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Dammi una (seconda) mano

È boom dell’usato: 18 miliardi di euro, l’1% del pil

Mer 07 Gen 2015 | di Maurizio Targa | Attualità
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Nonostante la crisi, o forse proprio grazie ad essa, c’è un settore dell’economia tricolore che sembra immune da depressioni, anzi galoppa con percentuali d’incremento a doppia cifra: è il mercato dell’usato. Dall’abbigliamento per bambini a quello sportivo, passando per il recupero e l'assemblaggio di materiale per creazioni artistiche arrivando a veri e proprio centri dell’usato, in Italia sono ormai 3.283 gli esercizi commerciali che vendono pezzi di seconda mano. Tra le categorie di prodotti più venduti c'è l’abbigliamento (in saldo positivo rispetto all'anno scorso del 14,2%), soprattutto quello invernale. Ma tengono anche arredamento per la casa, mobili e passeggini per bambini. Infatti, neanche per le neomamme comprare usato rappresenta più un tabù: soprattutto al Nord cresce la vendita di lettini, scaldabiberon e tutine di seconda mano, che, avendo un ciclo di utilizzo breve, sono venduti in ottimo stato.

Prime Roma e Lombardia
Il tutto emerge da un’indagine della Camera di Commercio di Milano, su dati del registro delle imprese al secondo trimestre 2013 e 2014. Leader tra le regioni è la Lombardia, con 517 imprese attive (15,7% del peso sul totale nazionale), davanti al Lazio (430, 13,1%) e alla Toscana (386 imprese, 11,8% sul totale). Tra le province è invece in testa Roma, con l’11,3% del totale nazionale del settore usato, seguita da Milano (7,3%) e Napoli (6%). Torino è quarta. Ancora del Lazio è il primato per il maggior numero di attività nel settore dei libri di seconda mano e dei mobili antichi e usati (rispettivamente con 40 e 240 imprese attive), mentre la Lombardia guida la classifica in quello relativo ad oggetti e vestiti usati (177 imprese). La regione con una maggior concentrazione relativa in quest’ultimo segmento di mercato è però la Sardegna (38% del totale usato dell’isola), mentre la Basilicata primeggia nel settore dei mobili usati e oggetti di antiquariato (69,2%). 

Un fiume di denaro
La Second Hand Economy, questo è il nome “chic”, è ormai una forma di mercato che ha un peso non indifferente nel panorama economico sociale dei consumi, assegnando all’usato un ruolo centrale negli acquisti dei consumatori e nell’economia domestica. Se prima era quasi da snob cercare nei mercatini dell'usato oggetti curiosi, più o meno di valore, ora l'approccio è ben diverso. A confermarlo è un'ulteriore indagine Doxa realizzata per Subito.it, portale leader in Italia per la compravendita dell'usato, secondo la quale il 44% degli italiani sceglie questo tipo di acquisto per passione, unicità, eco-sostenibilità e risparmio. Il volume d'affari generato nell'ultimo anno in negozi, bancarelle e web si attesta sui 18 miliardi di euro (l'1% del PIL), di cui il 47% generato proprio dalla compravendita online. L'acquisto e la vendita del Second Hand sta crescendo, infatti, anche grazie alle tecnologia digitale: tre italiani su dieci dichiarano di acquistare o vendere usato su una piattaforma online.
E se il mercato dell’usato è una realtà consolidata in molti paesi già da diverso tempo, si legge nel rapporto della Camera di Commercio meneghina, non è un caso che nel nostro Paese il fenomeno stia prendendo decisamente piede proprio ora, in un momento storico di grande cambiamento e dinamismo, caratterizzato da un bisogno dell'individuo di avere un ruolo sempre più attivo nella società, nell’economia e nelle scelte della vita di tutti i giorni. E se oggi la tendenza è in fase di crescita, la linea evolutiva che seguirà nei prossimi anni la porterà ad essere una leva imprescindibile nel sistema socio-economico italiano, grazie a digitale e mobile che ne saranno il driver.

I tre motivi del boom
La compravendita dell’usato, afferma un’altra ricerca stavolta di matrice tedesca (Università di Amburgo), è un trend determinato essenzialmente da tre grandi direttrici: tecnologica, economica e valoriale. La diffusione dei nuovi dispositivi mobili e un sempre più elevato livello di connettività hanno infatti incrementato il numero di persone che comprano o vendono oggetti usati online. La crisi economica, inoltre, ha fatto sì che il 71% di coloro che hanno dichiarato di aver acquistato merce usata lo abbia fatto per risparmiare (anche se, per la verità, il 57% ha dichiarato di aver venduto usato per liberarsi dal superfluo), ma ha anche generato un approccio ai consumi più “smart”, che vede l’usato come un modo intelligente ed eco-sostenibile di fare acquisti, secondo tre intervistati su cinque.
In questo scenario, continua il rapporto teutonico, ecco che accanto ai mercatini sempre più numerosi, anche oltralpe si afferma il web, con una quota che vola oltre il 50% del fatturato generato, prediligendo l'acquisto di beni usati nelle categorie Casa e Persona (28%) ed Elettronica (32%). La motivazione per cui gli oggetti legati all'arredamento, alla moda e alla tecnologia stanno diventando protagonisti dell'usato in digitale - spiega la ricerca - è correlata alla possibilità di cambiare velocemente, avere sempre cose nuove e seguire gusti e tendenze, oltre al bisogno di coltivare le proprie passioni stando al passo con i tempi.

E tu di che usato sei?
Tornando a guardare in casa nostra e alla menzionata indagine Doxa, scopriamo che l'italiano prudente, attento alle spese e avverso agli sprechi, è certamente presente all’interno della popolazione che compra l’usato, ma non rappresenta l’identikit principale di chi fa la Second Hand Economy. Nonostante infatti l’11% dei consumatori si identifichi nel profilo del “Concreto”, ovvero colui che fa acquisti per permettersi di soddisfare reali bisogni familiari, il profilo più ricorrente (33%) è quello che si basa su un concetto di “Leggerezza del superfluo”, dove l’esigenza di avere cose sempre nuove, la possibilità di cambiare guardaroba, arredamento e tecnologia, e l’opportunità di risparmiare senza fare troppe rinunce guidano la scelta di acquisto e vendita dell’usato. Non è un caso che nella top list degli oggetti usati più cercati, almeno su Subito.it, ci siano orologi, con il marchio Rolex in testa, seguiti da borse, scarpe e oggetti vintage di Louis Vuitton, Gucci e Hogan. Tra le ricerche più unconventional: l'abito da sposa. Gettonato tra gli acquirenti anche il profilo “Economia 2.0” (14%), tipico dei giovani appassionati di tecnologia e utilizzatori di Internet interessati ad acquistare a poco vendendo a tanto, e quello degli “Ideologici” (12%), nostalgici delle cose di una volta e che desiderano contribuire attivamente a un nuovo mercato, più sostenibile, più ecologico, maggiormente attento agli sprechi, apprezzando la possibilità di riciclare ciò che non si usa più. Menzione speciale infine per l’identikit della “Smart Chic” (8%), ovvero la signora over 45 che compra il bello e cerca oggetti originali, acquista ciò di cui si innamora, come abiti vintage che portano con sé una storia e crede nel riuso e nella sostenibilità.


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