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C’era una volta la Tv

Il web supera il video, cambiano i palinsesti: il futuro è il fai-da-te

Ven 30 Gen 2015 | di Maurizio Targa | Attualità

Chi non ricorda Arbore cantare «…tu nella vita comandi fino a quando hai stretto in mano il tuo telecomando…»? Roba vecchia: lo scettro familiare va oggi cercato altrove, visto che dal terzo trimestre 2014 per la prima volta gli utenti, almeno quelli statunitensi, hanno passato più tempo davanti a tablet e smartphone piuttosto che al televisore. Sono i dati forniti da ComScore (leader mondiale nella misurazione del mondo digitale) e rilanciati da Business Insider, uno dei migliori blog che si occupa di finanza sul web. Secondo le ricerche, gli spettatori a stelle e strisce hanno speso in media 168 minuti al giorno davanti alle tv e 177 su tablet e smartphone. In realtà i dati sulla tv non sono poi così negativi, visto che la media di 168 minuti regge dal primo quadrimestre del 2012; accade però che nello stesso arco temporale il tempo passato sui supporti di ultima generazione sia passato da 109 proprio agli attuali 177 minuti. 
La tendenza è ormai irrefrenabile, dicono gli esperti: con la trasformazione delle abitudini, il tempo passato in compagnia dei nuovi dispositivi è destinato inesorabilmente a crescere. Il tablet potrebbe dunque diventare il nuovo mezzo per guardare la Tv e video vari. Perché i 177 minuti dell’utente americano non riguardano solo programmi televisivi, ma tutto l’universo di giochi, social network, della collezione di dati su che cosa facciamo durante la settimana. 

TV, roba da vecchi
E se è ormai vecchia la modalità di fruizione, antiquata risulta pure la platea. Stando ai risultati della ricerca realizzata dal Moffett Nathanson Research e pubblicata sul Washington Post, mentre internet è il paradiso dei più giovani, l’età di chi guarda la tv è drammaticamente alta: per la stagione 2013-2014 la media risulta attorno ai 44 anni, ben sei in più rispetto a quella registrata lo scorso quadriennio. Soffermandosi solo sui maggiori network generalisti, il pubblico è invecchiato ancora più velocemente, avendo fatto l’età media segnare 53,9 anni, rispetto ai 41 del pur recente 2010. Gli spettatori tv stanno invecchiando più velocemente della popolazione americana. La causa? Lo scarso utilizzo che la fascia più giovane fa degli attuali contenuti televisivi; anche l’accesso sempre più precoce ai nuovi strumenti tecnologici da parte delle nuove generazioni influisce, ovviamente, e il gap tecnologico è impietoso da questo punto di vista. 

Italia in scia
Tutti questi elementi emersi nel mercato statunitense trovano dei parallelismi nel sistema media-comunicazione del nostro Paese. Anche da noi, infatti, secondo una ricerca pressoché analoga diffusa da Ericsson Italia, il 2015 porterà gli utenti web consumatori di video a superare gli spettatori Tv: si prevede un solo punto percentuale di differenza (web batterà tv tradizionale 80% a 79%), ma sarà il passo decisivo che porterà alla definizione di un mercato in costante cambiamento. È un fattore di novità non da poco: si preferisce il person-casting (cioè la definizione in prima persona del palinsesto televisivo) al broadcasting (la visione di quello, per così dire, che passa il convento) e si antepone il piccolo schermo del proprio cellulare o del tablet ai molti “pollici” che normalmente abbiamo in salotto o in cucina. Le aziende televisive si trovano di fronte ad un bivio, pena la crisi di tutti i progetti di business televisivo oggi conosciuti. 

Ovunque, sempre
L’operatore italiano più attivo è Sky, emittente che ha superato l’asticella dei due milioni di utenti fruitori nella visione “anytime/anywhere”, ovvero sempre e ovunque. Si parla del servizio Sky Go, che consente agli abbonati della piattaforma satellitare ad accedere alla visione della partita (non a caso si registrano picchi di mezzo milione di accessi la domenica pomeriggio) o dello show (idem il giovedì sera con la seguitissima gara culinaria Master Chef) dal proprio dispositivo mobile. Anche Rai e Mediaset, con Rai Replay e Video Mediaset, stanno correndo ai ripari: è possibile accedere ai contenuti dei maggiori canali generalisti dagli appositi siti web, sebbene ancora in modo parziale.
 
La strategia delle generaliste
I “sette nani” (i sei canali Rai e Mediaset aggiungendovi La 7) tentano di puntare i piedi per frenare la discesa e la conseguente emorragia pubblicitaria. Oltre allo sviluppo tecnologico, Mediaset sta mirando ad una energica fidelizzazione del proprio pubblico verso la rete principale, strada peraltro perseguita anche dalla Rai: negli ascolti serali d’autunno, da quattro anni a questa parte, per la prima volta sia Rai 1 sia Canale 5 risalgono la china dello share, anche cannibalizzando le reti consocie. Così, se l’ammiraglia Rai 1 sino a due anni fa valeva grosso modo la somma di Rai2 e Rai3, oggi se ne stacca di oltre un terzo. Esattamente come Canale 5 rispetto a Italia 1 e Rete 4. Sembra insomma che Rai e Mediaset stiano cercando di consolidare il legame tra il pubblico e le loro corazzate che di certo, proprio in quanto più “generaliste”, un futuro ce l’hanno: sarà sempre (o almeno ancora per molto) dalla tv generalista che annuseremo l’aria che tira, i luoghi comuni correnti, le passioni più o meno farlocche che vanno per la maggiore. Insomma, sia pur confuso, per la prima volta si intravede un accenno di riorganizzazione nel sistema del duopolio, che ha segnato gli anni del nostro scontento televisivo. E chissà, magari con la consapevolezza di una cresciuta capacità selettiva dello spettatore, i creatori dei palinsesti saranno costretti a risparmiarci programmi/contenitore incentrati sul dolore altrui, risse televisive all’ultimo decibel o patetici reality farciti di pseudo vip in desolante decadenza.                                                       




L’incognita Net Tv
Ottimizzare gli spazi e garantirsi un ampio pubblico. Queste le regole che da sempre governano l'industria dell'intrattenimento, vincolata nella definizione del palinsesto da limiti di risorse, di tempo e di introiti pubblicitari. Così, per esempio, in TV vengono trasmessi solo i programmi di maggior successo e in radio solo i brani più ascoltati: la produzione di nicchia è stata completamente penalizzata. Esiste un'alternativa a questa situazione? Sì, ed è la Net TV che, sostenuta dalla facilità d'accesso alla rete e dalla crescente ampiezza di banda, riesce a superare tutte queste costrizioni. La magia dell'online sta proprio in questo: quantità di contenuti incredibilmente ampi e diversificati sono disponibili a chiunque in qualsiasi momento; tutti i vincoli, dettati dalla limitatezza delle risorse nel mondo fisico, svaniscono. Per questo nel prossimo futuro assisteremo a una vera rivoluzione delle regole del fare e del fruire la TV, con la possibilità per tutti di entrare in gioco. C’è già una galassia, sia pur ancor magmatica, di emittenti che trasmettono in streaming sul web. Il futuro, dicono gli esperti ci riserverà molte, e speriamo belle, sorprese.

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