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Terra Santa: tra amore ed odio

Dove la lotta tra bene e male non ha ancora visto fine

Ven 28 Nov 2014 | di Alessandra Manni | Mondo
Foto di 23

La Terra Santa ti rimane nel cuore. Non è un viaggio come gli altri, sia se si ha fede o meno, la storia, la guerra, la natura e la violenza che popolano questa meravigliosa terra, entrano profondamente nell'intimo della persona, per sempre. A me è successo proprio questo e non l'avrei mai immaginato. Quando ho deciso di partecipare a questo pellegrinaggio, insieme ad altri 222 giovani da tutta Italia, tra cui la rock band The Sun (organizzatori di questo viaggio) sapevo di andare in una terra bella, particolare, ricca di fede e di personaggi che hanno segnato la storia dell'umanità. Ma ciò che ho trovato e vissuto in quegli 8 giorni, in giro tra lo Stato di Israele e quello della Palestina, è stato qualcosa di più profondo e toccante.

NAZARETH: BASILICA DELL'ANNUNCIAZIONE, MONTE TABOR
La Terra Santa ha dimostrato da subito di non essere una meta turistica come le altre: durante la partenza, ognuno dei 222 pellegrini è dovuto passare sotto i severi controlli aeroportuali delle guardie israeliane, facendo ritardare il volo di oltre tre ore. Ovviamente c'è una ragione per tanto controllo: la situazione di tensione tra lo Stato di Israele e quello della Palestina è ormai noto alle cronache da anni, sfociando molte volte in atti terroristici. I primi giorni li abbiamo spesi a Nazareth, famosa come la città di origine di Gesù, dove vi abitò durante la sua infanzia e giovinezza. Qui abbiamo visitato la Basilica dell'Annunciazione, il principale luogo di culto cattolico della città, in quanto qui si trova la piccola grotta in cui l'Arcangelo Gabriele annunciò a Maria la nascita di Gesù. Poi ci siamo spostati sul Monte Tabor, considerato anche l'"Alto monte" sul quale, secondo i Vangeli, avvenne la trasfigurazione di Gesù. Qui, immersi in una profonda meditazione (nonostante le automobili), abbiamo “conquistato” questa collina, alta circa 400 metri, e abbiamo fatto la prima messa del pellegrinaggio nella Basilica della Trasfigurazione. Al tramonto, abbiamo disceso la montagna con oltre 200 fiaccole accese, mentre eravamo tutti riuniti in Rosario, per pregare per la pace della Terra Santa.

MARE DI GALILEA, TABGHA, MONTE DELLE BEATITUDINI E CAFARNAO
In una mattinata di sole e cielo sereno, abbiamo solcato le acque del Mare di Galilea o Lago di Tiberiade. È conosciuto soprattutto per essere stato la sede principale della predicazione di Gesù, ma ha anche il primato di essere il lago d'acqua dolce più grande della Terra, sotto il livello del mare. La natura, la pace, il silenzio di quel posto non possono essere descritti. Su quel lago entrare in contatto con la parte più profonda di te è quasi inevitabile. Ci siamo spostati poi a Tabgha, famosa per due episodi sacri: la moltiplicazione dei pani, quando Gesù con cinque pani e due pesci ha sfamato cinquemila uomini (oltre a donne e bambini), e il suo terzo incontro con i discepoli dopo la Resurrezione, quando riconfermò Pietro a capo della Chiesa. In memoria di questi due eventi sono state edificate la Chiesa della Moltiplicazione dei pani e la Chiesa del Primato di Pietro. Un bel momento di musica e condivisione ha caratterizzato la nostra visita al Monte delle Beatitudini, la collina da cui Gesù declamò quello che viene chiamato “Discorso della montagna”. Qui sorge la Basilica, circondata da uno splendido parco, che digrada sul Lago di Tiberiade, da dove si può godere di un meraviglioso panorama. Ma il luogo che mi ha toccato maggiormente è stato la Sinagoga a Cafarnao: camminare in quel luogo, fulcro della vita pubblica di Gesù, di cui i Vangeli ne raccontano vicende importanti, è stato come dare una collocazione concreta ad un luogo sempre immaginato.

BETHLEMME E LA PALESTINA
Il pellegrinaggio è proseguito a Betlemme e ci ha permesso di entrare in quello che è rimasto della vecchia Palestina, che oggi è ridotta alla zona della Cisgiordania e della Striscia di Gaza. Entrambe sono circondate da un muro, alto quasi 8 metri, fatto costruire dallo Stato di Israele come “misura preventiva” contro il popolo palestinese. Ad allietare quel primo impatto con una realtà così violenta e crudele, ci ha pensato un bellissimo momento di comunione con i ragazzi palestinesi del luogo, con i quali abbiamo condiviso il coro durante la santa messa domenicale. Trovarmi a cantare in arabo e sentire quei ragazzi cantare in italiano ha abbattuto qualsiasi diversità linguistica, facendoci “parlare” un unico linguaggio di fede. La stessa condivisione l'abbiamo vissuta con altre due realtà locali: la Casa Hogar Niño Dios, una casa di accoglienza per bambini e persone disabili, e il Caritas Baby Hospital (www.aiuto-bambini-betlemme.it), unico ospedale pediatrico in Cisgiordania, che accoglie tutti i bambini, indipendentemente da religione, nazionalità ed estrazione sociale. Entrambe queste realtà sono esempi di come, nonostante la politica, gli interessi economici e la cultura non aiutino ad avere rispetto per le persone, con impegno e carità si possono creare delle realtà per aiutare e salvare le vere vittime di tutto questo odio: i bambini. Non a caso queste due realtà si trovano a Betlemme, la città che dà i natali a Gesù Bambino. Infatti, sul luogo che ha visto venire alla luce il figlio di Dio si erige la maestosa Basilica della Natività.

DESERTO DI GIUDA, GIORDANO E MAR MORTO
Niente come il silenzio del Deserto di Giuda ha parlato più profondamente alla mia anima. Quel paesaggio arido, duro, mi ha chiamata ad essere presente in quel cammino silenzioso fino a Gerico. Qui, monti, rocce e colline calcaree fronteggiano pianure, letti di fiumi e canyon, profondi fino a 500 metri, scavati dai numerosi fiumi che attraversano il deserto in tutta la sua lunghezza e larghezza. In questo luogo, secondo i Vangeli, Gesù dopo essere stato battezzato digiuna per quaranta giorni e quaranta notti nel deserto, durante i quali viene tentato dal demonio. Dopo quasi due ore di camminata sotto al sole, ci siamo rinfrescati prima sul fiume Giordano, dove ogni pellegrino ha rinnovato le proprie promesse battesimali, e poi con un bagno nel Mar Morto. Questo mare ha un fondale fangoso, da non riuscire a stare in piedi, ha l'acqua talmente salata che ti porta a galleggiare senza alcuno sforzo e si trova nella depressione più profonda della Terra: il livello dell'acqua del bacino superiore (settentrionale) è a circa 415 metri sotto il livello del mare.

GERUSALEMME, GETSEMANI, MONTE DEGLI ULIVI
Questo per me è stato il momento più bello di tutto il pellegrinaggio. Dopo una mattinata in giro per il Monte Sion, abbiamo visitato il Getsemani, il piccolo uliveto nel quale Gesù Cristo si ritirò dopo l'Ultima Cena, prima di essere tradito da Giuda e arrestato. Abbiamo passato il pomeriggio in un posto generalmente chiuso al pubblico, sul Monte degli Ulivi. Potevamo godere di tutto lo splendore di Gerusalemme vecchia, che si stagliava davanti a noi, e in pace e silenzio, tra i magnifici alberi di ulivo, abbiamo vissuto un momento di comunione personale, nella meditazione, nella confessione e nella meraviglia per la profonda bellezza di quei posti. 

LA PASSIONE, LA MADONNA DEL MURO
Sempre a Gerusalemme abbiamo percorso tutta la via Dolorosa, lungo la quale Gesù, portando la croce, fu condotto al luogo della sua crocifissione; abbiamo visitato il Calvario, dove fu crocifisso, e il Santo Sepolcro, dove fu deposto dopo la sua morte, e, dopo tre giorni, risorse. Toccare con mano quei luoghi così importanti mi ha fatto vivere una gioia ed una gratitudine profonda. Il pellegrinaggio si è concluso con la messa sotto la Madonna del Muro, dipinta sul muro che circonda Betlemme e il resto della Cisgiordania. Un momento di preghiera e protesta per questa prigione a cielo aperto, che alimenta una cultura di odio, violenza e separazione, in una terra che invece unisce spiritualmente per la sua importanza cristiani, musulmani ed ebrei. Appena ci siamo preparati per  la messa, sono venute delle guardie israeliane, con mitra in mano, ordinandoci di andare via. Ma dopo pochi minuti di tensione, abbiamo celebrato la messa, sotto la loro “sorveglianza”, e li abbiamo salutati con un sentito “Shalom”.        

IL MURO DELLA VERGOGNA
La barriera di separazione israeliana è un sistema di barriere fisiche costruito da Israele in Cisgiordania a partire dalla primavera del 2002, sotto il nome di chiusura di sicurezza, allo scopo ufficiale d'impedire fisicamente l'intrusione di "terroristi" nel territorio nazionale. Lungo più di 700 km, vede una successione di muri di cemento (alti anche più di 8 metri), trincee e porte elettroniche. In certi punti sconfina e si distacca per più di 28 km dalla linea verde che dovrebbe idealmente segnare il confine tra Isralele e Palestina. Anche se i centri principali della Cisgiordania sono sotto il controllo dell’amministrazione autonoma palestinese, il territorio è occupato dagli Israeliani. Essi esercitano il pieno controllo della sicurezza, di pianificazione e di lottizzazione e per questo i palestinesi devono subire delle restrizioni fortissime. La prima fra tutti è che, per uscire dalla loro terra e quindi passare il muro, devono chiedere mesi prima un permesso speciale all’autorità, che gli permetta di passare i controlli israeliani. Ma non è detto che, anche avendo il permesso, riescano ad uscire. 


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