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Liliana Cavani: Libera come il vento

La testimonianza di pace di una grande regista conquistata da San Francesco

Mer 07 Gen 2015 | di Giuseppe Stabile - zonastabile@ioacquaesapone.it | Zona Stabile
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Sostiene di non aver nulla da insegnare. Eppure, dall’incontro con Liliana Cavani ho imparato moltissimo, umanamente e professionalmente. I suoi film si studiano nelle scuole di cinematografia, ma sono soprattutto il suo spirito libero e la sua umiltà a lasciare il segno. RaiUno ha recentemente mandato in onda il suo terzo film sulla vita di San Francesco.

Com’è nata l’idea di girare il suo terzo lungometraggio sulla figura del Santo d’Assisi?
«Una nota casa editrice mi ha chiesto di scrivere un libro sulla sua testimonianza, ho ritenuto più opportuno provare a realizzare un film, così da poter arrivare a un numero maggiore di persone. Ricordandomi anche di quando ho incontrato due ragazzi diventati frati vedendo il mio secondo film su Francesco».

Quali gli elementi distintivi del nuovo film?
«Ho voluto mettere l’accento sulla figura di Chiara che è stata molto importante: potremmo considerarla un’intellettuale dell’epoca, molto istruita, scriveva benissimo e ci ha lasciato dei testi profondissimi. Ho raccontato la sua dura lotta e il suo lungo digiuno per ottenere dalla Chiesa il “privilegio della povertà”. Chi aveva mai chiesto una cosa del genere? Siamo abituati a pretendere in ogni modo tutele e privilegi, mentre lei operò una scelta che in seguito ebbe grandi ripercussioni sociali, anche se la sua figura fu trascurata per molti secoli. Inoltre, ho approfondito la figura di Elia: un uomo colto e diplomatico, diventò il capo dell’ordine, ma inconsapevolmente tradì, insieme ad altri, lo spirito francescano di abbracciare il Vangelo alla lettera. Lui rappresenta il potere, diede organizzazione e visibilità all’ordine, ma con molto amore Francesco gli disse: “Lo sai che andrai all’inferno?”».

Qual è la modernità del messaggio del “Poverello di Assisi”?
«Viviamo in una situazione di povertà e disuguaglianza crescenti, iniziata già da qualche anno, che gli economisti chiamano decrescita. È necessario parlare di qualcuno che aveva un grande disprezzo per il denaro: cerchiamo di capire perché e come i soldi, seppur utili come mezzo di scambio, siano diventati un mero strumento di speculazione. 

Come scoprì San Francesco?
«Angelo Guglielmi (critico letterario e storico dirigente Rai, ndr) mi chiese di lavorare a una celebrazione del 4 ottobre: io mi rifiutai di fare la semplice rappresentazione di un santino con un attore che recitava il Cantico delle Creature. Però iniziai a leggere una biografia di Francesco: la trovai bellissima, un romanzo di formazione stupendo, e proposi di farne un’opera cinematografica, anche se con pochi soldi. Affrontai varie resistenze e difficoltà, ma alla fine, esordendo alla regia, realizzai il primo film prodotto dalla Rai e la pellicola fu ospitata al Festival di Venezia!». 

Ha dovuto lottare per esprimere la sua visione della testimonianza francescana?
«Ho incontrato molti ostacoli per la realizzazione e la diffusione di miei vari film e documentari: nel corso degli anni sono stata etichettata in mille modi e attaccata da tutte le parti politiche. Ad esempio, il mio primo lungometraggio su Francesco fu trasmesso solo grazie all’approvazione del Monsignor Angelicchio, allora responsabile del Centro Cattolico Cinematografico, che aveva già fatto passare il “Vangelo secondo Matteo” di Pasolini. Naturalmente, dopo poco tempo lo hanno mandato a fare il parroco in periferia… Ma è normale che questo accada: chi stimola qualche analisi sociale alternativa spesso non ha vita facile. Soprattutto su fede e cristianità, giacché non sono cose che si mettono a tavola per mangiare! Il maschio tipico italiano considera questi argomenti spesso come superflui; a volte, la moglie la pensa diversamente.
Generalmente però, riflessioni critiche o scelte, come quella di andare in Chiesa, sono sovente considerati elementi di debolezza».

Alla scoperta di San Francesco corrispose anche un suo cambiamento interiore?
«Io provengo da una famiglia laicissima, ma molto aperta al confronto e alla ricerca. Inoltre, sono stata fortunata a nascere in Emilia Romagna, una regione nella quale molte donne hanno combattuto e conquistato una notevole emancipazione femminile. Realizzare quel primo film mi ha aiutata ad avvicinarmi allo Spirito, con un percorso vissuto in estrema libertà; ero ancora lontana dalla Fede, ma la bellissima storia di Francesco mi entusiasmò. I processi interiori sono liberi come il vento e ti possono raggiungere quando meno te li aspetti. In Francesco ho trovate molte risposte: avendo come manuale d’istruzione solamente il Vangelo, lui è diventato il più grande intellettuale che l’Italia  abbia mai avuto; dalla sua testimonianza arrivano una energia e una sapienza diversa e straordinaria. Sono sicura che sia utile a tutti confrontarsi con la storia e la persona di Francesco, con il suo grande amore per la povertà e la sua ricerca della fratellanza con tutte le creature: ognuno a modo suo entrerà in contatto con la fede, dalla porta o dalla finestra. La ricerca spirituale ha senso solo se vissuta nella piena libertà, lontano da ogni ripetizione o obbligo».  

Cos’è la fede nella sua esistenza quotidiana?
«Non saprei darne una definizione. Non è un concetto, conta solo l’esperienza personale e concreta: io l’ho sperimentata, ma non ho tirato le somme. La relazione con Dio è talmente personale che non si può spiegare e non mi piace parlarne. Io non posso dare nessuna lezione, ma solo offrire la testimonianza di un messaggio di pace, dato che la normalità è arrabbiarsi e non capire l’altro, difendendosi sempre con i denti. Vorrei spingere le persone a impegnarsi per un maggiore dialogo; Francesco si relazionava con gli altri dicendo sempre “La pace sia con te”: l’unico scambio reciproco si ha nella pace.

Lei è sempre stata impegnata socialmente e politicamente, oltre che testimone scomoda degli orrori delle ideologie. Come fare la rivoluzione per migliorare il mondo?
«Io credo nel nostro progresso: l’umanità procede verso un lento, ma reale miglioramento, per il quale il messaggio del Vangelo è fondamentale. E non è vero che credere in Dio sia contro la scienza. Però, come dimostra Francesco, la vera rivoluzione è quella individuale. Lui non criticò mai nessuno, s’impegnò solo per cambiare se stesso mettendo in pratica il Vangelo. La rivoluzione non si realizza scendendo in piazza o imbracciando le armi: è una conquista della Persona.

 



LA DONNA E LA FALSA SPIRITUALITA'

“La storia della donna italiana, salvo punte rarissime, è tra le meno emancipate del mondo occidentale. La cosa che mi stupisce è che questo accada in un Paese che ha un grande e popolare culto di Maria (Vergine), una ragazza di duemila anni fa che, con il suo FIAT, ha affrontato con coraggio l'avventura culturale e spirituale più spericolata che si possa immaginare”. Liliana Cavani (Tratto dal suo articolo “Il sogno tradito delle partigiane”, La Repubblica 7/2/2011).

 



REGISTA INTERNAZIONALE

Liliana Cavani, regista e sceneggiatrice, nasce a Carpi il 12 gennaio 1933. Laureata in Lettere Antiche a Bologna nel 1959, ereditò dalla mamma la passione per il cinema. Vinto un concorso in Rai, dopo alcune inchieste giornalistiche, nel 1966 firma la regia del suo primo, premiato e discusso film su San Francesco d’Assisi, sul quale dirigerà altre due pellicole: la seconda nel 1989, con protagonista Mickey Rourke, e l’ultima trasmessa da Rai1 lo scorso dicembre. Intanto, cresce la sua popolarità a livello internazionale grazie a suoi vari film, tra i quali “Il portiere di notte”(1974), “La pelle” (1980), “Interno berlinese” (1985) e “Il gioco di Ripley”(2002). Ha realizzato la regia di diverse opere liriche per numerosi teatri d’Europa e dal 1996 al 1998 è stata Consigliere di amministrazione della Rai. Negli ultimi anni collabora strettamente con Claudia Mori e, con la sua casa di produzione Ciao Ragazzi, ha realizzato per la Rai le fiction “De Gasperi, l'uomo della speranza” (2005), “Einstein” (2008) e “Mai per amore” (2012), oltre che il recente “Francesco”.


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