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L’agente FBI di “Bones

Dopo la lunga parentesi tra i vampiri di “Buffy”, David Boreanaz ha trovato da oltre un decennio il suo posto in tv: grazie al distintivo dell’agente dell’FBI Seeley Booth di “Bones” è finalmente felice

Ven 28 Nov 2014 | di Alessandra De Tommasi | TV/Cinema
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Ci sono attori che amano inscenare un teatrino quando incontrano un fan, un giornalista o uno sconosciuto per strada. Come se fossero sempre sotto i riflettori o davanti alla macchina da presa, veri e propri personaggi. Chiamateli pure “animali da palcoscenico”, se preferite, ma la verità è che non riescono a stare alla larga dalle attenzioni altrui, hanno costantemente bisogno di un pubblico disposto ad applaudire e ammirarli. David Boreanaz non rientra nella categoria: partecipa agli incontri e rilascia interviste con la stessa dedizione e serietà con cui un chirurgo si prepara alla sala operatoria. L’unica nota di colore che si concede, e non certo in senso figurato, si trova ai suoi piedi. Sì, ha il vezzo di utilizzare calzini variopinti e sempre diversi, con fantasie diverse e spesso buffe. Forse è scaramanzia, forse solo voglia di uscire dagli schemi, una volta tanto. Per il resto, invece, ha la mentalità da stacanovista e non si sottrae mai ai suoi “doveri”. Un po’ come Seeley Booth, l’agente dell’FBI a cui presta il volto da dieci anni nel telefilm “Bones” (in onda su Fox Life e Rete Quattro). Dopo anni di permanenza tra i vampiri di “Buffy” e una serie intera dedicata al proprio personaggio, “Angel”, ha cambiato genere, passando dal teen horror al poliziesco, continuando a sorprendere ed emozionare i suoi fedelissimi ammiratori. Piace perché interpreta il ruolo della roccia, dell’uomo all’antica su cui si può sempre contare, del professionista disposto all’estremo sacrificio per il bene comune.        

Come spiega il successo del telefilm dopo dieci anni di messa in onda?
«Il cuore di una serie tanto amata sono i personaggi, le relazioni che creano, le storie che intrecciano. Man mano che si va avanti nelle riprese si acquista maggiore familiarità con il ruolo e con i colleghi e tutto diventa più semplice, nonostante gli alti e bassi che la vita offre».

Come si scongiura il rischio di restare intrappolati nella routine?
«Va sempre conservato un senso di stupore, di meraviglia e di novità quando si gira. La curiosità di andare oltre, saperne di più e capire meglio spinge a non cullarsi sugli allori».

Si considera un artista arrivato?
«Non amo questo genere di considerazioni, mi impegno ogni giorno come se fosse il primo e detesto pensare agli addii, meglio dirsi arrivederci. Questo vuol dire che trovo sempre stimoli nuovi, come ad esempio, dirigere alcuni episodi. La regia permette di mettere il proprio lavoro in prospettiva, di guardare il quadro d’insieme e di cogliere al meglio alcuni passaggi. Mi è capitato anche con “Angel”».

I fan continuano a sperare in un seguito…
«Quando una storia piace è naturale che ci si appassioni e si desideri che continui. Io, però, non guardo mai indietro, mi focalizzo sul futuro, anche se quell’esperienza è stata gratificante».

Le piace immaginare il background dei suoi personaggi?
«Facciamo un lavoro basato sull’intrattenimento. Anziché fare ipotesi e interrogarmi su questo genere di cose, preferisco vivere il momento, divertirmi, mettere in scena situazioni che probabilmente nella mia realtà non avrei mai sperimentato».

Viene più naturale pensare alla morte?
«Visitando un vero ospedale e vedendo cadaveri all’obitorio, ovviamente il pensiero va a quello che ci aspetta dopo, ma non mi ci soffermo. Provo comunque a lasciare il lavoro fuori dalla porta di casa».

Come fa?
«Fare il genitore è l’esperienza più complicata e meravigliosa che esista sulla terra. Dai tuoi bambini impari molto di te stesso, vedi il mondo in maniera così innocente e nuova che ti cambia».

Cosa ha capito dalla paternità?
«Impari a mettere in ordine le tue priorità e ti concentri sui valori autentici della vita».

Come spiega loro il suo lavoro?
«Ovviamente è difficile quando sono piccoli, ma il mio primogenito da bambino mi diceva che avrebbe voluto fare l’attore. Non ho mai indagato, lascio che viva il tutto spontaneamente, che si diverta a vedermi in tv o a sentire la mia voce in un cartone animato».

Nel tempo libero guarda i telefilm?
«Preferisco i vecchi film o lo sport, soprattutto l’hockey, il basket, il football. Mi piace anche tenermi in forma quindi alcune di queste attività le pratico volentieri, mi rilassa passeggiare in bicicletta e osservare i paesaggi e i monumenti. Il senso di armonia e di ordine mi rilassa».

 



LE ORIGINI ITALIANE

Suo padre Dave è un meteorologo tv italo-americano, la mamma Patty un’agente turistica di origini europee: lui, David Boreanaz, classe ’69, lavora per il piccolo schermo dall’età di 9 anni. Studia recitazione e dopo il diploma vola a Los Angeles per diventare attore. Il curriculum vanta pochi ruoli, ma iconici, legati soprattutto al mondo tv. Scelto per “Buffy l’ammazzavampiri”, il suo vampiro Angel diventa amato a tal punto che il creatore Joss Whedon gli dedica un telefilm tutto suo. Da oltre dieci anni, poi, è protagonista di “Bones” accanto ad Emily Deschanel: il ruolo dell’agente federale Seeley Booth, come ha raccontato anche al Festival della TV di Monte Carlo, gli ha regalato stabilità e soddisfazioni. Dopo il divorzio dalla prima moglie Ingrid Quinn, ha sposato l’ex coniglietta di playboy Jaime Bergman nel 2001, da cui ha avuto due figli: Jaden Rayne (12 anni) e Bella Vita (5 anni).


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