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Accogliendo Mirko, ci siamo ripresi per mano

Eravamo persi: io 22 anni e disoccupata, lui alcolista e sbandato. Volevo abortire, ma con l'aiuto giusto il bimbo è nato e ci dà forza

Mer 07 Gen 2015 | di Patrizia Lupo | Bambini
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Il mio ragazzo ed io siamo cresciuti praticamente insieme, in un quartiere popolare, dove ci sono tanti giovani e tante famiglie con problemi. Io e lui ci volevamo bene, ma c’era un problema più grande di noi che ci faceva litigare sempre: lui beveva, un mostro che non riusciva a vincere e che trascinava lui e il nostro amore sempre più in basso. Volevamo una famiglia e la sognavamo unita, ma mi rendevo conto che con lui in queste condizioni, che non riusciva nemmeno a mantenersi un lavoro, restava solo un sogno. Nel momento più triste della nostra storia mi sono accorta di essere incinta. Sono stata presa dal panico. Pregavo che non fosse così, che non stesse succedendo proprio a me, che fosse uno sbaglio… Non ho dormito quella notte e nemmeno tante altre dopo. Come avrei fatto? Avevo paura di affrontare la mia famiglia, come potevo dirgli che aspettavo un figlio a 22 anni, senza un lavoro e con lui in quella situazione? Lui mi disse che il bambino lo voleva, ma io no! Ero arrabbiata, disperata, dispiaciuta, impaurita. Anche se ne parlavamo, sapevo già quello che avrei fatto, perché non volevo che mio figlio vivesse così. E in pochi giorni avevo già sistemato tutto: analisi, visite e data per fare l’aborto, come a voler cancellare subito tutto. Alle famiglie lo avevamo detto e a loro andava bene così. Però a me no e, placata la rabbia, più passavano i giorni e più ci riflettevo. Non ero più tanto convinta di fare la cosa giusta. La notte non riuscivo a prendere sonno, mi giravo e rigiravo nel letto pensando a quanto mi stava accadendo. Ma come potevo tenere il bambino? Cominciai a parlarne a casa, ma tutti erano dell’opinione che avrei dovuto abortire anche per chiudere definitivamente con lui… Io però continuavo ad avere i miei dubbi e mi stavo affezionando al bambino. Mancavano pochi giorni alla data fissata per l’aborto e per caso un’amica di famiglia viene a sapere della mia situazione. Mi racconta la sua esperienza, di come è stata aiutata, non solo economicamente, da un’associazione, il Segretariato Sociale per la Vita Onlus, che sostiene mamme in difficoltà per evitare che abortiscano. Siamo andate insieme al Segretariato e non dimenticherò mai quella mattina. Finalmente mi sono sentita capita e mi ha dato forza sapere che era vero che avrei potuto essere aiutata, che potevo contare sull’aiuto economico del Progetto Gemma e questo mi rassicurava. Così pure sentire la loro vicinanza, il loro sostegno umano. Sono andata via decisa ormai a tenere il mio bambino. Sono tornata da loro tante altre volte ancora e l’aiuto che ho ricevuto è stato più importante di quello economico. I consigli che mi hanno dato, soprattutto nei momenti difficili con il mio ragazzo, mi sono stati  utili. Poi è nato Mirko ed io mi sono sentita più forte. Per lui ho imparato a lottare, a soffrire, a non lasciarmi abbattere dalle difficoltà che nella vita si possono incontrare. Insomma, non ero più quella ragazza impaurita e fragile di prima. La mia famiglia anche se non ha capito subito la mia scelta, non mi ha lasciato sola e questo per me è stato tanto. Dopo aver toccato il fondo, il mio ragazzo ha iniziato a farsi curare per uscire dal tunnel dell’alcol. Ci vorrà tanto, ma la forza la sta trovando proprio nell’amore per suo  figlio. 


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