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Latte materno & latte in polvere

Dopo le inchieste, si torna a parlare delle differenze tra il prodotto della natura e quello artificiale. Ovviamente vince la natura

Mer 07 Gen 2015 | di Alma Pentesilea | Attualità
Foto di 5

E' il 21 novembre quando i Carabinieri dei NAS di Livorno e dell’Arma territoriale eseguono 18 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari per corruzione nei confronti di 12 pediatri, tra cui due primari, 5 informatori scientifici e un dirigente d’azienda di alimenti per l’infanzia, nonché 26 decreti di perquisizioni in Toscana, Lombardia, Marche e Liguria. Motivo? Secondo le indagini, i medici inducevano le mamme a utilizzare latte artificiale di note ditte al posto del latte materno. 

Una notizia che riporta al centro dell'attenzione nazionale la domanda delle domande: allattamento al seno o latte in polvere?
Una domanda che può avere una sola risposta (laddove ci siano le condizioni fisiche perché ciò accada): allattamento al seno. Ce lo dice la natura e ce lo dice anche l'Oms: il latte materno rende il bambino più forte, immune da malattie e più intelligente! E non fa bene solo al figlio. Ma anche alla mamma: la aiuta a recuperare in fretta il peso forma, diminuisce la probabilità di sviluppare osteoporosi e alcune forme di tumore. Riduce il rischio di depressione post-partum. Facendo un’indagine tra le mamme, emerge un dato positivo: in accordo con le direttive del Ministero della Salute, la maggior parte dei pediatri spinge verso l'allattamento al seno. Anzi, alcune mamme in ospedale, subito dopo la nascita del figlio, se prese da un momento di abbattimento e di difficoltà nell'allattare, vengono “rimproverate” e spronate dalle ostetriche a non arrendersi, perché allattare al seno può far la differenza. «A Latina organizzano dei corsi e le ostetriche ti stanno con il fiato sul collo per insegnarti ad allattare nel modo giusto. Perché spesso la mamma si demoralizza. Ma è questione solo di imparare. Il latte c’è sempre!», spiega Ilaria, mamma di una bimba di un anno. Proprio per questo l'inchiesta condotta in Toscana, e che ha coinvolto anche la Liguria, la Lombardia e le Marche, ha sorpreso molto le neo mamme. Come Noemi che vive a Roma: «Sono rimasta molto stupita, perché ultimamente la tendenza è favorire l'allattamento al seno, non come negli anni '80 nel periodo del boom del latte in polvere, quando tutti ne promuovevano l'uso», e quando le case che producevano latte in polvere erano autorizzate a regalare alle neo mamme, in ospedale, dei kit contenenti anche quel tipo di latte!   

 



La voce delle mamme

Jessica di Londra:
«Orgogliosa di dirlo anche io... Al seno tutti e tre i miei figli».

Cristina di Cuneo:
«Al seno per tre anni entrambi i figli: in modo esclusivo per 6 mesi la prima, 5 mesi e mezzo il secondo».

Marisa di Reggio Calabria:
«Al seno tutte e due. E più bella cosa non c'è!».

Tullia de L'Aquila:
«Ho allattato al seno per il periodo indicato dai pediatri. Niente latte in polvere».

Fabiana di Latina:
«Sono felice di dire, che volere è potere e che forse non esiste donna senza latte, ma purtroppo solo tanta gente che non viene informata bene da medici talvolta corrotti!».

 


 

Vorrei allattare, però...

Eventuali difficoltà non sono una colpa della mamma, che di solito può risolverle. Ecco come

Patrizia Santo

Sgonfiatosi il boom del latte in polvere, che ha "dopato" la pediatria e danneggiato molto anche le famiglie nel Sud del mondo ingannate con il mito del nutrimento artificiale, si sta riscoprendo l'inimitabilità e l’eccellenza del latte materno. Allattare al seno, infatti, dona un nutrimento insostituibile al bimbo e favorisce anche la salute della madre. Un nutrimento che non è solo fisico, visto che alimenta e rinforza da subito la relazione mamma-bimbo. Non a caso tra i requisiti per ottenere il riconoscimento Unicef di “Ospedale Amico dei Bambini”, le strutture sanitarie devono dimostrare di favorire in concreto l'allattamento al seno. A tale scopo, devono informare le donne incinte dei vantaggi dell'allattamento al seno e di come si fa. Devono metterle a contatto coi neonati  immediatamente dopo la nascita per almeno un’ora e incoraggiarle a comprendere quando il neonato è pronto per poppare e mantenere mamma e bimbo nella stessa stanza (rooming in) 24 ore su 24. Non devono somministrare ai neonati alimenti o liquidi diversi dal latte materno, tranne che su precisa prescrizione medica, e non devono dare tettarelle artificiali o succhiotti ai neonati durante il periodo dell'allattamento. 
Se la mamma, pur volendo, non ha latte o ne ha poco, può scattarle un disagio interiore. Cosa può fare e come prevenire e/o affrontare questa realtà? Risponde Martina Carabetta, IBCLC (Consulente Professionale in Allattamento Materno), Presidente dell’associazione Latte & Coccole di Roma (www.latteecoccole.it). «Allattare è la norma biologica di tutti i mammiferi e le future mamme generalmente si aspettano di poterlo fare quando partoriranno. Incontrare difficoltà che rendono l’allattamento difficile o impossibile è quindi qualcosa che nessuna si sarebbe aspetta. Tantissime donne vivono questi problemi come fallimenti personali! Purtroppo oggi però è un’evenienza molto frequente dovuta a più fattori, nei quali anche lei è la “vittima” delle circostanze, che sintetizzerei nei principali: mancanza di informazioni giuste, di sostegno sociale familiare e culturale e di formazione specifica da parte degli operatori della salute». Dunque niente sensi di colpa, giudizi o  rassegnazione magari perché ci si sente inadeguata o perfino una cattiva mamma! 
«Ciò che la mamma può fare è se possibile prevenire le difficoltà, che non significa preparare i capezzoli in gravidanza (totalmente inutile) - spiega ancora l'esperta -, ma reperire informazioni corrette sulla gestione dell’allattamento e conoscere dei punti di riferimento dove ricorrere tempestivamente in caso di necessità. Se invece è già in crisi, chiamare subito una Consulente in allattamento, che è specificatamente preparato proprio per individuare e risolvere le difficoltà». Non mollare e non buttarsi giù è la regola d'oro. Può sembrare quindi "naturale" staccare il bimbo dal seno e fiondarsi subito su biberon e alimenti sostitutivi (mai paragonabili al latte materno). Invece è naturale ed efficace l'esatto contrario: attaccarlo al seno con amore e pazienza (verso di sé e verso di lui). Lo sapevate che la sua suzione è il migliore stimolante per produrre latte?

 



Boom in Italia

In Italia le mamme che allattano al seno continuano ad aumentare: sono l’85,5%. Nel 2000 erano l'81,1% (Istat). Altra ottima notizia è che continua a crescere anche la durata media del periodo di allattamento naturale. Nel 2000 era di 6,2 mesi, l'anno passato è salita a 8,3 mesi, con punte di oltre 9 mesi nel centro Italia. Questa pratica protegge i bimbi da infezioni e batteri anche oltre un anno di età. Perciò l'Oms suggerisce di allattare al seno anche dopo i primi 12 mesi. Circa una mamma italiana su 5 continua a farlo fino al quindicesimo mese dal parto. 

 



IL BIMBO NON SUCCHIA ENERGIA ALLA MAMMA

Innanzitutto, è bene lasciar perdere chi mette in dubbio la capacità della mamma di allattare al seno e che, magari pensando di aiutare, finisce per “succhiare energia” e buttare giù la mamma. Se le parenti avevano poco latte, non significa che l’aspirante allattatrice avrà poco latte. Non c'entra nulla la dimensione del seno. Abbiate solo pazienza: il succhiare del bimbo è un potente stimolatore della produzione del latte materno, meglio del tiralatte. Se il latte non esce, non mollare. Usare il tiralatte o tentare di spremere latte a mano può aumentare lo stress. Ciò inibisce la produzione di ossitocina, un ormone che permette la fuoriuscita del latte, per cui il latte c’è, ma non esce. 

SUCCHIA TROPPO? 
Se il bebè nelle prime settimane dalla nascita si attacca in continuazione, non c'è nulla di cui preoccuparsi: è la normalità! Anzi, più succhia e più latte si produce.  Non c'è da temere che il latte non basta se il bimbo vuole poppare tanto. Il neonato può arrivare a 12 o più poppate al giorno. L’allattamento deve essere a richiesta, cioè il bambino deve poter poppare tutte le volte che vuole e per tutto il tempo che vuole. Evitate dunque schemi e formule rigide. Ogni bimbo ha i suoi ritmi. 

MANGIA ABBASTANZA? 
Per capire se si produce sufficiente latte basta guardare il bambino: se dopo la poppata è soddisfatto e sereno, vuol dire che ha mangiato bene! Alcuni esperti, per capire se prende la quantità giusta di latte, consigliano di osservare i pannolini: se ne sporca almeno 6 al giorno (con pipì o cacca) significa che è a posto. 

ADDIO DOPPIA PESATA
“Non vale la pena sottoporre il bambino a quella che si chiama la doppia pesata (confronto del peso del bambino prima e dopo la poppata), perché quello che interessa è il risultato complessivo (la crescita del bambino) e non la quantità di latte materno presa per ogni singola poppata”. Così dice la guida del Ministero della Salute “Quando nasce un bambino”. Quindi bando alla vecchia fissazione, che ancora resiste, secondo cui c'è da preoccuparsi se il bebè non aumenta dello stesso peso dopo ogni poppata. Infatti, le poppate e il latte durante la giornata non sono sempre uguali, talora sono più consistenti, altre volte meno, con diverse proprietà nutritive: a volte è più ricco di lattosio, disseta di più, ma nutre di meno anche se il bimbo ne assume parecchio; altre volte è ben più grasso e nutriente, quindi ne basta meno al bimbo. 

SENO SGONFIO? BIMBO “AFFAMATO”?
L’allattamento si basa su un meccanismo di domanda e offerta: più il bimbo ciuccia, più latte viene prodotto. Il seno meno gonfio e il bambino che vuole poppare più spesso sono segnali del fatto che la richiesta e l'offerta sono in armonia e ben calibrati. Se però si allunga l'intervallo tra una poppata e l'altra, come alcuni suggeriscono ad esempio “perché il bimbo ormai è grande”, si può interferire con la produzione di latte, mettendo in secondo piano i segnali e la richiesta del piccolo e sostituendoci al suo senso di fame, che è il miglior indicatore. Ne può risultare una riduzione della produzione di latte che quindi potrebbe diventare insufficiente. 

PIÙ SERENITà UGUALE PIÙ LATTE
Stress, traumi e paure possono disturbare la normale produzione di latte materno, inibendo l'ossitocina. Anche qui gli esperti assicurano che la situazione è risolvibile, l'eventuale perdita o riduzione del latte non è perenne. 
Occorre ritrovare la calma: magari prendersi una tisana, farsi un bel bagno caldo, una passeggiata nella natura, cantare, ascoltare musica, pregare... E riattaccare il bimbo al seno con tanta fiducia in sé e nell'amore per il piccolo. 




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