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Perché cala la benzina e quanto ci conviene

Cosa determina cali così rapidi del prezzo?

Ven 30 Gen 2015 | di Armando Marino | Soldi
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Crolla il petrolio, crollicchia la benzina. La polemica è nota: la velocità a cui scende il prezzo della benzina è sempre inferiore a quella del calo del greggio. Viceversa, gli aumenti non perdono mai tempo. Ma quando si parla di petrolio, tutto s’ingarbuglia. Dal punto di vista delle famiglie italiane questo accade perché sulla benzina gravano talmente tante imposte che il prezzo dipende per meno del 40% dalla quotazione del barile. Dunque anche gli effetti delle oscillazioni del petrolio dovrebbero pesare solo per il 40% di quanto spendiamo alla pompa. L’ulteriore paradosso è che le tasse sulla benzina in gran parte non sono proporzionali: le cosiddette accise sono prelievi fissi che si sono stratificati negli anni seguendo una vecchia tradizione di scarsa trasparenza dei nostri governi. Presentate come provvedimenti temporanei, per emergenze come la guerra d’Abissinia o il Vajont, sono poi tutte diventate definitive. Il risultato è che, nonostante il prezzo del petrolio abbia toccato i 45 dollari al barile al momento in cui andiamo in stampa, cioè un crollo di due terzi del prezzo in meno di un anno, il prezzo alla pompa è sceso al di sotto di 1,5 euro al litro, mentre in Germania si è visto per la prima volta un litro di benzina a meno di un euro. Il calo così repentino è dovuto a una guerra commerciale tra paesi arabi, ricchi di petrolio estraibile dal sottosuolo a prezzi bassissimi, contro gli Stati Uniti che da qualche anno estraggono petrolio da un particolare tipo di rocce, in grandi quantità ma a costi elevati, che risultavano comunque vantaggiosi quando il petrolio era a 120 al barile, sotto i 45 invece l’America estrae in perdita, mentre gli arabi continuano a guadagnare, anche se meno. Un tentativo insomma, di mettere fuori gioco la concorrenza e tornare a essere i soli grandi produttori, anche a costo di rimetterci una valanga di denaro. E per l’Italia sarà un vantaggio? Essendo noi fortemente dipendenti dalle importazioni di idrocarburi, dovremmo veder calare il costo dell’energia. Ma non bisogna dimenticare che ormai le economie sono tutte interconnesse. In una fase di crisi come la nostra, un calo del petrolio senza una ripresa del lavoro e della produzione rischia di innescare un calo generale dei prezzi dei prodotti che può far piacere alle famiglie, ma a molte aziende potrebbe nuocere. La conclusione è che l’energia ultimamente era troppo cara e un ribasso è il benvenuto. Ma cali così rapidi del prezzo portano instabilità. Un effetto collaterale che non è mai positivo per l’economia.


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