acquaesapone Attualità
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

La guerra dei custodi

Ci sono siti archeologici che ne hanno pochi e strutture che ne hanno troppi e intanto la cultura...

Ven 30 Gen 2015 | di Angela Iantosca | Attualità
Foto di 2

Era già accaduto a novembre che Pompei rimanesse chiusa. Non per una ricorrenza particolare, ma per protesta dei suoi custodi. Poi i cancelli sono rimasti chiusi a Natale e il primo dell’anno facendo fare il giro del mondo alla brutta notizia. Perché a sperare in una loro apertura c’erano decine di pullman pieni di turisti, per lo più asiatici, delusi per avere trovato gli scavi archeologici di Pompei inaccessibili.
Una chiusura che ha provocato (ancora una volta) danni all’economia e, soprattutto, all’immagine dell’Italia, tuonano in tanti.
Ma quale è stato il motivo di questa chiusura inaspettata? «A Pompei il personale di vigilanza è sfiancato dal sovraccarico di lavoro - così dicono i responsabili sindacali degli scavi in una nota -. Quotidianamente, ai custodi in servizio sono assegnate fino a tre zone di guardia, equivalenti ad un'area di circa 35mila mq., pari al 31,2% in più dei parametri di lavoro assegnati al personale in servizio in altri siti, riuscendo comunque a garantire l'apertura dell'area archeologica, il tutto a parità di stipendio e compensi accessori con chi lavora molto meno e in ambienti climatizzati». Eppure una precisazione c’è da fare: la chiusura di Natale e capodanno non sono state scelte autonome del personale di Pompei, ma erano previste sin da giugno 2014, in accordo con Ministero e sindacati, a causa della bassa affluenza di turisti durante le festività. Basti pensare che nel 2013 a Natale erano stati staccati 800 biglietti, mentre in una domenica normale gli ingressi sono quasi 20mila. Una scelta, quindi, dettata da ragioni economiche. Non a caso anche il Louvre rimane chiuso a Natale e il primo dell’anno.  Ma dopo Pompei arriva il Colosseo: anche lì non abbiamo fatto una grande figura recentemente: minacce di sciopero, sito chiuso inaspettatamente per assemblee sindacali e minaccia di non aprire durante la Notte Bianca... per mancanza di personale.

CHI POCO CHI TROPPO...
Ma se in alcuni siti archeologici tra i più importanti al mondo manca il personale o comunque se ne richiede altro per la vastità dell’area da sorvegliare e curare, nel rispetto delle norme vigenti, ci sono luoghi in cui il “problema” è opposto, come la casa natale di Pirandello ad Agrigento, dove lo scrittore Premio Nobel alla Letteratura nacque nel 1867: la casa di circa 90 metri quadri, con poche stanze ed una vista mozzafiato (sicuramente lo era di più ai tempi di Pirandello, visto le costruzioni di case abusive e del porto) sul mare, è custodita da 16 persone che vigilano, notte e giorno, affinché nessuno si introduca o sottragga qualcosa. Posta tra Agrigento e Porto Empedocle, non è semplice giungere in questo luogo, nonostante sia stata spostata ad hoc la fermata del bus (il problema sono le autolinee agrigentine che passano di rado). Inoltre, la casa non è in rete con la Valle dei Templi e troppo spesso chi giunge nella città, dopo la visita ai Templi riparte, ignorando che a pochi chilometri si trovi il luogo natio di Pirandello. Non solo: non c’è un bookshoop, una caffetteria e neanche una guida (umana o elettronica!), perché (questa è la notizia) i 16 custodi non sono guide! Inoltre, se ancora non è chiara l’esagerazione del numero, pensate che la casa di Manzoni ha un paio di custodi che, conferma chi vi ha fatto visita, parlano dello scrittore come se fosse un loro parente tanto sono esperti in materia, e quella di Leopardi che è custodita da una sola persona. Certo, loro non hanno vinto il Premio Nobel come Pirandello…


Condividi su: