodo tigre, ma, all'opposto, non penso che si debba eliminare ogni sfida e ostacolo dal cammino dei nostri bambini. La verità probabilmente sta nel mezzo. Ma la visita a Hong Kong mi ha fatto accendere una lampadina su un altro aspetto della differenza tra i due metodi educativi. Ed è il loro spirito di fondo, che riflette perfettamente l'umore collettivo delle rispettive società. Il metodo delle mamme cinesi è tutto proteso a lanciare i propri figli più avanti possibile, a dotarli di ogni possibile strumento per vincere le sfide della vita, in poche parole, ad attrezzarli per il successo. Il nostro sistema educativo, all'opposto, è sempre più impegnato nel proteggere i nostri piccoli da ogni affanno, a sottrarli alle battaglie, a evitare che si facciano male, fisicamente e psicologicamente. E per carità, nessuno gioisce nel vederli soffrire, però fa impressione la differenza filosofica tra i due sistemi: uno è improntato alla sfida al domani, l'altro alla paura del futuro. Non si tratta nemmeno più di condannare la singola mamma troppo chioccia: il punto è che ormai viviamo in una costante situazione di timore e incertezza. E se proprio in questo stessimo sbagliando? Il confronto tra la nostra situazione generale e l'esempio cinese, un Paese che in pochi anni sta passando dal sottosviluppo a prima forza economica mondiale (pur con tante contraddizioni, dallo sfruttamento del lavoro all'inquinamento), ci dice che almeno in parte la paura del futuro ci  ruba il futuro. Chi si attrezza a combattere convinto che il domani possa essere migliore, ha più chance di chi gioca in difesa fin dall'inizio della partita. Delle nostre paure diamo la colpa a tanti fattori, agli errori della politica, alle ingiustizie della società, all'economia che non gira, alla crisi, ai datori di lavoro miopi. E sicuramente c'e del vero. Ma forse stiamo anche tutti contribuendo a rubarci il futuro con il nostro pessimismo.


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