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Che tipo di amicizia sei?

Sui social ne contiamo migliaia, quelle vere sono (al massimo) dieci. E ogni sette anni cambiano

Ven 28 Nov 2014 | di Maurizio Targa | Attualità

Di amici su internet ne abbiamo centinaia, se non migliaia. In realtà la cerchia reale, per i più fortunati, si restringe mediamente a quaranta buoni conoscenti, scendendo a dieci se si riduce la selezione a coloro che godono delle nostre confidenze. Ma l’amicizia del cuore è sempre e solo una. Il significato che ha oggi la parola “amicizia” è sicuramente diverso rispetto ad anni fa: l’avvento del web ha cambiato la nostra vita, senza eccezione anche per il modo in cui ci relazioniamo con gli altri individui. Quello che era concepito come un rapporto tra due persone, costruito sulla base di solidi valori come fiducia reciproca, stima personale o la condivisione d’interessi particolari, spesso è banalizzato a una mera conoscenza “di vista”. A volte nemmeno tale. Prendiamo il caso di Facebook: come negare che per alcuni gli “amici” contati sul social siano solo un numero per gareggiare con altri utenti?

In casi molto più frequenti, poi, la maggior parte di coloro che abbiamo nella lista degli amici è un semplice conoscente, una persona di cui sappiamo ben poco o amici di altri amici che non conosciamo nemmeno. Chi difende i social network sostiene che lo scopo per cui sono stati creati è proprio quello di incoraggiare le persone a creare nuovi rapporti di amicizia, non certo di distruggerne altri. Tesi che ha senz’altro una sua dignità, ma secondo una ricerca condotta dall’Università di Madrid, chi “aggiunge” amici compulsivamente, e sui social ne vanta migliaia, è probabilmente un individuo dalla scarsa autostima. E finisce per mettere gli amici virtuali, quelli conosciuti attraverso il web, davanti a quelli reali. Sbagliando mira. 

Tre generi di amici
Ma chi sono i veri amici? La sociologa americana Jan Yager li ha suddivisi in tre macrocategorie: gli amici casuali, cioè quelli coi quali entriamo in contatto per affinità, condividiamo qualche hobby, ma non ci confidiamo con loro; gli amici intimi, ovvero coloro cui affidiamo le nostre gioie o frustrazioni e che partecipano ai nostri segreti; l’amico del cuore. I numeri sono quelli ricordati all’inizio: una quarantina i primi, circa dieci gli intimi (ma una ricerca dell’American Social Review del 2006 ne considerava possibili molti meno), uno solo quello del cuore, che nel 40% dei casi coincide col partner.
Un amico, prosegue la sociologa, è per definizione la persona in cui rispecchiarsi e da cui differenziarsi, aspetto fondamentale per i processi d’identità in qualunque fase della vita. 

Le comari SALVANO il mondo
Non desta neanche troppa sorpresa la notizia che siano i momenti di difficoltà a cementare maggiormente i rapporti amicali. Da uno studio effettuato dall’Università del Minnesota sui legami tra ex commilitoni del Vietnam, è emerso che essi avevano mantenuto rapporti stretti e duraturi per oltre vent’anni. Mediamente quattro volte in più di compagni d’Università che avessero condiviso un brillante percorso di studi. Se il cameratismo tra uomini troverebbe la sua massima esaltazione proprio dall’unione sotto le armi, retaggio di epoche storiche in cui si andava alla guerra anche per anni e spesso la propria salvezza dipendeva non solo da se stessi ma da quanto gli altri l’avevano a cuore, per quanto riguarda l’amicizia tra donne proprio ad essa si dovrebbe, nell’Età della pietra, addirittura il successo dell’evoluzione della razza umana. Secondo la sessuologa tedesca Hite, infatti, in caso di carestie o di lunghe assenze dell’uomo dagli accampamenti, proprio il sodalizio tra donne e le vicendevoli confidenze permettevano di scambiarsi consigli e strategie utili alla sopravvivenza. Le caratteristiche delle amicizie che intercorrono tra individui dello stesso sesso, poi, non sono immuni da differenze: se le amicizie maschili sono caratterizzate maggiormente dalla condivisione di attività e di cose da fare assieme, quelle femminili si contraddistinguono per comunanza di sentimenti e si basano sulla condivisione di notizie intime. E la fatidica amicizia tra uomo e donna? Possibile, specialmente se il rapporto è instaurato in età tenera: in quel senso può evolversi similmente a una relazione tra fratelli. Nata in età adulta, potrebbe rispondere invece a bisogni affettivi profondi e, quindi, scivolare verso connotazioni di desiderio fisico.

Amicizia nell’età matura
Se per un bambino o un ragazzo è fondamentale circondarsi di amici, nell’età adulta le prospettive cambiano certamente. Si frequentano amici del partner, o gente che “ci serve”, vedi colleghi, o genitori di figli di pari età, e si preferisce l’amicizia di coppia al rapporto interpersonale. Cambiano, ovviamente, anche pesi ed equilibri: se nell’amicizia uno-ad-uno si può andare d’accordo anche con individui fondamentalmente diversi da noi, nell’amicizia di coppia si cerca in genere l’equilibrio. Si è visto poi che le reti amicali sono più radicate in età giovanile e nella prima età matura, gli anziani tendono ad essere più legati ad una socialità familiare. Il motivo, spiegano i sociologi, va ricercato nel fatto che tra i giovani le amicizie occupano un ruolo sempre più importante, sostituendo le comunità parentali che si sono indebolite. Inoltre, a differenza dei legami familiari, le relazioni tra non consanguinei vengono percepite come liberamente scelte, non imposte, e fondate su simmetria e non gerarchia: in poche parole, a differenza dei rapporti familiari, non si deve ubbidienza a nessuno. Ma, inevitabilmente, ogni sette anni in media il nostro “giro” è destinato a cambiare: per mutate abitudini, per esigenze di vita o semplicemente perché “non ci troviamo più”, oltre il 50% delle nostre frequentazioni è destinato a svanire nel nulla.


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