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Slash: Vivo per la musica

Gli eccessi di Slash, chitarrista rock’n’roll, ex Guns N’ Roses che oggi beve solo acqua

Ven 28 Nov 2014 | di Federico Scoppio | Interviste Esclusive
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Recentemente è passato dall'Italia per presentare il suo ultimo disco “World on Fire”, pubblicato a metà settembre. Concerti sold out in giro, durante i quali si poteva assistere ad uno strano miscuglio di nuove generazioni e “ragazzi” sui 40, cresciuti al ritmo dei Guns N' Roses. Una carriera all'insegna degli eccessi, quella di Slash, chitarrista, capellone, che raramente si è mostrato in volto, anche se ora giura di bere solamente acqua, ma di nutrirsi ancora di rock’n’roll, vizio che invece gli è rimasto scolpito nel cuore.

Dopo l’esperienza nei Guns N' Roses, questa sembra proprio essere una seconda vita per lei. Cosa sta vivendo?
«Dal momento in cui ho iniziato a lavorare per conto mio, è sicuramente il momento più felice dopo i Guns. Tutto sta andando liscio, non c’è stato alcun tipo di problema, non ho dovuto gestire cantanti fuori di testa, me la sono passata veramente bene finora. Direi che è stato veramente un ottimo periodo».

Non è stanco di fare il rocker?
«Non ancora, mi piace molto, anche più di prima, perché ora sento di aver proprio il bisogno fisico di stare su un palco davanti al pubblico. Mi accorgo di quanto siano diventati funzioni vitali la musica, il palcoscenico, la strada».

E' il secondo album con la stessa band e con Myles Kennedy alla voce. Ha trovato una nuova dimensione?
«Nel 2010 non conoscevo la loro musica e neanche che tipo di persone fossero, poi abbiamo iniziato a lavorare insieme. Dopo poco ho capito che stavo collaborando con persone in grado di capire le mie emozioni, di saper esaltare le mie iniziative e le mie potenzialità. Ho scritto la musica di questo album proprio durante il tour di “Apocalyptic Love”».

L’artwork di “World On Fire” è molto interessante e particolare. Cosa rappresenta? 
«Non avevamo ancora un titolo durante la fase di mixaggio. Pensavo e ripensavo a quale strofa, verso, riff, potesse rappresentare al meglio l’album. Nella mia mente sapevo di volere una cover completamente caotica e ho iniziato a guardare le opere di diversi pittori e artisti, cercando qualcosa che mi rappresentasse. Infine ho chiamato Ron English, che si era occupato della cover del primo album, lo seguivo su Instagram e ho visto tutti quei fottuti dipinti che fa lui. L’ho chiamato per sapere se avesse qualcosa che rappresentasse un completo pandemonio. Mi ha inviato 6-7 dipinti che aveva concluso da poco e ho visto “Cerebral Celebration”: era perfetto per me. Quello che si vede sul fronte però è solo metà del dipinto. Nella versione fisica del CD è presente l’intera opera che corre lungo tutta la copertina».

Ha da poco pubblicato un altro brano dal titolo “Nothing Leaf To Fear”, colonna sonora dell’omonimo film. Di cosa si tratta?
«Ho realizzato nello scorso anno il film come produttore. La titletrack è un brano che ho scritto proprio in relazione al film. Ho suonato della musica per Myles, lui ci ha cantato sopra. è stato molto semplice».

È produttore anche di un film western dal titolo “Cut Throats Nine”. 
«Da piccolo sono cresciuto con la musica, ma anche con i film horror; sono sempre stato un fan, ma poi si è presentata l’opportunità di passare dall’altra parte della barricata e diventare un produttore. “Cut Throats Nine” ha una trama fantastica, sono questi 9 condannati totalmente selvaggi, criminali cattivi che devono essere trasportati dalla prigione al tribunale per essere giustiziati. A un certo punto nel mezzo del niente la cosa degenera totalmente. Non è il classico western da cowboy e indiani. É il remake di un vecchio b-movie».

Il rock and roll rimane però l'esperienza che più la affascina.
«Assolutamente, sì. Mi piace, è la musica che ho nel cuore e nella testa».

Tra tutti i suoi ex-colleghi dei Guns N' Roses, lei è quello che sta riscuotendo più successo: è questione di fortuna?
«Non mi preoccupo di cosa fanno gli altri ragazzi, ma direi che il mio ritorno me lo sono guadagnato: mi impegno molto in quel che faccio».

Ci sono band che riescono a mantenere rapporti di amicizia. Lei non ha avuto questa fortuna con Axl.
«Nel nostro caso direi che potrebbe essere una fortuna per me. Axl e io eravamo diversi, non riuscivo a capire il suo modo di comportarsi: se ci sono altri musicisti e 100 persone che si dannano l'anima per fare il concerto ogni sera e centinaia di migliaia di spettatori che sono lì per te e tu non ti presenti o arrivi dopo due ore, credo che tu sia un egoista incredibile. Io non riuscivo a sopportarlo. Alla fine ero psicologicamente e fisicamente esausto».

C'è chi dice che tra lei e Axl ci sia ancora uno spiraglio.
«Non è vero. Gli ho teso la mano un paio di volte per mostrargli che non sono così incazzato. C'è ancora una parte di me che vuole bene ad Axl». 

E dopo un concerto che cosa le piace fare: uscire col resto della band? 
«No, assolutamente. Desidero enormemente soltanto una cosa: riposarmi e scaricarmi. Sono una persona tranquilla, adesso...».

Dopo tutto quello che ha vissuto, che cosa riesce ancora a farla emozionare? 
«La mia musica, semplicemente quella. Amo quello che faccio e quindi continuerò a farlo in questo modo». 

 


 

IL MIGLIORE DI TUTTI I TEMPI

Slash, nome d'arte di Saul Hudson, è un chitarrista, compositore, produttore discografico e regista anglo-statunitense, membro dei Guns N' Roses dal 1985 al 1996 e autore di riff di brani di successo quali “November Rain”, “Paradise City”, “Sweet Child O' Mine”... Secondo la rivista Rolling Stone è tra i 100 chitarristi migliori di tutti i tempi. 
Dal 10 luglio 2012 il suo nome è inserito nella categoria “Musica tra le stelle” del famoso Hollywood Walk of Fame.


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