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Amo me stessa

Vanessa Villani, dopo essere finita in coma per colpa del compagno, è tornata a sorridere

Mer 07 Gen 2015 | di Angela Iantosca | Attualità
Foto di 6

La conoscono tutti la sua storia. Ne hanno parlato tv e telegiornali. Perché Vanessa Villani, nel 2013, ha rischiato di morire dopo che il compagno ha tentato di ucciderla. È stata un mese in coma, per poi risvegliarsi e denunciarlo. Oggi lui è in carcere e noi abbiamo deciso di sentirla ora, a più di un anno da quell’episodio, per raccontare la vita che ricomincia.

«I segnali di questo non-rapporto di amore erano evidenti sin dall’inizio. Nel mio cuore da tempo pensavo di chiedere aiuto, ma poi non trovavo mai la forza. Anche mia madre mi aveva detto di farlo. Ho dovuto quasi morire per decidermi!».

Tu sei stata in coma un mese: chi hai trovato al risveglio?
«Degli angeli: la Polizia e il Telefono Rosa. Molti dicono che lo Stato non c’è. Non è vero. Se non fosse stato per loro, non avrei mai trovato la forza di denunciare. Quando mi sono svegliata e li ho visti è stato come tornare bambina. Mi sono sentita a casa. Accolta, al sicuro, protetta. Loro avevano fatto tutte le indagini. Io ho solo dovuto confermare chi era stato a ridurmi così».

Quanto è stata determinante la presenza di tuo figlio?
«La presenza di mio figlio è stata la forza più grande. Ma non posso dimenticare la mia famiglia, gli amici. Perché è questa la cosa importante: non bisogna mai isolarsi, che è ciò che loro tentano di fare. Anche a me era successo: non gli andava bene niente di ciò che facevo. Non gli andavano bene i miei amici, i miei familiari. Ma al risveglio, per fortuna, erano tutti lì. La cosa fondamentale è proprio questa: non isolarsi, parlare, avere la forza di raccontare, senza vergognarsi. Quelle sbagliate non siamo noi».

Tu appari solare: quanto hai dovuto lavorare per tornare ad esserlo?
«Sono tornata quella di sempre. Ho dovuto guardarmi allo specchio e ritrovarmi. Ma soprattutto sono dovuta tornare ad amarmi. Per lui ero tutta sbagliata e alla fine mi ero convinta di esserlo davvero. Non mi piaceva niente di me». 

Hai paura?
«La paura si ha quando vengono quei pensieri. Ma non c’è se ti sei guardata dentro, se hai perdonato te stessa. Se sei tornata ad amare la vita. La vita va amata e bisogna tenersela stretta. Non si può permettere a nessuno di portarcela via». 

Pensi che potrai tornare ad amare?
«Il lavoro più difficile è stato tornare ad amare me stessa. Ora posso essere pronta a tutto il resto, perché ora capisco quando le persone sono sbagliate per me e non ho paura di dirlo».       
 


 

GLI SCHIAFFI SONO SCHIAFFI

Il Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio qualche mese fa ha lanciato la campagna “Riconosci la violenza”. La campagna è stata realizzata gratuitamente da un gruppo di professioniste da sempre impegnate su questi temi. Il messaggio è chiaro: le donne devono trovare il coraggio di abbandonare la maschera forzata di accettazione e accondiscendenza, che spesso vengono costrette ad indossare. Devono uscire dal finto abbraccio protettivo dei loro compagni violenti e capire con chi hanno a che fare già alla prima avvisaglia di violenza: un invito a guardare meglio, più lucidamente, chi si ha accanto.


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