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Mamma, fidati della Natura!

La donna ha tutte le risorse per affrontare bene gravidanza e parto. Anche se la moda impone esami e controlli fino al boom dei cesarei inutili

Mer 07 Gen 2015 | di Francesco Buda | Salute
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La donna ha in sé tutte le forze per diventare mamma. Certo, anche sostenuta dalla sanità. Quando però questa si mette al suo posto, gravidanza e parto diventano situazioni da "curare" anziché accompagnare, mettendo al centro la normalità, la fiducia nella vita e nelle capacità personali della gestante. Quasi che la donna incinta fosse una malata. 

Il suo corpo diventa un pianeta per pochi eletti esploratori, a caccia del valore che non va, sino alla improbabile e superba ricerca di premonizioni cliniche. E l'evento più grande della storia, l'arrivo di un nuovo bimbo, si trasforma in caso da studiare, suggerendo dubbi e dilemmi, tra protocolli, schemi, numeri (anche in termini di esborso economico...) e parolone che inducono paure nella mamma e pure nel papà e nei familiari, abbassando la consapevolezza delle proprie risorse personali. Da anni la rivista Acqua & Sapone, aiutata da grandi esperti del settore, lo racconta. Un  quadro confermato dai più recenti dati pubblicati a dicembre dall'Istat, con il rapporto "Gravidanza, parto e allattamento al seno". Non mancano gli sviluppi positivi, ma di fatto continuiamo ad essere il Paese con più tagli cesarei al mondo, in preda ad una crescente ansia intorno al cammino per mettere al mondo i nostri bebè. E spesso le donne e i bambini vengono sottoposti a pratiche non solo inutili o almeno ingiustificati, ma addirittura sconsigliati dalla scienza medica. 

TROPPE VISITE E CONTROLLI
Ne risulta un numero spropositato di analisi, visite, controlli, interventi durante la gravidanza che soffiano sul fuoco dell'insicurezza anziché sul fuoco sacro della forza femminile e materna. Ad esempio, i massimi esperti e le stesse linee guida ufficiali ministeriali raccomandano e garantiscono gratuitamente tre ecografie alle donne in dolce attesa senza complicazioni. Ma in Italia in media otto mamme su 10 (un terzo anche tra le giovanissime) ne effettuano di più, sebbene nella maggior parte dei casi (78%) non presentino disturbi gravi. Addirittura il 37,6% viene "ecografata" 7 o più volte durante la gravidanza (nel 1999 erano il 23,8%, l'anno scorso erano il 37,6%). Questa "moda" di fare più ecografie di quelle raccomandate dall'Oms e dalle linee guida nazionali nel Mezzogiorno è significativamente più elevata (84%). Il record spetta alla Sardegna: il 54,3% delle mamme fa 7 o più ecografie durante la gestazione, contro una media nazionale del 37,6%. Arriveremo a fare videochiamate Skype coi piccoli nascituri? In gergo si chiama medicalizzazione. In pratica è la fabbrica della paura, dell'indagine clinica a tutti i costi, del non credere nella persona e nelle sue risorse. Si trasforma in una sorta di malattia ciò che patologico non è. L'ecografia, ad esempio, non è invasiva. Fisicamente. Ma siamo sicuri che non disturbi l'animo di una mamma lo spingere per tutti questi accertamenti? E per il bimbo? È poi così sano stargli così addosso quando è immerso nel suo sviluppo intrauterino?

TROPPI CESAREI
E così il parto spontaneo, sebbene migliore e spessissimo senza nessuna necessità, continua ad essere sopraffatto dal taglio cesareo. Nel 2013 oltre una volta su tre i bimbi sono stati fatti nascere con il cesareo, cioè il 36,3%. C'è stata una leggera flessione, ma la sostanza non cambia: il vizio del bisturi inutile rimane. Specialmente se si tratta di strutture private, dove si registrano il 64% dei cesarei, quasi il doppio di quelli praticati negli ospedali pubblici (33,4%). 
Eppure, l'OMS, l'Organizzazione mondiale della sanità, raccomanda di contenere entro un massimo del 15% questi interventi, mentre il Ministero della Salute italiano nel 2001 individuò come obiettivo nazionale il ridurre al 20% questo valore entro il 2004, nel documento “L'eccessivo ricorso al taglio cesareo”. Più chiaro di così! Invece, dal 1980 ad oggi, i cesarei sono aumentati ad un ritmo forsennato. Gli ultimi dati ci dicono che nel 62,2% dei casi, il cesareo è stato programmato, viene cioè fissata la data dell'intervento a tavolino. Viene inoltre praticato troppo anche sulle giovanissime e giovani mamme sotto i 34 anni di età, circa un caso su tre, al di là delle ragionevoli precauzioni giustificate da età più avanzate. 

ECCESSI RISCHIOSI
«L'intervento medico durante il travaglio e il parto è frequente e si concretizza in alcune procedure assistenziali non sempre considerate, dalla letteratura internazionale, affidabili o raccomandabili - evidenzia il recentissimo report dell'Istat -. Nel 1985 l'OMS ha rilasciato un documento con raccomandazioni per una adeguata assistenza in gravidanza, durante il travaglio e il parto, nonché una "practical guide" dove espressamente si dichiara che alcune pratiche sono suggerite solo in casi particolari e non sistematicamente, al fine di garantire una nascita sicura per madre e bambino. Tra tali pratiche ricorrono la rottura artificiale delle membrane (la cosiddetta rottura delle acque, ndr), eventualmente da realizzare solo in uno stadio avanzato del travaglio; il monitoraggio elettronico fetale da eseguire "solo in situazioni particolari e nel travaglio indotto"; "l'uso sistematico dell'episiotomia" (incisione chirurgica del perineo, lateralmente alla vagina, ndr) da evitare, così come "la somministrazione di routine di farmaci durante il travaglio" anch'essa da evitare se non per casi specifici». Chiaro? Nella pratica, però le cose sono ben diverse. «Il livello di intervento medico complessivo è alto: il 72,7% delle donne hanno riferito almeno una delle procedure assistenziali», registrano i ricercatori dell'Istituto di statistica. E ancora: «Le donne che hanno avuto un parto spontaneo  riferiscono di aver subìto la rottura artificiale delle membrane (delle acque) (32%) e l'episiotomia in circa un terzo dei casi (34,7%). La somministrazione di ossitocina (farmaco che aumenta la frequenza e l'intensità delle contrazioni) viene dichiarata dal 22,3% delle donne, ma una quota affatto trascurabile (14,2%) dichiara di non sapere se le sia stata o meno somministrata». Quindi bisogna stare attenti alle informazioni fornite e alle scelte dei medici. «Il cesareo è una procedura d'urgenza, la gente lo ritiene più sicuro, ma ciò non è affatto provato, non è assolutamente più sicuro. Anzi il parto spontaneo è più tranquillo, perché non richiede intervento chirurgico», spiega ad Acqua & Sapone il Prof Massimo Moscarini, presidente dell'Associazione Ostetrici Ginecologi Universitari Italiani (Aogoi), direttore del Dipartimento di Ginecologia dell'università La Sapienza di Roma e del Dipartimento di Ginecologia dell'ospedale romano Sant'Andrea. 

PIÙ NATURALE È E MEGLIO È
«Il parto più naturale possibile è la miglior cosa, mentre un parto non spontaneo, se non ce ne sono i presupposti medici, è un rischio per madre e figlio», assicura il docente. Anzi, tagliare la pancia alla mamma può avere anche brutti esiti. «L’aumento di rischio rilevato è pari a 3 volte quello associato al parto spontaneo», dice oggi l’Istituto Superiore di Sanità. Nelle regioni del Sud, dove maggiore è il ricorso al cesareo, la mortalità dei bambini poco prima o subito dopo la nascita è più alta. E il dato non dipende dalle complicanze che giustificano quella minoranza di cesarei effettivamente necessari. Ma è pure conseguenza di disinformazione, disorganizzazione, impreparazione e una paura matta dei medici di essere denunciati. Tutto a scapito delle potenzialità delle donne, della serenità e della gioia di avere un figlio. Inoltre, i bambini nati con il cesareo potrebbero avere una probabilità maggiore (26% in più) di diventare adulti in sovrappeso o addirittura obesi. È la conclusione di uno studio pubblicato a febbraio dell'anno scorso sulla rivista scientifica PLoS One, condotto dai ricercatori dell'Imperial College di Londra, che hanno analizzato i dati di 15 diversi studi su più di 38mila individui in 10 diverse nazioni. In passato, altre indagini hanno associato il cesareo anche a maggiore incidenza dell'asma e del diabete di tipo 1 durante l'infanzia. C'è poi chi sceglie invece la gravidanza e il parto il più possibile vicini alla natura, innanzitutto quella interiore della persona. «Come coppia abbiamo scelto il parto in casa. Crediamo che nascere sia la cosa più naturale del mondo: il parto in casa rispetta i tempi del bambino, senza alcuna violenza», racconta Sandra Romano, una mamma della provincia di Lodi, che aiuta altre mamme e papà a fare altrettanto. «Si tratta di un’esperienza in cui tutto ciò che accade affonda le sue radici nel passato della madre, del padre e del nascituro, un’esperienza di risoluzione di antichi problemi sommersi nell’inconscio». 

FIDARSI DI SÉ
Se un punto fondamentale per le donne è avere fiducia in se stesse ed essere sostenute a credere nelle proprie potenzialità, altrettanto vero è che anche i medici e gli operatori della sanità devono fidarsi di sé: un ostetrico-ginecologo su 10 dichiara di praticare il cesareo per paura di denunce. Si chiama in gergo "medicina difensiva": l'incubo che qualcosa possa andare storto e possa procurare guai giudiziari attiva inutili allarmi e misure non necessarie. Lo rileva una indagine della Società italiana di ginecologia ed ostetricia nei centri di nascita nel 2009, in cui gli stessi medici intervistati affermano che però i propri figli sono nati 7 volte su 10 con parto spontaneo. La ricerca rileva inoltre che solo nel 4% dei casi il cesareo è stato fatto su "autodeterminazione della donna". Nel 2001 gli esperti nazionali avevano ben chiara la situazione distorta e sottolineavano, in un'indagine dell'Istituto superiore di sanità, che l'84% delle mamme intervistate avrebbe preferito partorire spontaneamente. «Il dato - hanno scritto - contrasta con l'affermazione sempre più frequente che sostiene che parte dell'elevata incidenza di tagli cesarei sia dovuta al desiderio espresso dalle donne di non partorire spontaneamente». Prima o almeno insieme alla scienza è bene mettere la coscienza delle proprie capacità, specialmente della donna, che per natura ha tutto ciò che serve a lei e al bimbo per darlo alla luce. Luce, che serve anche prima che il piccolo nasca!

 



NON È VERO CHE IL CESAREO...

1 è più sicuro: il rischio di mortalità materna è 3 volte più alto

2 è inevitabile dopo il 1° cesareo

3 è inevitabile se il feto è in posizione podalica (vuole uscire dai piedi): si può fare il “rivolgimento con manovra esterna”

4 è l’unico metodo per far nascere i gemelli

5 evita il dolore: 24 ore dopo aver dato alla luce, le donne lamentano forte dolore più nei casi di cesareo che di parto vaginale 

 



Aumentano quelle che smettono di fumare 

Il fumo danneggia lo sviluppo del feto durante la gravidanza, soprattutto comporta il rischio che il bimbo nasca sottopeso. Le mamme italiane lo sanno, sono sempre più attente e modificano responsabilmente i loro comportamenti: dal 2000 al 2013 è aumentata la quota di donne fumatrici che hanno smesso di fumare durante la gravidanza. Lo rileva il rapporto "Gravidanza, parto e allattamento al seno" dell'Istat. Nel 2013, il 20,5% delle donne che ha avuto figli nei cinque anni precedenti l'intervista avevano l'abitudine di fumare prima della gravidanza ma, di queste, il 74,1% ha sospeso il consumo di tabacco una volta rimaste incinte; il 22,9% ha diminuito la quantità quotidiana; mentre solo il 3% non ha modificato le proprie abitudini. Nel 2000 smettevano di fumare il 64,4%. 

 



PAPÀ, VIENI IN SALA PARTO

Oltre a mettere fuori gioco la mamma, il cesareo non aiuta nemmeno a far partecipare i padri o magari altre persone importanti per la donna e per il bebè. L'indagine “Valutazione dell'attività di sostegno e informazione alle partorienti” dell'Istituto Superiore di Sanità, sottolinea che in media oltre 8 mamme su 10 avevano espresso il desiderio che vi fosse accanto a sé una persona di fiducia al momento del parto, innanzitutto il padre del nascituro. Però non hanno avuto tale opportunità 1 su 4 al Nord, 1 su 8 al Centro e ben 7 su 10 al Sud. Nelle regioni meridionali ciò è dipeso soprattutto dalla inadeguatezza della struttura, mentre al Nord e al Centro soprattutto ciò è accaduto perché si trattava di cesarei. Cioè di interventi chirurgici. Care mamme, chiedete di essere informate e rispettate anche in questo, avete tutte le risorse per partorire secondo natura, con tutto l'appagamento che ciò comporta, e accompagnate dai vostri partner. E cari papà, fatevi avanti pure voi, soprattutto al Sud e nelle Isole, “dove solo il 31,1% ed il 47,1% delle donne ha avuto vicino il proprio partner al momento del parto”, come sottolinea una ricerca dell’Istat nel 2006.
 


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