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Non cercare guai in Texas

Viaggio nell’essenza vera degli Stati Uniti d’America: cowboys, rodei, metropoli e tanti sorrisi

Ven 30 Gen 2015 | di Stefano Cortelletti | Mondo
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La scritta “Don’t mess with Texas” si trova ovunque: sulle strade, nelle città, nei parchi. Ormai è diventato il vero motto di questo Stato, tra i più grandi degli Stati Uniti d'America, 2 volte l'Italia per estensione, ma con un terzo della popolazione italiana, 2 fusi orari, una imbarazzante vicinanza con il Messico e una lingua che non è né inglese né spagnolo – infatti la chiamano tex-mex. Significa “non cercare guai in Texas” ed era lo slogan di una fortunata campagna contro l’abbandono dei rifiuti, ma ora è diventato uno stile di vita. Col Texas infatti non si scherza. Il Texano è orgoglioso della sua storia, fatta di rivendicazioni e di guerre per la libertà (avete mai visto il film “Alamo, gli ultimi eroi”? Narra proprio di questo), le conquiste dello spazio (“Houston, abbiamo un problema”), la prima serie tv esportata in tutto il mondo (Dallas e i suoi personaggi, da Sue Ellen a JR e Bobby), il petrolio (imbarazzante anche il costo del carburante, due dollari al gallone, 50 centesimi di euro al litro), ma anche dell'omicidio Kennedy e delle armi da fuoco ammesse pure nelle scuole. Ma soprattutto è lo Stato della famiglia Bush, dei presidenti George e George W. che non sono annoverati tra i più brillanti della storia americana. Il Texano ti accoglie sempre con un sorriso e non si tratta del solito sorriso ebete ed ipocrita che ti aspetta all'entrata di un qualsiasi Wal-Mart. E poi si fa in quattro per aiutarti. “Potete tutti andare all'inferno, io me ne vado in Texas”, disse David Crockett, il deputato simbolo dell'indipendenza ed eroe di Alamo. Il Texas, insomma, è un anti-inferno. Vivere il Texas è come tuffarsi nella vera America, quella dei telefilm dei pistoleri e dei poliziotteschi. Ipotizzare una vacanza in Texas equivale a sentirsi dire: che vai a vedere? Niente: il Texas non si visita, ma si vive. Se ne assapora l'essenza, perdendosi in miglia e miglia di strade fatte di grattacieli immensi e di nulla cosmico. Insomma, non si dice “vado a vedere il Texas”, ma “vado a vivere il Texas”. Austin, la capitale dello Stato, è anche la capitale mondiale della musica dal vivo. Sulla Sixth Street ogni band e complesso si esibisce rigorosamente dal vivo, facendo echeggiare note di blues, di country e di jazz in ogni angolo della strada. Si entra gratis nei locali, la birra costa un dollaro e si trascorrono serate intere passando da un ritmo all'altro, da un terrazzo a uno scantinato. Ovunque ci sia musica. Tra Austin e Dallas, altra città simbolo del Texas, bisogna percorrere 200 miglia di autostrada (naturalmente gratis) che attraversa solo distese interminabili di campagne, qualche villaggio e ranch. I “non ragazzini” ricorderanno la sigla di Dallas, in onda negli anni ottanta il giovedì sera su Canale 5: grattacieli altissimi inquadrati dall'alto, groviglio di strade che si incrociano, poi stacco sui campi coltivati, lo stadio dei Dallas Cowboys e infine il ranch. Arrivando in città il colpo d'occhio sarà proprio quello. In quella sigla mancava forse la vera essenza di Dallas, quella per cui ogni anno è visitata da decine di migliaia di visitatori: i luoghi dell’assassinio di Kennedy. Elm Street è la strada in cui stava transitando il presidente John Fitzgerald Kennedy quando fu assassinato (dicono) da un 26enne esaltato dal sesto piano di una libreria. Nel punto esatto dell'omicidio c'è una “x”: macabra usanza dei turisti è quella di farci la foto sopra, col rischio di venire investiti (e aumentare così il numero di “x” in quel punto). Il sesto piano della libreria più famosa d'America oggi è un museo della memoria: si ripercorre il viaggio di Kennedy in Texas, l'omicidio e soprattutto vengono smontate una ad una le tesi complottiste emerse nel corso degli anni. In quel museo vogliono convincerti che sia stato un 24enne esaltato, di sua esclusiva iniziativa, a sparare 3 colpi ad elevata distanza con un fucile non di precisione, uccidendo il Presidente e provocando 7 ferite ad altre persone grazie a una “pallottola magica” (la chiamano proprio così). Sarà. Immancabile a Dallas è una visita al ranch di Southfork, dove ancora oggi sono in corso le riprese della serie di Dallas. Unici sopravvissuti della serie originale sono Sue Ellen e Bobby. Da non perdere il museo con esposta la pistola con cui spararono a JR. Il Texas è lo stato di un altro Presidente americano, il 36° della storia, Lindon B. Johnson, che proprio dalla “Texas White House” a Stonewall (100 miglia da Austin) guidò l'America tra il 1963 e il 1968. Una piccola Casa Bianca oggi parco nazionale, un luogo rimasto fermo a 50 anni fa, visitabile con pochi dollari. C’è anche l’hangar con l’Air Force One-and-half, aereo presidenziale in miniatura usato da Johnson per spostarsi da Washington a casa. Per provare un po' di sensazioni contrastanti bisogna andare al Fort Worth Stockyards: a 60 km da Dallas, un isolato di veri locali texani, pieno di cavalli, tori, negozi di stivali e arena per il rodeo (a cui bisogna assolutamente assistere, per capire quanto la cultura americana possa essere distante da noi), mandrie di vacche e un forte odore di carne barbecue. Da Fort Worth bisogna percorrere oltre 300 miglia per arrivare a Houston, quarta per grandezza di tutti gli Stati Uniti, che non è solo la città con la più alta percentuale di obesi, ma è anche la sede dell’agenzia spaziale USA, la Nasa. Sedersi nella sala da dove fecero partire tutte le missioni
Apollo, entrare in uno shuttle o toccare una pietra lunare non ha prezzo. Anzi, ce l'ha: 30 dollari. Li valgono tutti. “Potete tutti andare all'inferno, io me ne vado in Texas”. Se Houston è l'inferno, San Antonio è il Texas. In questa tranquilla città dell'ovest è nato il concetto stesso di indipendenza. Nel 1836 i texani si asserragliarono nel forte di Alamo e resistettero per settimane all'avanzata dei messicani. Morirono tutti ed oggi sono degli eroi. Fort Alamo è un santuario venerato quanto la Mecca per l'Islam. Da San Antonio inizia il Texas selvaggio: Amarillo, i grandi Parchi, il mare di South Padre Island, i vigneti (il Texas è conosciuta come la Toscana d'America, qui si producono vini eccellenti) e le pesche. Da non perdere Fredericksburg, un pezzo di Baviera trapiantato in America, dove colonie di tedeschi si stabilirono 150 anni fa e non se ne sono più andati. Qui non si mangiano fagioli alla texana, ma crauti e patate. “Don’t mess with Texas”. Ditelo a chiunque provi a chiedervi: “Ma in Texas che ci vai a fare?”.  
 

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