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Roberto Benigni: Due serate da oscar

L’artista Premio Oscar torna su Rai Uno con due puntate dedicate a I Dieci Comandamenti

Ven 28 Nov 2014 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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L’arte di cambiare pelle: Roberto Benigni non guarda indietro, non conta i successi e non ha paura di mettersi in discussione. Ecco perché il Premio Oscar toscano torna in tv con una nuova sfida, “I Dieci Comandamenti”, in onda in prima serata su Rai Uno il 15 e 16 dicembre. Un regalo di Natale in anticipo, il suo, che si preannuncia indimenticabile. Ne parla con la passione genuina, che solo i bambini sanno ancora esprimere, assieme allo stupore per la scoperta del mondo. Dopo aver portato La Divina Commedia e la Costituzione nelle case di milioni di italiani, prova a scommettere sulle tavole di Mosè, rilette con lo stile spiazzante e unico che lo contraddistingue.
Dopo aver spopolato a teatro, dietro e davanti la macchina da presa cinematografica, affiancando artisti del calibro di Massimo Troisi, Walter Matthau e Gerard Depardieu, ha deciso di condividere la sua conoscenza e la sua ammirazione per alcuni temi letterari e religiosi con il grande pubblico. 

Come si è avvicinato ad un tema delicato come “I Dieci Comandamenti”?
«Da solo non ce l’avrei mai fatta: è un tema su cui non si può giocare senza approfondire, di una tale bellezza che non esiste il “può darsi”. Forse non c’è niente di certo, ma devi fare un percorso per capirlo. Io mi sono avvalso di studiosi e biblisti, l’elenco sarebbe lunghissimo: dal dialogo con loro si esce arricchiti, quasi con le tasche piene di diamanti. Ringrazierò molte persone nella prima puntata, da Mosè al Cardinal Ravasi». 

Quale comandamento la mette più a suo agio e quale le crea problemi?
«Quelli che mi porterei in Paradiso sono “Onora il padre e la madre” e “Ricordati di santificare le feste”, perché non hanno il “non”: è come cadere in una valle con dei fiori a fare capriole. Questo è un Dio spettacolare, perché ogni cosa che dice è uno spettacolo e dall’altissimo “Io sono il Signore Dio Tuo” si passa poi al comandamento più terreno, “Non uccidere”. La Bibbia se non fosse stata scritta bene non sarebbe diventato il libro che è». 

Di cosa parlano i Comandamenti?
«I Comandamenti parlano d’amore, sanciscono un patto». 

Perché i Comandamenti?
«La mia legge è quello dello spettacolo e la sola idea di parlarne mi ha fatto venire un’emozione che non mi si tiene: la regola aurea è appunto quella di fare qualcosa che smuova dentro qualcosa. La bellezza è verità…».

Cos’ha capito leggendoli?
«Dio è incomprensibile, bisogna lasciarsi salvare, fa bene alla salute leggere per mezz’ora una cosa così. Ho l’emozione di cominciare e inizierei anche ora e finirei a Natale, tanto che all’inizio pensavo di fare dieci serate, ma poi non finisce più, come “Un posto al sole”. Sono inconsumabili i Dieci Comandamenti, non si termina mai di parlarne. Uno spettacolo straordinario, la più bella storia del mondo: crediamo di conoscerli tutti, ma invece per la prima volta danno regole dei sentimenti. Sono attuali, come il Teorema di Pitagora».

Perché?
«Sono uno più bello dell’altro, hanno segnato le vite del mondo intero, ballano davanti agli occhi, sono parole vive, si muovono, hanno la morale e l’etica del nostro mondo. L’infinito entra così nella vita di tutti i giorni, ai confini dell’universo dell’anima. Sono il più grande spettacolo che esista».

A quale altro progetto sta lavorando?
«Sento di nuovo il desiderio di fare un film. Il cinema e la tv sono due mondi diversi, ma li amo entrambi immensamente. Questa pellicola però non sarà a soggetto religioso».

Come vede la situazione lavorativa italiana?
«In Italia è sparito il lavoro persino come parola, si preferisce parlare di “job”. So che stanno rimettendo mano alla Costituzione, quindi mi sbrigo a fare “I Dieci Comandamenti”, non vorrei mettessero mano anche a quelli!». 

 



UN VERO NUMERO UNO

Roberto Remigio Benigni, classe ’52, nasce da famiglia contadina a Manciano La Misericordia, una frazione nella provincia di Arezzo. A 31 anni conosce Nicoletta Braschi sul set di “Tu mi turbi”, sua moglie dal 1991. Prima però debutta a teatro come cantante e musicista, per poi intraprendere la carriera di comico e regista. Dalla tv, su Rai Due con “Onda libera”, si dedica poi al cinema nella pellicola di Giuseppe Bertolucci “Berlinguer ti voglio bene”. Scardina le convenzioni, si mette alla prova e stupisce il pubblico in varie vesti, tra cui quelle di presentatore del Festival di Sanremo. Il sodalizio artistico con Massimo Troisi è una delle collaborazioni fondamentali nella sua carriera, come quella con il maestro Vincenzo Cerami. Produce alcune delle sue pellicole di maggior successo con la Melampo Cinematografica: “Il piccolo diavolo”, “Johnny Stecchino” e “Il Mostro”. Conquista l’America nel 1999 con “La vita è bella”, che gli regala tre Oscar (miglior attore, miglior film straniero, miglior colonna sonora) e sette nomination. Dal film “To Rome with love” di Woody Allen alle serate in Rai dedicate a Dante e alla Costituzione Italiana, Benigni continua a reinventarsi e a lasciare il pubblico a bocca aperta, come promette di fare il 15 e 16 dicembre con “I dieci comandamenti”.


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