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Solo il meglio del caldo

Tosse, allergie, occhi arrossati... il riscaldamento ‘selvaggio’ può far male. Basta poco per evitarlo

Ven 30 Gen 2015 | di Francesco Buda | Salute
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Asserragliati in casa, finestre sigillate e caldaia a manetta. Il “nemico” freddo può avere in tutto ciò un grande alleato: proprio quel caldo che creiamo. Non tutto il caldo e non sempre il calore fa bene, infatti. Anzi, con il riscaldamento acceso possiamo avere più di qualche disturbo.
In particolare, l'aria secca, che abbassa la resistenza alle infezioni dei virus che causano il raffreddore, spesso è alla base di secchezza delle mucose, mal di gola, naso ostruito e difficoltà respiratorie. Inoltre, la secchezza dell'aria favorisce l'innalzamento delle polveri e degli agenti inquinanti con un aumento significativo delle allergie respiratorie. Dunque, non è da evitare solo un ambiente troppo umido, il quale favorisce il proliferare di muffe e funghi, ritenuti responsabili come tutti i microrganismi batterici di allergie e problemi respiratori. Anche un microclima troppo secco fa male.

ECOLOGIA DOMESTICA
Aspetti assai spesso ignorati o sottovalutati, come più in generale non si tiene nel dovuto conto il microclima delle nostre dimore, dell'ufficio e degli altri luoghi di lavoro e delle altre realtà al chiuso in cui ci muoviamo. Quando pensiamo all'ecologia e alla qualità dell'aria che respiriamo, di solito ci riferiamo all'ambiente esterno, ai camini delle fabbriche, al traffico e ad altri tormentoni che ammorbano l'etere. Quando poi abbiamo la tosse diamo magari tutta la colpa al freddo. Ci sfugge insomma che ambiente è anche la nostra casa, il luogo dove trascorriamo buona parte del nostro vivere e che proprio lì dentro si possono annidare micce scatenanti di vari malesseri, soprattutto a carico delle vie respiratorie. Tanto che gli esperti parlano di "inquinamento indoor", ossia in ambienti chiusi, a cominciare da abitazioni e luoghi di lavoro. A tal proposito esistono delle linee guida ministeriali per tutelare e promuovere la salute in tali ambienti, con precisi riferimenti all'aria e al microclima al loro interno. Argomenti sui quali nel 1998 il governo ha creato un apposito organismo di studio, la "Commissione indoor", composta da ingegneri, architetti, allergologi e vari specialisti medici, igienisti, fisici, chimici ed altri esperti.

DIAMOCI LE ARIE!
«Il microclima è essenziale negli ambienti confinati, come si dice in gergo - spiega la dottoressa Loredana Musmeci, figura di riferimento nazionale in questo settore, Direttore del Dipartimento ambiente e connessa prevenzione primaria dell'Istituto superiore di sanità -. In casa si può avere addirittura un'aria peggiore di quella esterna. La prima regola è che le case vanno areate anche se fa freddo, tanto più che i nuovi sistemi di infissi a tenuta non fanno più passare l'aria. Specialmente le case di nuova costruzione, poi, sono sempre più isolate (coibentazione, ecc., ndr) e richiedono un ricambio d'aria aprendo le finestre. Anche dopo aver dormito è buona regola aprire le finestre per cambiare aria, visto che respirando si consuma ossigeno». Dunque sigillarsi tra le mura domestiche non aiuta, anzi peggiora la qualità dell'aria e del microclima. Inoltre, più persone occupano un ambiente e maggiore il consumo di ossigeno e dunque aumenta la necessità di ricambiare l'aria "esausta", magari contaminata da germi, con aria esterna fresca e più ossigenata. 

NON SOLO TEMPERATURA... 
«Il ricambio d'aria - sottolinea la dottoressa Musmeci - è la soluzione migliore anche per ristabilire l'equilibrio nell'umidità dell'aria che respiriamo all'interno dei luoghi chiusi». Infatti un errore inconsapevole, nel quale si cade più spesso di quanto si pensi, può essere quello di intervenire solo sulla temperatura per aumentare il comfort, accendendo i riscaldamenti. Ignorando così l’altro importante parametro da tenere d'occhio: l'umidità, in soldoni la concentrazione di vapore acqueo nell'aria. «Temperature troppo secche, possono irritare le mucose delle prime vie aree e gli occhi, mentre temperature eccessive troppo fredde o troppo calde possono esporre a problemi di raffreddamento. D'altro canto anche temperature troppo calde sottopongono l'organismo a situazioni non di benessere», sintetizza l'esperta della qualità dell'aria. 
L'eccessiva asciuttezza dell'aria può favorire anche le infezioni delle vie respiratorie. Mentre il caldo-umido nelle abitazioni favorisce la crescita di acari e funghi nella polvere domestica, spiegano le Linee dell'Istituto Superiore di Sanità, ed ha "sicuramente contribuito all'aumento della incidenza e della prevalenza di patologie respiratorie croniche, come l'asma, ed all'incremento della loro evoluzione verso forme persistenti, gravi e invalidanti". Insomma, è questione di equilibrio. 

QUAL E' LAGIUSTAUMIDITA'? 
Come regolarci dunque? «La temperatura ideale è intorno ai 18 - 20 gradi centigradi - afferma l'esperta -, mentre l'umidità relativa è bene che sia tra il 30 e il 40%, comunque non oltre il 50%, si può misurare con un semplice igrometro, non c'è bisogno di speciali apparecchiature». 
Con pochi euro, da una decina in su, si possono acquistare nei negozi di termoidraulica o elettronica e su internet c'è una grossa scelta. Se rileviamo un tasso di umidità oltre il 50%, può aiutare il deumidificatore, piccolo elettrodomestico che asciuga l'aria e deposita l'acqua nell'apposita vaschetta. «Sì, ma sotto il 70% - precisa la dottoressa Musmeci - la vera misura sta nella persona: se non riporta disagi o disturbi, il deumidificatore non è indispensabile. Bisogna valutare caso per caso». 

UMIDIFICATORIEFINESTRE 
Sentiamo la gola grattare, gli occhi secchi e indolenziti o addirittura siamo in preda a tosse secca? È bene domandarci se l'aria che respiriamo a casa, in ufficio, a lavoro e negli ambienti in cui trascorriamo varie ore al giorni, non sia troppo asciutta. «Comunemente in un ambiente di 20 metri quadrati, la classica stanza standard, anche per umidificare è sufficiente tenere aperta la finestra per 5-10 minuti. Possono aiutare anche i sistemi tecnologici nel caso di riscaldamento ad aria, che seccano troppo l'aria. In questi casi, poi, attenzione ai filtri: vanno cambiati secondo le prescrizioni del costruttore, perché lì si accumula sporcizia e polvere e possono instaurarsi germi e microrganismi nocivi, acari compresi. Per i termosifoni vanno bene i tradizionali contenitori di acqua». 
Gli umidificatori tecnologici in sostanza producono vapore acqueo, ristabilendo l'umidità ed aiutano a prevenire fastidi e disturbi a gola, polmoni, occhi, naso causati dalla secchezza dell'aria. La loro potenza va calibrata alle dimensioni (metri cubi) dell'ambiente.

 



PANNI STESI

Alzi la mano chi non ha mai asciugato i panni sui termosifoni o vicino ad essi. è bene tenere presente che ciò comporta un aumento dell'umidità. Dunque stendere indumenti bagnati al caldo domestico può aiutare a ristabilire l'equilibrio dell'umidità quando è scarsa. Se però la casa è già molto umida, l'asciugatura "indoor" aumenta il problema. 


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