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Caffè, pizza e biglietto sospesi

A Napoli (e non solo) il caffè, la pizza e la metro te la pagano gli altri

Ven 28 Nov 2014 | di Angela Iantosca | Attualità
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In tempi di crisi anche un caffè può diventare qualcosa di superfluo, qualcosa a cui rinunciare. Ovunque. Ma non a Napoli. Ma qui, chi non può permetterselo ha la possibilità di gustarsi, comunque, una bella tazzina calda presa al bar. Perché? Perché a Napoli il caffè è... sospeso. Un’invenzione che risale a decine di anni fa e che sta riprendendo forza negli ultimi tempi, a partire  da alcuni bar storici napoletani, come il Gambrinus che si affaccia su Piazza Plebiscito. 

Ma cosa è il caffè sospeso?
«Un caffè già pagato. Chi non può permetterselo lo trova già “comprato” da un avventore generoso – spiegano nel noto bar -. Un rito nato proprio in questa zona della città: i nobili che abitavano in zona, quando scendevano, lasciavano qualche lira in più per quei poveri delle zone limitrofe desiderosi di un caffè».
Un atto di generosità recentemente regolamentato: «Da qualche tempo - continuano - facciamo lo scontrino per ogni caffè sospeso che mettiamo in un contenitore all'ingresso del bar». Non tutti conoscono questa tradizione, anche a Napoli. Eppure questo gesto locale si è trasformato in un fenomeno mondiale e culturale. Dal 2011 l’associazione “Rete del Caffè Sospeso – Festival, rassegne e associazioni culturali in mutuo soccorso” ha deciso di istituire, in concomitanza con la Giornata Internazionale dei Diritti Umani, il ‘10 dicembre – Giornata del Caffè Sospeso’, per proporre la ripresa dell’antica usanza partenopea nei bar e nei locali d’Italia e per diffondere anche nei settori della promozione culturale e sociale la filosofia solidale su cui si fonda. Dal 2010, anno in cui è stata costituita la Rete, hanno aderito 61 locali, da Lampedusa a Trieste, dalla Spagna fino al Brasile!  
Ma Napoli, patria della pizza, poteva sottrarsi alla sua "sospensione"? Se fino a qualche tempo fa era diffusa la pratica della pizza a 8, mangi oggi e paghi tra 8 giorni, oggi la pizza te la pagano altri. Come ci spiega Ciro Oliva, un pizzaiolo del quartiere Sanità, appartenente ad una famiglia storica di pizzaioli: «La mia bisnonna, Concettina, preparava pizze per chi ne aveva bisogno, non solo per chi le comprava. E per quelli in difficoltà, le faceva pagare ad 8 giorni, un trattamento che si trova ancora oggi in qualche pizzeria. Noi, invece, da due anni, abbiamo voluto rifarci al caffè sospeso e abbiamo deciso di fare la pizza sospesa. Chi vuole può lasciar pagate quante pizze desidera». 

Ma di questi tempi chi bussa alla loro porta?
«C'è tanta gente che ha bisogno. Molto più di ciò che pensiamo: da figli di carcerati, a drogati, a ragazzi della comunità di Sant'Egidio, ad anziani che non arrivano a fine mese. Spesso siamo noi a portarla a loro la pizza: ci si vergogna di entrare in pizzeria e chiedere se c'è una pizza già pagata...».
Last but not least, da qualche tempo a Napoli è arrivato anche il biglietto sospeso: se non avete consumato tutti i minuti del biglietto della metro, potete lasciarlo nell'intercapedine dei muri… Qualcuno sicuramente lo prenderà per utilizzarlo!   


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